![]() ![]() ![]() Preistoria e archeologiaal Parco dei Lagoni di MercuragoAlla riscoperta del nostro passatodi Filippo M. GambariL'area archeologica dei Lagoni di Mercurago rappresenta un eccezionale campo di indagine per gli studi sulla Preistoria del Piemonte. E' qui del resto che, verso la meta' del secolo scorso, le segnalazioni di G. Moro e L. Maffei di Arona a Bartolomeo Gastaldi, professore di Geologia alla Scuola di Applicazione degli Ingegneri di Torino, diedero inizio alle prime pionieristiche ricerche, condotte dal Gastaldi sull'influenza delle scoperte effettuate in Svizzera da un piccolo gruppo di coraggiosi studiosi, tra cui spiccano i nomi di E. Désor e F. Keller.
Sulla base delle conoscenze attuali la stazione di Mercurago fu attiva tra una fase avanzata dell'Antica e la Tarda eta' del Bronzo (XVIII-XIII sec. a.C.). L'antico abitato
Le abitazioni non erano costruite sull'acqua, ma appoggiate sul terreno molle e sottoposto a periodiche alluvioni sul bordo del lago. Era stata a questo scopo costruita preliminarmente un'ampia struttura di bonifica con una pavimentazione di pali, tronchi e tavole con pietre e fascine, per ottenere un piano di calpestio compatto e solido; e' probabile che tale struttura, pur nell'insufficienza delle osservazioni condotte nelle ricerche ottocentesche, fosse semplicemente appoggiata sul suolo fangoso, come sembra di poter dedurre dalle descrizioni del Gastaldi, e non costituisse i resti di una piattaforma sopraelevata. E' evidente che ricerche condotte con metodi moderni potrebbero consentire di affrontare le problematiche dei Lagoni di Mercurago con tutti gli strumenti messi a disposizione dalle moderne metodologie e dalle attuali conoscenze; in oltre un secolo di ricerche archeologiche le possibilita' di analisi dei contesti sepolti ed in particolare dei siti perilacustri si sono enormemente accresciute, soprattutto sotto il profilo della ricostruzione del quadro paleoambientale e nelle tecniche di conservazione di resti deperibili (legno, stoffe, cuoio, resti di cibo).
I materiali rinvenutiI pochi reperti metallici sono costituiti sia da oggetti di ornamento, come gli spilloni in bronzo utilizzati per fissare le vesti maschili e femminili, sia da piccole armi, come una lama di pugnale ed un pugnaletto in bronzo. Piu' illuminante sulla vita di questo gruppo umano il repertorio ligneo: accanto ad un attingitoio in legno non dissimile da oggetti ben noti fino ai nostri giorni nella cultura contadina ed utilizzati per il latte appena munto, sono particolarmente note le piroghe e le ruote le cui caratteristiche ci sono conservate dai disegni e dai calchi originari. Le ruote, originariamente tre, sono riferibili a due tipi: il primo sembra adatto ad un carro pesante da trasporto mentre il secondo, a raggi, e' probabilmente da attribuire ad un carro leggero tirato da cavalli, cioe' un carro da guerra, che si diffonde in Italia Settentrionale con l'inizio della Media eta' del Bronzo (1600 a.C. circa). Le leggere piroghe non devono d'altra parte essere considerate come legate solo ad un'attivita' di caccia/pesca in un raggio ristretto intorno all'abitato, ma veri strumenti di commercio; la prova ci viene dall'abbondante presenza a Mercurago di piccoli bottoni in argilla cotta a temperatura tale da diventare vetrosa in superficie e somigliante ad una pasta vitrea, colorata con sali di rame per ottenere una tonalita' verde/blu (fayence).
L'abbandono del villaggioL'abbandono dell'abitato del Lagone avvenne probabilmente nella Tarda eta' del Bronzo (XIII sec. a. C.), forse per un lento mutare della situazione climatica ed ambientale, ma soprattutto per un progressivo avvicinamento degli insediamenti al lago ed alla via di traffico costiera, per un controllo degli intensi commerci lungo l'asse Ticino-Verbano. E' in questo momento che inizia, infatti, la presenza di insediamenti sul sito dell'attuale Rocca di Arona, che costituira' i piu' notevole polo di accentramento demografico dell'area nella protostoria.
Non mancano sporadiche tracce all'interno del Parco di frequentazioni piu' tarde, in parte riconoscibili anche tra i materiali raccolti ai Lagoni dal Gastaldi, riferibili soprattutto ad insediamenti di piccole dimensioni dell'eta' del Ferro. Una scoperta recente di estremo interesse, effettuata negli anni 1971-1972 da appassionati locali di Borgosesia ed Arona che operavano in collaborazione con la Soprintendenza, ha inoltre permesso di localizzare nelle immediate adiacenze dello specchio d'acqua una piccola necropoli della cultura di Golasecca, databile tra la fine del VI sec. a.C. e gli inizi del successivo, costituita da tombe a cremazione differenziate per rango e protette da lastre di pietra, con deposizioni delle ceneri non in un urna, ma sul fondo della fossa, come attestato a S. Bernardino di Briona. Approfondimenti: materiali, gite e pannelli sul territorioUna delle più recenti pubblicazioni dell'Ente Parchi si intitola "Paesaggi nel tempo - Archeologia nel parco dei Lagoni di Mercurago" (link alla pag pubblicazioni), di Marco Tessaro Presso la sede dell'Ente Parchi è ora possibile noleggiare le audioguide che permettono di percorrere in autonomia l'itinerario archeologico al Parco dei Lagoni di Mercurago. Per informazioni clicca qui. E' inoltre disponibile, presso tutti gli uffici dell'Ente Parchi, una videocassetta intitolata "testimonianze storiche nell'ambiente naturale" in cui vengono ripresi e approfonditi i temi appena sfiorati in questa pagina. Il Parco dei Lagoni, in collaborazione con il GASMA (Gruppo Archeologico, Storico, Mineralogico Aronese), ha recentemente allestito dei pannelli (dal parco tutt'intorno) che illustrano le emergenze storiche ed archeologiche che si trovano nei dintorni del parco stesso.
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