Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 23 (luglio - settembre 2000)
Nel pomeriggio hanno portato questo piccolo di rondone (spesso identificato come "rapace", una volta addirittura come "civetta", da chi lo ha recuperato - n.d.r.); tra cinque giorni circa potrà volare. Io domani sono via tutto il giorno. Provate ad accudirlo tu o le tue figlie; seguite le istruzioni; se ci sono problemi, sabato sono a casa. Non tenere la pappa in frigorifero.
Ciao, Daniele.
Un'altra sorpresa: "Questa volta è un rondone alpino e si chiama Cipi'". Cosi' è iniziata una piccola avventura per aiutare l'uccellino a sopravvivere e sono giunti i primi dubbi: "ce la faremo?".
Mi era capitato due volte di prendermi cura di piccoli caduti da un nido o nelle fauci di un gatto, e non erano state esperienze molto serene perché è maledettamente difficile sostituirsi ai loro genitori.
L'"operazione pasti" in un primo tempo è delicata: siccome questi uccelli prendono il cibo dai genitori o mentre volano, una volta svezzati, Cipi', fermo nella scatola, non apre il becco; quindi, mentre uno di noi ha il compito di aprirglielo, un altro vi inserisce il tubicino di gomma collegato ad una siringa con il cibo, stando attento a non fargliene prendere troppo. Fortunatamente Cipi' impara in fretta ed è presto molto più facile (e sicuro) dargli da mangiare.
I dubbi si dissolvono quindi in fretta. Cipi' mangia, cresce ed è bello restare a parlare con lui o a cantare per lui , specialmente la sera, per dargli la "buona notte". Mi sono trovata in una delle situazioni più buffe di quel periodo nel momento in cui, entrata in farmacia, ho chiesto un reintegratore di sali minerali "per un rondone". Non saprei dire se il farmacista fosse più perplesso o stupito per questa richiesta: evidentemente non aveva mai trattato casi simili. Ricordo bene anche le "corse" per comprare gli omogeneizzati la domenica sera, dopo essersi accorti di non averne abbastanza.
Man mano che il tempo passa, vedo Cipi' cambiare: è meno diffidente e comincia a cercare di uscire dalla scatola in cui "abita".
Cosi' viene l'ora di liberarlo e l'ultima sera che trascorro cantandogli la "ninna
nanna" mi viene da piangere: non è difficile affezionarsi a questi animali.
Il mattino dopo, però, sono contenta perché so che finalmente lui è libero. Tuttavia scrivo ancora una poesia per lui: credo che si ricorderà di me.
Margherita '87
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