Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 24 (ottobre - dicembre 2000)
Quest'estate, a seguito di un provvedimento comunale di divieto dell'uso dei cosiddetti "acquascooter" in tutto il territorio di Dormelletto, è nata una querelle, ovviamente riportata dalla cronaca locale.
Le tesi contrapposte sono quella dell'amministrazione comunale, che intende tutelare la sicurezza dei bagnanti e l'integrità dell’ambiente e quella di un commerciante, che lamenta un danno economico conseguente al divieto.

Leggendo recentemente su una rivista un’interessante analisi sociologica del consumismo, trovavo ribadito un concetto non certo nuovo, ma di estrema attualità: si può ritenere che sia in atto una "rivoluzione tecnologica" della morale (o delle morali), per cui sempre più si identifica con il bene ciò che è tecnicamente possibile e con il male ciò che non si può tecnicamente fare.
Di tale "rivoluzione" si può essere protagonisti o vittime, più o meno consapevoli. Se tuttavia è sempre più difficile che nascano sani e produttivi contraddittori quando ci sono di mezzo valori ancora largamente condivisi, quali la vita o la libertà personale, figuriamoci quali speranze può alimentare chi rivendica il diritto alla tranquillità, al godimento del paesaggio o - peggio ancora - promuove il rispetto per gli altri esseri viventi o magari - in una scala crescente di follia - il valore del silenzio!
Eppure si tratta di cose almeno indirettamente tutelate dalle norme dei viver civile. Può darsi che occorrano soltanto coraggio e scaltrezza nuovi per riaffermarne l'importanza.
Credo che nessuno possa oggi sottovalutare il livello di saturazione cui siamo arrivati in molti casi nell'uso/abuso del territorio e penso che alcuni provvedimenti restrittivi debbano essere presi per limitare i danni, dando ragione, ovviamente, dei criteri adottati, ma non esponendosi a ricatti del tipo: “o cambi il mondo, oppure stai zitto e subisci”.
Nella replica della parte "lesa" dall'ordinanza sulle moto d'acqua, almeno per come è riportata dalla stampa, si legge “chi usa le moto d'acqua sono, in genere, quarantenni che scelgono i modelli a 2-3 posti per placide gite in compagnia". A parte ogni considerazione sull'età e la presunta saggezza che questa dovrebbe assicurare, la rappresentazione dell"acquascooter" come di un "vespone" su cui marito e moglie vanno a diporto, potrebbe, a mio avviso, creare suggestioni di felliniana memoria in qualche sprovveduto, ma non certo convincere chi sopporta quotidianamente lo spettacolo delle moto d'acqua, al lago come al mare.
Ritengo che le moto d'acqua siano state inventate come strumenti di esibizione, atti a compiere ripetutamente tragitti relativamente brevi in spazi limitati e con una rumorosità proporzionalmente molto elevata e io mi auguro che la pratica dei cosiddetto 'jet sport', cosi' come quella dell"eli-ski", del deltaplano a motore e di quant'altre diavolerie del genere si possano inventare venga combattuta dalla società civile.
Spero anche che in queste battaglie, cosi' come in quelle contro la cosiddetta globalizzazione o contro la gestione di Malpensa, tanto per spaziare dal 'planetario' al 'quasi locale', ritrovino forza le ragioni di molte persone controcorrente, non necessariamente 'ambientaliste'.
Massimo Grisoli
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