Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 25 (gennaio - marzo 2001)
| Nome scientifico: | Fraxinus excelsior L. |
|---|---|
| Famiglia: | Oleaceae |
| Etimologia: | Fraxinus e' un termine latino di etimologia incerta: forse deriva dal latino "fragor" traducibile in schianto, fracasso che testimonia l'antico legame presente in Grecia tra questa pianta e Poseidone, in origine dio dei sismi e poi sovrano delle acque; potrebbe anche derivare dal greco "frasso" che significa difendo, assiepo poiché albero considerato adatto a formare siepi. Excelsior e' un vocabolo latino che significa eccelso, grande a ricordare il suo sviluppo in altezza |
| Nome dialettale: | Fràsan o meno frequentemente Fròsin in tutte le aree protette gestite dall'Ente |
| Altezza | arriva fino a 30-40 m |
| Portamento | espanso o slanciato |
| Corteccia | liscia e grigio-chiara, invecchiando diviene grigio-bruna e finemente fessurata |
| Radici | fittonanti da giovani poi diventano fascicolate |
| Foglie | caduche, imparipennate, ossia composte da 3-7 paia di foglioline lanceolate e da una fogliolina apicale, di colore verde chiaro e con margine seghettato |
| Fiori | unisessuali, portati da differenti esemplari o ermafroditi che formano grappoli prodotti tra marzo e aprile, prima della comparsa delle foglie |
| Frutti | samare lanceolato-lineari che a maturità hanno colore bruno |
| Longevità | specie non molto longeva che può raggiungere e talvolta superare l'età di 150 anni |
Il frassino appartiene alle cosiddette "latifoglie nobili", alberi dei nostri boschi accomunati da una serie di caratteristiche cosi' riassumibili: prediligono i suoli fertili, non sono molto diffusi e forniscono legno pregiato.
Tra le più comuni specie "nobilitate", oltre al frassino troviamo ad esempio l'acero di monte (Acer pseudoplatanus), il tiglio selvatico (Tilia cordata), il ciliegio selvatico (Prunus avium) e l'olmo campestre (Ulmus minor). Il frassino e' presente in tutte le aree protette gestite dall'Ente Parchi, dove si trova sporadicamente ai margini dei coltivi, nei campeggi, nei saliceti di salice bianco (Salix alba), negli alneti di ontano nero (Alnus glutinosa) e nei boschi misti di latifoglie dei Lagoni. Questa specie cresce dal mare sino a circa 1500 m di quota ed ha un areale che comprende gran parte dell'Europa, dalla Spagna al Caucaso e dalla Scandinavia sino all'Italia centrale e la Grecia.
Predilige i suoli fertili, ben dotati d'acqua e sopporta anche sommersioni abbastanza intense.
Da giovane tollera l'ombra ma poi per accrescersi esige piena luce ed un clima di carattere temperato, non a caso e' sensibile alle gelate tardive.
In questi ultimi anni, nelle nostre zone il frassino si sta diffondendo spontaneamente negli ambienti ad esso favorevoli, dove in passato le quotidiane pratiche agricole e forestali ostacolavano efficacemente la sua affermazione.
Anche il frassino appartiene al gruppo degli "alberi cosmici", oggetto di particolare venerazione a cui si e' fatto cenno parlando della farnia. Nella mitologia scandinava l'Albero del mondo che sosteneva e rigenerava l'universo era il frassino Yggdrasil, che con la sua chioma si innalzava sino al cielo e con le radici giungeva al cuore della terra, dove si trovavano il regno dei Giganti e l'inferno.
Nei suoi pressi si trovava la sorgente miracolosa Mímir, fonte di saggezza e acume, a cui attingeva il dio supremo Odino.
In Grecia il frassino era consacrato a Poseidone ed inoltre si riteneva fosse abitato dalle ninfe Melíadi.
Secondo Esiodo dal frassino discendeva la stirpe degli uomini di bronzo, "spaventosa e violenta". Frassino e bronzo erano simboli di durezza e non a caso le armi dei greci erano di bronzo ed avevano manici di frassino.
I Celti consideravano il frassino simbolo di rinascita e fonte di guarigioni miracolose. Come conseguenza di questa credenza, sino al principio dell'800 nella contea inglese di Selborne si usava far passare entro un tronco cavo di un vecchio frassino cimato, prima dell'alba, i bambini nudi per guarirli dall'ernia. Oppure si praticava un taglio longitudinale in un giovane frassino e poi all'alba si faceva passare più volte nella fenditura il bambino malato. Concluso il rituale si richiudeva il taglio con dell'argilla e si legava il tronco. Il bambino guariva dall'ernia solo se l'albero cicatrizzava la ferita subita.
Chi beneficiava della guarigione vegliava affinché l'albero non fosse tagliato poiché si riteneva che la vita del bimbo fosse legata a quella della pianta guaritrice.
Dioscoride riferisce che il frassino aveva anche potenti effetti medicamentosi contro i morsi dei serpenti. Il succo delle sue foglie bevuto o applicato sulla ferita era ritenuto un efficace rimedio.
Addirittura Plinio scrive che "i frassini hanno un tale potere che i serpenti non ne sfiorano l'ombra e ne fuggono lontano".
La pratica di utilizzare foglie di frassino come rimedio per i morsi dei serpenti si e' protratta in alcune campagne sino all'inizio dei '900. Un dato che la dice lunga sulle fama di "guaritore" dell'albero, le cui foglie erano inoltre utilizzate nella medicina popolare per curare reumatismi, artrite e gotta.
Sempre in tema di poteri benefici, nel Medioevo i più superstiziosi ritenevano che per allontanare gli spiriti maligni da una stanza bisognava bruciarvi della legna di frassino.
Chiedendo ai nostri 'locali' notizie sui passati usi del frassino si resta ben presto colpiti da una frequente povertà di ricordi.
Evidentemente questa pianta, pur fornendo un legno apprezzato, occupava nell'economia agricola locale un posto marginale.
Ci e' ben comprensibile se si pensa alla sua relativa rarità ed alla presenza di altre specie arboree meglio rispondenti alle esigenze locali.
Il frassino ha un legno duro, resistente ed elastico che era utilizzato per fabbricare componenti di carri agricoli (ruote e stanghe), ottimi manici di attrezzi ed utensili (ad esempio picconi, mazze, asce e martelli), sci sino alla fine degli anni '30 e scale a pioli di piccole o medie dimensioni.
Più di rado era impiegato per produrre mobili, taglieri da cucina, cunei da usare in alternativa a quelli di acciaio, travetti, zoccoli e chiodi da falegnomeria (i viröii) e carpenteria.
Occasionalmente su qualche albero si praticava il ceduo a sgamollo: a settembre erano tagliati i rami più bassi della chioma per ottenere la frasca (la rama), ossia i rami dell'anno con le loro foglie, che costituivano un alimento integrativo per capre, pecore e conigli.
All'occorrenza anche la legna di frassino era usata per scaldarsi.
Anche oggi il frassino fornisce un legno di pregio, utilizzato per produrre manici di attrezzi ed utensili vari e mobili impiallacciati o di legno massiccio. Per necessità o per ignoranza, abbastanza frequentemente il legname di questa specie e' usato come combustibile. Il frassino e' inoltre un albero apprezzato a scopo ornamentale.
La moderna fitoterapia ha ridato valore ai passati usi medicamentosi dell'albero poiché le foglie e la corteccia contengono sostanze con proprietà antinfiammatorie, antireumatiche, antiartritiche e diuretiche come ad esempio i glucosidi frassino e frassinina aventi azione antiartritica.
Edoardo Villa
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