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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 25 (gennaio - marzo 2001)

Un vivaio forestale: come e perchè


lavori nel vivaio forestale. Foto archivio parco

A due anni dalla realizzazione dei piccolo vivaio dell'Ente Parchi, possiamo dire con soddisfazione che il nostro lavoro ha dato risultati positivi. Le prime piantine cresciute in vivaio sono ora pronte per essere messe a dimora.
Sono circa 6.500 alberi (querce farnie, ontani neri e bianchi, olmi e frassini) e arbusti (biancospini, ligustri, sanguinelli, rose canine, pallon di maggio, frangole e fusarie), tutti nati da semi di piante madri che crescono spontaneamente nelle tre aree protette dell'Ente.

Tra poco avrà inizio una nuova fase del lavoro, che vedrà l'impiego delle piantine per ripristinare la vegetazione spontanea in aree degradate; due piccoli interventi di questo genere sono già stati effettuati al Lagoni e a Fondotoce.

Ma come e perché e' nata l'idea del vivaio? E qual'e' la sua storia'?

Nel 1998 abbiamo ottenuto che l'azienda agricola 'Compagnia del Lago' ci ha messo gentilmente a disposizione un terreno nei pressi della cascina 'Marscida' a Fondotoce.
Nessuno di noi aveva una grande esperienza pratica nella realizzazione di un vivaio forestale, ma ci siamo documentati consultando esperti e facendo ricerche bibliografiche.
In autunno siamo cosi partiti, armati di cestini e rampini, a raccogliere i semi di alberi e arbusti, scegliendo quelli più forti e con un bel portamento, al fine di garantire il successo dell'operazione.

Semi di Ontano nero. Foto E. Villa

Gli studiosi di botanica hanno scoperto che il patrimonio genetico delle specie spontanee varia anche all'interno della stessa specie, a seconda della localizzazione geografica: si hanno, cioe', diversi ecotipi. Ad esempio, gli esemplari di pioppo bianco che crescono in Italia sono diversi da quelli che noi troviamo in commercio, che provengono quasi sempre dall'est Europa. Aveva quindi senso raccogliere i semi all'interno delle nostre aree protette, proprio al fine di conservare il patrimonio genetico della flora, tutelandone la biodiversità.

L'operazione di raccolta e' stata divertente, ma non priva di difficoltà, dato che alcuni grandi alberi, come i frassini, hanno i semi molto in alto. Ma non sempre basta mettere un seme per terra per far crescere una pianta.
Abbiamo scoperto che in genere i frutti carnosi, ad esempio quelli di biancospini e pallon di maggio, contengono sostanze che inibiscono la germinazione dei semi: la natura, che provvede a tutto, ha cosi' fatto in modo che i semi di questi frutti, appetiti dagli animali, diventino germinabili solo dopo essere stati digeriti e depositati con le feci. Naturalmente noi abbiamo dovuto ingegnarci in modo diverso: abbiamo messo i frutti a macerare nell'acqua per alcune ore, poi, strizzandoli con le mani, abbiamo separato i semi dalla polpa, operazione non cosi' semplice, tanto che abbiamo dovuto passarli diverse volte nell'acqua per separarli bene facendo in modo che, essendo più pesanti, i semi cadessero sul fondo. Avevamo previsto due giorni di lavoro ... abbiamo invece impiegato più di una settimana!
Che bello, però, riconoscere i semi: piccolissimi e alati quelli degli ontani, simili a piccoli noccioli quelli dei biancospini, come lenticchie quelli dei pallon di maggio (e che odoraccio!) e cosi' via.

Area rimboschita. Foto F. D'Amato

Durante l'inverno li abbiamo conservati, protetti in stracci e torba, in cassette che abbiamo interrato all'aperto affinché potessero, come in natura, subire i rigori dell'inverno che preparano la germinazione.
In primavera il terreno e' stato arato e coperto da un fine strato di terriccio nel quale abbiamo finalmente seminato.

Farnie ed ontani, sono germinati subito, ed e' stato bellissimo veder spuntare le piantine; altri, come il pallon di maggio e il biancospino ... che delusione! Sembrava che l'operazione non avesse avuto successo. Ma non e' stato cosi': ci voleva solo più tempo e la stagione successiva abbiamo visto spuntare in gran quantità anche le piantine 'ritardatarie'.

Ci siamo sentiti come il personaggio dei libro di Jean Giono, dal titolo 'L'uomo che piantava gli alberi' (Salani Editore), che consigliamo di leggere a grandi e piccini: a volte bastano piccoli gesti, fatti con amore, per avere grandi risultati.

Erica Zuffi

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