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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 26 (aprile - giugno 2001)


Gli Alberi del Parco
LA BETULLA

Carta d'identità
Nome scientifico: Betula pendula Roth
Famiglia: Betulaceae
Etimologia: Betula deriva da "Beith", nome celtico dell'albero il cui significato non risulta conosciuto.
Pendula e' un termine di origine latina che allude al caratteristico portamento pendulo dei rami secondari della pianta
Nome dialettale: Bôla nel Parco dei Lagoni e nella Riserva dei canneti di Dormelletto
Bula o Buia nella Riserva di Fondotoce
Altezza: al massimo fino a 25-30 m
Portamento: espanso e pendulo
Corteccia: liscia, sottile e bianco argentea che invecchiando diviene fessurata, spessa e nerastra
Radici: dapprima debolmente fittonanti, poi si presentano fascicolate
Foglie: caduche, picciolate, spiralate, romboidali, con apice a punta e margine doppiamente dentato, pagina inferiore vischiosa e piu' chiara di quella superiore
Fiori: unisessuali, in amenti portati sulla stessa pianta (specie monoica) che fioriscono tra aprile e maggio (fiori maschili giallastri, femminili verdastri)
Frutti: samare lanceolato-lineari che a maturita' hanno colore bruno
Longevita': specie poco longeva che di rado supera l'eta' di 100 anni

Distribuzione ed ecologia

I boschi piu' radi e le residue brughiere del Parco dei lagoni sono ambienti favorevoli a questa bella pianta, da tutti facilmente riconosciuta grazie all'inconfondibile colore bianco della sua corteccia.
La betulla cresce, spesso piantata, anche nelle riserve di Dormelletto e Fondotoce.

E' una specie con un vasto areale che comprende gran parte dell'Europa e la Siberia.
La si trova in pianura, collina e montagna, tra 150 e 2000 m di quota. Resiste molto al freddo, esige piena luce e si adatta a crescere su differenti tipi di suoli, anche poveri, prediligendo quelli sciolti ed acidi.
Insieme a varie specie di pioppi, salici e pini appartiene al gruppo degli alberi "pionieri" dei nostri boschi: piante a rapida crescita, di solito poco longeve, amanti la luce ed in grado di crescere su svariati tipi di terreni. Grazie ad essi il bosco puo' affermarsi dovunque l'ambiente gli e' consono, come ad esempio nei terreni oggi incolti che anticamente l'uomo aveva sottratto alla foresta per coltivarli.
Seguendo i cicli evolutivi naturali, ai boschi formati da specie pioniere (come ad esempio un betuleto) subentrano quelli costituiti da specie definitive (ad esempio un querceto) che, diversamente dai primi, sono una vegetazione di carattere stabile (vegetazione climax).

Ai lagoni la betulla non forma veri e propri betuleti ma cresce nei boschi, piu' o meno diffusamente, insieme soprattutto al castagno (Castanea sativa), alla farnia (Quercus robur) ed al pioppo tremolo (Populus tremula).
Tra le piante piu' tipiche dei sottobosco troviamo erbe quali la molinia (Molinia arundinacea) e la felce aquilina (Pteridium aquilinum) ed arbusti come il brugo (Calluna vulgaris) e la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius).

Storie e leggende

La betulla e' senza dubbio una pianta evocativa. Il colore bianco della corteccia, la chioma leggera e luminosa ed il portamento pendulo dei rami le conferiscono un aspetto puro e delicato.
Al tempo stesso la capacita' di crescere su diversi tipi di suoli e di resistere al freddo la rendono efficace simbolo dell'adattabilita', dell'umilta' e della tenacia.
Probabilmente proprio per questi suoi aspetti peculiari, pur non essendo un albero possente e longevo, era venerata come albero cosmico dagli sciamani siberiani. In Scandinavia la betulla e' uno dei primi alberi ad emettere le foglie in primavera, per questo era venerata come albero della rinascita primaverile ed associata a feste popolari e religiose tipiche della stagione.

'Bianca e luminosa' era inoltre considerata una pianta purificatrice, fonte di rimedi per numerosi malanni. Ad esempio la corteccia era usata come diuretico, febbrifugo, per curare malattie della pelle e favorire la digestione, ma si impiegava anche per fabbricare carta, sandali intrecciati e coperture per i tetti.
Addirittura in primavera, quando si presentava tenera e zuccherina, costituiva un alimento per le popolazioni dell'estremo Nord. La linfa raccolta in primavera, detta 'acqua o sangue di betulla', era usata come rimedio per l'artrite e le malattie delle vie urinarie, poiché favoriva l'eliminazione dell'acido urico.

Nell'antica Roma, i fasci intorno all'ascia che reggevano i littori davanti ai magistrati erano composti da rami di betulla. I fasci rappresentavano le punizioni che potevano essere inflitte ai colpevoli ed avevano anche la funzione di purificare l'aria dinanzi ai magistrati.
Secondo R. Graves (1 979) in tutta Europa i rami di betulla sono stati usati 'per calmare gli esagitati e frustare i delinquenti, e una volta gli alienati, allo scopo generale di scacciare gli spiriti cattivi'.
Insomma questa pianta 'purificava in senso lato'... In Francia, nel Medioevo la betulla era considerata simbolo di saggezza e, per la gioia degli scolari, spesso con i suoi rami venivano intrecciate le bacchette dei maestri!

Usi passati ed attuali

'L'albero delle scope': da Dormelletto a Fondotoce questo il primo ricordo della betulla che affiora in tutte le persone intervistate. Sino agli inizi degli anni '60 si utilizzavano i rami della pianta, prelevati durante l'inverno, per fabbricare scope impiegate nei cortili e nelle stalle.
Questa pratica (ceduo a sgamollo) era diffusa soprattutto nella zona dei lagoni, in cui i rami necessari venivano prelevati ogni 3-4 anni, da alberi appositamente mantenuti in forme di crescita obbligate, con il tronco alto da 2 a 6 m. Il taglio interessava tutta la chioma, rilasciando pero' qualche giovane ramo 'tiralinfa'; alcuni sostengono che in assenza di questo accorgimento l'albero moriva. In ogni caso era comunque un intervento che la pianta di certo non gradiva

La scopa (granera o scua a seconda delle zone) nella sua tipologia piu' tipica era interamente di betulla.
Il legno di questa pianta, elastico e tenero era anche talvolta utilizzato per fabbricare zoccoli, gioghi per i buoi o altro bestiame, freni per i carri, manici per falcetti e coltelli per tagliare la polenta. All'occorrenza si usava come combustibile.
Presso le cave di granito di Baveno e del Monte Orfano i tronchi di betulla erano usati come rulli (detti cürli su cui venivano fatti scorrere, per brevi tratti, i blocchi di pietra.
C'e' persino chi ricorda di aver in gioventu' bevuto per gioco un po' di linfa dolciastra dell'albero!
I boschetti di betulle erano frequentati per la raccolta di due tipici boleti mangerecci, da molti chiamati brugarö e rusi't, e per raccogliere i mirtilli neri (uriu'n) che in alcune zone formavano discrete coperture.
Ai giorni nostri la betulla e' un'apprezzata specie ornamentale, il suo legname di solito e' usato solo come combustibile. E' inoltre una pianta celebrata dalla moderna fitoterapia: le sue foglie contengono flavonoidi, sostanze con efficaci proprieta' diuretiche e depurative. Nei suoi boschi crescono ancora i ricercati porcinelli a cui fanno compagnia, sui tronchi degli alberi meno vigorosi o morti, dei grigi funghi a mensola (Piptoporus betulinus) che si nutrono del legno di betulla.


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