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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 26 (aprile - giugno 2001)

Le vie del miele


Tra aprile e maggio nei nostri boschi fioriscono le robinie.

Gli ecologi le considerano specie pioniere perché invadono rapidamente i campi abbandonati e lo fanno talmente rapidamente da soffocare lo sviluppo delle altre essenze. Per questo motivo, e per il fatto che sono piante di origine extraeuropea, non sono molto amate da chi ha a cuore i problemi di biodiversita' e preferirebbe conservare e proteggere la tipicita' dei nostri boschi invece di ospitare la brutta copia di quelli gia' presenti in altri continenti.
Questo e' accaduto anche ai Lagoni di Mercurago dove, in alcune zone, questi alberi, giovani e fitti, formano dei boschetti caratteristici.

In primavera pero', passeggiando lungo i sentieri che attraversano i robinieti, e' possibile assistere ad uno spettacolo incredibile: la loro fioritura. Chi assiste a questo spettacolo trovera' poi difficile detestarle come prima, nonostante gli altri loro difetti, spine comprese.

La passeggiata coinvolge simultaneamente tutti i sensi di chi si avventura nell'esplorazione: l'aria tremola per i piccoli fiori che cadono dall'alto delle chiome imbiancando il cielo come una leggera nevicata, ricordando con la loro delicatezza la fioritura dei ciliegi in Giappone; la brezza e' carica del profumo del loro nettare, molto simile a quello del miele di acacia, e lo spazio brulica di insetti, inebriati da tanta abbondanza di sostanze zuccherine.
Il ronzio e' fortissimo, indice di una febbrile attivita' di raccolta da parte delle api bottinatrici che vagano indaffarate e veloci da un grappolo di fiori all'altro, tuffandosi con tutto il corpo tra i petali per raggiungere il nettare zuccherino da riportare all'alveare. Emergono dalla corolla con le zampe posteriori impolverate di polline e lo stomaco pieno di nettare da consegnare alle loro sorelle rimaste all'alveare con il compito di custodire i favi, i magazzini in cui il bottino verra' conservato, pronto a nutrire le nuove generazioni.
Il miele prodotto rigurgitando il nettare restera' a maturare per qualche tempo in celle aperte e, una volta pronto, verra' sigillato con dei tappi di cera.
Con il succedersi delle fioriture, tra la primavera e l'estate, cambiera' anche la qualita' del miele prodotto: robinia, castagno dai nostri boschi e millefiori da prati e pascoli.

La vita delle api

Ogni ape operaia, nel corso della sua vita, svolgera' quasi tutte le funzioni necessarie alla sopravvivenza dello sciame: per i primi tre giorni, appena completata la muta da ninfa ad adulta, si occupera' della pulizia delle celle, per i successivi quattro o cinque giorni sara' nutrice delle larve e delle ninfe, poi, una volta completato lo sviluppo delle ghiandole ceripare, trasformera' il miele in cera e lo utilizzera' per costruire nuove cellette, che provvedera' a riempire con quanto portato dalle compagne per qualche altro giorno; per l'ultima e maggior parte della vita ventilera' l'alveare o bottinera' fino a consumarsi le ali, insomma, fara' di tutto tranne accoppiarsi con i maschi e deporre le uova, compito riservato alla sola regina.
La durata delle varie fasi puo' variare in risposta alle necessita' dello sciame e alla stagione.
Durante la bella stagione le operaie vivono poche settimane, mentre durante l'inverno, quando la maggior parte del tempo e' spesa dormendo, la durata della vita si allunga notevolmente.

Il miele in cucina

I fiori di Robinia possono essere usati per farne frittelle molto delicate.
Il miele di acacia (sinonimo di "robinia"), molto delicato, accompagna la degustazione dei formaggi e puo' essere usato come sostituto dello zucchero.
Storicamente e' lo zucchero che ha sostituito il miele, unico dolcificante usato dai romani, tanto che molte ricette di dolci tradizionali fanno uso di miele!
Sostituendo un terzo dello zucchero richiesto da una ricetta con miele si otterranno preparati piu' profumati, piu' dorati e meno asciutti. Bisogna ricordarsi pero' di diminuire leggermente la quantita' degli altri liquidi richiesti, di infornare a temperature piu' basse e per un periodo di tempo leggermente superiore.
Questo accorgimento e' dovuto al fatto che il miele contiene uno zucchero, il fruttosio, che caramellizza a temperature piu' basse del saccarosio, contenuto nello zucchero bianco, e da' quindi una colorazione piu' scura se cotto alle temperature abituali.

Francesca D'Amato


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