logo della Regione PiemonteEnte Parchi e Riserve naturali del Lago Maggiorelogo dell'Ente Parchi del Lago Maggiore



_ Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa


MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 27 (luglio - settembre 2001)


Zecche: se le conosci... le eviti, o almeno eviti di farti fregare

Buoni consigli per non drammatizzare la nostra inevitabile convivenza con i fastidiosi parassiti

Il clima particolarmente caldo e umido di questa tarda primavera ha fatto ridestare l'attenzione per quei fastidiosi acari, noti da sempre a chi ha vissuto o vive in campagna o nei boschi, ma che da alcuni anni stanno vivendo un periodo di particolare popolarita', non si sa bene quanto a causa di un relativo aumento della loro presenza, della sempre maggiore 'integrazione' tra citta' e foresta (la 'civilta'' sta sempre piu' prendendo possesso degli ambienti naturali) o del fatto che vengono conosciute sempre piu' e meglio le possibili conseguenze dell'eventuale 'puntura' di uno di questi animaletti.

Su quest'ultimo fronte (quello della corretta informazione e quindi della prevenzione) sta avendo un ruolo fondamentale l'esperienza di studio e di gestione attuata proprio da un parco naturale, quello dei Boschi di Carrega, in provincia di Parma, che ha il merito di aver affrontato e trattato il problema 'zecche' con la massima serieta' ed efficacia, avvalendosi delle migliori professionalita' operanti in campo naturalistico e medico.

Grazie ai colleghi dei Boschi di Carrega, dunque, e' possibile anche per il Martin Pescatore offrire qualche informazione in piu' a coloro che intendono fruire serenamente dell'ambiente naturale, pur in presenza di quegli esserini, che e' inutile demonizzare, ovviamente (in natura fanno il loro 'lavoro' per il mantenimento degli equilibri ecologici), ma dai quali e' bene difendersi, dato che possono procurarci alcuni guai.

Sgombriamo anzitutto il campo dai dubbi che possono attanagliare i soliti malfidenti: non stiamo parlando di un pericolo che si corre frequentando i parchi, bensi' di un problema che si puo' incontrare in qualsiasi bosco o ambiente con vegetazione rigogliosa (le zecche che ho dovuto togliere alle mie figliole sono arrivate dal campo dei nonno o dall'asilo) e a tutt'oggi non sono ancora sperimentati metodi efficaci e sicuri di disinfestazione, almeno su vasta scala.

Detto questo, vale la pena di appuntare l'attenzione su una specie (Ixodes ricinus) che, tra le trentasei conosciute in Italia, tutte efficaci vettori di malattie varie, e' in grado di trasmettere un morbo che, piu' o meno a sproposito, e' sempre piu' agli onori della cronaca: la borrelliosi di Lyme, conosciuta e diffusa sin dall'800 e trasmessa da un batterio (Borrelia burgdorferi).
Va detto subito che siamo in buona compagnia: la malattia di Lyme e' denunciata negli U.S.A. a livello di circa 18.000 casi l'anno, in Europa e' particolarmente presente nella penisola scandinava e in alcuni paesi orientali. In Italia si sono registrati 1.200 casi in dieci anni, ma la crescita della malattia risulta esponenziale, man mano che gli operatori sanitari ne vengono a conoscenza: il problema e'dunque una volta di piu' una fondamentale ignoranza dei fenomeno. Noi europei siamo attualmente piu' sfortunati perché ci ritroviamo tre ceppi dell'insidioso batterio, mentre gli americani, avendo a che fare con uno solo, hanno gia' elaborato il loro bravo vaccino.

Credo non valga la pena di soffermarsi sull'improbabile riconoscimento dell'Ixodes ricinus (si tratta comunque di acari di dimensioni che vanno da 1 a 5 millimetri, a seconda dello stadio evolutivo in cui si trovano e del sesso), bensi' sulla prevenzione della 'puntura' da zecca e sulle caratteristiche della malattia di Lyme, dato che questa - ci dicono gli esperti - e' una malattia suddivisa in tre fasi cliniche che, se riconosciuta e curata tempestivamente ha una prognosi assolutamente benigna, tanto da essere considerata persino 'banale' sotto il profilo patologico, ma se trascurata e lasciata evolvere puo' comportare, con l'infezione tardiva o cronica, conseguenze anche molto gravi, soprattutto a carico dei sistema nervoso.

Prevenire, dunque. Prima di tutto proteggendosi negli ambienti a rischio, oltre che con eventuali repellenti, con maniche lunghe, calzoni lunghi stretti alle caviglie e infilati sotto le calze, scarponcini relativamente alti e vestiti chiari (per meglio evidenziare eventuali zecche 'rampicanti'), raccogliendo i capelli e camminando al centro dei sentieri (le soste tra la vegetazione alta favoriscono l'attacco delle zecche). Poi ispezionando il proprio corpo accuratamente prima del bagno. E' importante togliere la zecca prima che passino 36-48 ore per diminuire di molto le probabilita' di un eventuale contagio.

Se la zecca s'e' attaccata alla nostra pelle, afferrarla con una pinzetta, possibilmente a punte ricurve, il piu' possibile vicino alla pelle, tirandola, senza strappi, con una delicata rotazione, per evitarne la rottura. Se il rostro della zecca resta nella pelle (aiutarsi eventualmente con una lente), estrarlo con un ago sterile. Disinfettare localmente, non assumere antibiotici subito, per i motivi che poi vedremo, prima dell'estrazione non applicare sostanze varie che, il piu' delle volte, inducono soltanto nella zecca un dannoso riflesso di rigurgito, con aumento dei rischio di trasmissione di patogeni.

E poi? Se siamo stati cosi' sfortunati da beccare una zecca infetta, se questa e' riuscita a trasmetterci la Borrelia, se le nostre difese non sono state sufficienti per combatterla - e tutto cio' pare comunque meno probabile di un maledetto incidente stradale o di una contaminazione tramite i prodotti sani e salubri che la civilta' moderna ci propina - beh! In tal caso ricorriamo di nuovo all'esperto.

Egli ci dice che dobbiamo tenerci sotto osservazione per 30-40 giorni, segnalare al medico eventuali manifestazioni cliniche, con particolare riguardo a dolori muscolari e di tipo artritico, problemi neurologici, sintomi simil-influenzali e soprattutto a quell'Eritema Cronico Migrante (rossore che, partendo dal punto leso dalla zecca, si espande in modo concentrico, disegnando una macchia di alcuni centimetri, che puo' raggiungere pero' dimensioni anche molto grandi) che costituisce, nella grande maggioranza dei casi, il sintomo infallibile rivelatore dell'avvenuta infezione. Ecco perche' non devono essere somministrati antibiotici per via sistemica subito dopo l'estrazione della zecca: questi potrebbero mascherare l'insorgere dei sintomi clinici essenziali per il riconoscimento della malattia. Per lo stesso motivo e' bene che i disinfettanti locali usati non siano coloranti. Un'infezione va curata, solo ad avvenuto riconoscimento, con appropriata terapia antibiotica. E anche sull'"appropriata" gli esperti insistono: una terapia antibiotica sbagliata puo' avere effetti deleteri.

E' bene percio' sapere che presso l'A.S.L. di Ravenna esiste un gruppo medico italiano per lo studio della Malattia di Lyme, al quale ogni medico curante puo' rivolgersi per consulti e visite.

Massimo Grisoli


Prossimo articolo
Indice del numero 27
Indice per autori
Altri numeri del notiziario on line


Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa