![]() ![]() ![]() MARTIN PESCATORENotiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore Gli Alberi del ParcoPino silvestre
Distribuzione ed ecologiaIl Parco dei lagoni e'la sola area protetta gestita dall'Ente Parchi dove si trova il pino silvestre: l'unica conifera spontanea, autoctona dell'alta pianura piemontese e lombarda. Altre conifere introdotte artificialmente possono confonderci le idee, come ad esempio il pino strobo (Pinus strobus), ma a ben vedere il pino silvestre si distingue con facilita' osservando i suoi peculiari caratteri, tra cui spicca il colore rossastro della corteccia che avvolge la sommita' dei fusto. Questo pino e' giunto dall'Asia sino alle nostre pianure in seguito alle glaciazioni e qui vi e' rimasto fino ai giorni nostri, nelle aree ad esso piu' favorevoli, risparmiate dalla urbanizzazione e dalle attivita' agricole. E' un albero con un vastissimo areale, che va dall'Europa all'Asia nord occidentale. Si trova soprattutto sulle Alpi dove raggiunge i 1800 m di quota e, come si e' detto, scende in alcuni tratti dell'alta pianura sino a circa 100 m di quota. Nel Parco il pino silvestre forma boschetti puri o misti con la betulla (Betula pendula), il castagno (Castanea sativa) e la farnia (Quercus robur). La pineta e' un bosco pioniero che negli ultimi 30-40 anni si e' affermato nelle brughiere non piu' sottoposte ai tradizionali sfalci ed in aree incolte. Secondo le dinamiche naturali questo bosco tende ad evolvere lentamente verso il querceto misto stabile. Tale processo si puo' ravvisare nei boschi piu' indisturbati mentre e' ostacolato dove si verificano incendi, si diffonde la robinia (Robinia pseudoacacia) o ci si trova in presenza di suoli particolarmente poveri come i cosiddetti 'ferretti'. Storie e leggendeLe varie specie di pini, tra cui troviamo il pino silvestre, appartengono al gruppo degli alberi cosmici. In epoca antica in Grecia erano consacrati a Rea, la Grande Madre. In seguito si affermo' il mito di Attis, il pino sacro, che moriva e resuscitava. La mitologia greca fiorita intorno al pino (inteso in senso lato) rivela un simbolismo complesso ed ambiguo legato, come sempre, ad alcune particolarita' dell'aspetto e della vita di questa pianta.
Il pino era infatti considerato simbolo di morte, poiché una volta tagliato non e' piu' in grado di ricrescere, ma era anche simbolo di immortalita' grazie alla sua capa cita'di di vivere negli ambienti piu' sfavorevoli. Durante i primi secoli dei Cristianesimo, tra i vari culti pagani che incontravano gli evangelizzatori comparivano anche quelli legati a pini sacri, come quello fatto abbattere in Gallia, rischiando la propria vita, da S. Martino di Tours. Usi passati ed attualiIl pino silvestre appartiene a quel gruppo di piante di cui i nostri 'locali' non hanno molti ricordi sui loro usi passati. Questo insolito pino d'altronde nel paesaggio forestale locale non era molto diffuso. Dai tronchi degli alberi migliori (diritti e con il minor numero possibile di nodi) si ricavava legname da carpenteria, impiegato per ottenere travetti (i triestini) e tavole (le paradelle) utilizzati nella costruzione dei tetti.
Diverse persone intervistate confermano che il pino silvestre negli ultimi decenni si e' diffuso in alcune aree incolte e nelle brughiere non piu' sfalciate, dove prima dominavano il brugo (Calluna vulgaris) e la molinia (Molinia arundinacea), erba graminacea alta anche oltre 1 m, detta paietún probabilmente poiché dal suo taglio si ricavava una sorta di paglia.
Molti ben conoscono un insetto parassita di questo pino: la processionaria (Thaumetopoea pityocampa), lepidottero le cui larve si nutrono delle foglie di diverse specie di pini e che durante la loro vita si rifugiano entro bianchi nidi sericei che costruiscono sulle chiome degli alberi. Nella zona dei lagoni non si faceva la resinazione, ossia l'estrazione della resina dal tronco dei pini attraverso un'apposita ferita praticata alla base dei fusti, da cui fuoriusciva l'essudato. Da tale prodotto, particolarmente apprezzato nell'antichita', si ricavava la trementina, la pece molle e la pece dura, sostanze usate per preparare medicine, calafatare le navi e incatramare il legno. Anche oggi il legno di pino e'usato occasionalmente in carpenteria e come combustibile. Nella moderna fitoterapia si usa la trementina per la cura delle vie respiratorie e trovano impiego anche altri preparati, tratti dal pino, per curare i reumatismi e la sciatica. Edoardo Villa
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