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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 27 (luglio - settembre 2001)


Gli Alberi del Parco

Pino silvestre

Carta d'identita'

Nome scientifico: Pinus sylvestris
Famiglia: Pinaceae
Etimologia: Pinus e' un termine latino di origine controversa. Forse deriva dal latino 'pix, picis' traducibile in pece o resina, noto essudato della pianta. Potrebbe pero' anche derivare dalle radici indoeuropee 'pic' (pungere, come fanno alcuni aghi) o 'pi' (stillare, di nuovo legato alla resina), oppure ancora dal celtico 'pen' che significa testa ed allude alla forma della chioma. Sylvestris e' un vocabolo latino che significa di bosco, di foresta.
Nome dialettale: Pin nel Parco dei Lagoni; a Mercurago alcuni ricordano Pesción
Altezza: al massimo tra 20 e 30 m
Portamento: conico o piramidale
Corteccia: alla base del tronco di colore grigio bruno, spessa e fessurata, verso la cima del fusto ha colore rossastro, e' sottile e liscia
Radici: fittonanti, con robuste radici superficiali
Foglie: persistenti, aghifomi, riunite a fascette di due, di colre verde glauco
Fiori: unisessuali, presenti sulla stessa pianta (specie monoica) che compaiono tra maggio e giugno; i fiori maschili di colore giallo rosato, i fiori femminili rossastri
Frutti: coni (le pigne) ovati, di colore grigio bruno che contengono piccoli semi alati, maturi nell'arco di due anni
Longevita': specie longeva che puo' raggiungere 300-500 anni di eta'

Distribuzione ed ecologia

Il Parco dei lagoni e'la sola area protetta gestita dall'Ente Parchi dove si trova il pino silvestre: l'unica conifera spontanea, autoctona dell'alta pianura piemontese e lombarda. Altre conifere introdotte artificialmente possono confonderci le idee, come ad esempio il pino strobo (Pinus strobus), ma a ben vedere il pino silvestre si distingue con facilita' osservando i suoi peculiari caratteri, tra cui spicca il colore rossastro della corteccia che avvolge la sommita' dei fusto.

Questo pino e' giunto dall'Asia sino alle nostre pianure in seguito alle glaciazioni e qui vi e' rimasto fino ai giorni nostri, nelle aree ad esso piu' favorevoli, risparmiate dalla urbanizzazione e dalle attivita' agricole. E' un albero con un vastissimo areale, che va dall'Europa all'Asia nord occidentale. Si trova soprattutto sulle Alpi dove raggiunge i 1800 m di quota e, come si e' detto, scende in alcuni tratti dell'alta pianura sino a circa 100 m di quota.
E' una specie pioniera: si adatta a crescere su svariati tipi di suoli, esige piena luce e resiste tenacemente alla siccita' ed al freddo. Le attuali pinete naturali di pianura ci ricordano parte dell'antico paesaggio forestale della Padania ed hanno percio' un elevato valore naturalistico.

Nel Parco il pino silvestre forma boschetti puri o misti con la betulla (Betula pendula), il castagno (Castanea sativa) e la farnia (Quercus robur). La pineta e' un bosco pioniero che negli ultimi 30-40 anni si e' affermato nelle brughiere non piu' sottoposte ai tradizionali sfalci ed in aree incolte. Secondo le dinamiche naturali questo bosco tende ad evolvere lentamente verso il querceto misto stabile. Tale processo si puo' ravvisare nei boschi piu' indisturbati mentre e' ostacolato dove si verificano incendi, si diffonde la robinia (Robinia pseudoacacia) o ci si trova in presenza di suoli particolarmente poveri come i cosiddetti 'ferretti'.

Storie e leggende


Le varie specie di pini, tra cui troviamo il pino silvestre, appartengono al gruppo degli alberi cosmici. In epoca antica in Grecia erano consacrati a Rea, la Grande Madre. In seguito si affermo' il mito di Attis, il pino sacro, che moriva e resuscitava. La mitologia greca fiorita intorno al pino (inteso in senso lato) rivela un simbolismo complesso ed ambiguo legato, come sempre, ad alcune particolarita' dell'aspetto e della vita di questa pianta.

Il pino era infatti considerato simbolo di morte, poiché una volta tagliato non e' piu' in grado di ricrescere, ma era anche simbolo di immortalita' grazie alla sua capa cita'di di vivere negli ambienti piu' sfavorevoli. Durante i primi secoli dei Cristianesimo, tra i vari culti pagani che incontravano gli evangelizzatori comparivano anche quelli legati a pini sacri, come quello fatto abbattere in Gallia, rischiando la propria vita, da S. Martino di Tours.
In Giappone ancora oggi il pino evoca l'immortalita' ed il suo legno e' utilizzato per costruire i templi shintoisti e gli strumenti rituali. La pianta e' inoltre simbolo di potenza vitale, fecondita' e segno di buon augurio. Sino a qualche decennio fa compariva nella cerimonia nuziale, quale simbolo della costanza dell'amore coniugale e della perpetuita' del genere umano.

Usi passati ed attuali

Il pino silvestre appartiene a quel gruppo di piante di cui i nostri 'locali' non hanno molti ricordi sui loro usi passati. Questo insolito pino d'altronde nel paesaggio forestale locale non era molto diffuso. Dai tronchi degli alberi migliori (diritti e con il minor numero possibile di nodi) si ricavava legname da carpenteria, impiegato per ottenere travetti (i triestini) e tavole (le paradelle) utilizzati nella costruzione dei tetti.
Talvolta il legno di pino serviva per fabbricare sponde e fondi di carri agricoli, cassapanche e raramente mobili. In mancanza d'altro era anche utilizzato come combustibile, ben sapendo che era di qualita' scadente poiché ricco di resina, facilmente infiammabile e fonte di indesiderate incrostazioni lungo i condotti di scarico dei fumi. Curiosamente qualcuno faceva il proprio 'albero di natale' con i rami di questo pino.

Diverse persone intervistate confermano che il pino silvestre negli ultimi decenni si e' diffuso in alcune aree incolte e nelle brughiere non piu' sfalciate, dove prima dominavano il brugo (Calluna vulgaris) e la molinia (Molinia arundinacea), erba graminacea alta anche oltre 1 m, detta paietún probabilmente poiché dal suo taglio si ricavava una sorta di paglia.

Molti ben conoscono un insetto parassita di questo pino: la processionaria (Thaumetopoea pityocampa), lepidottero le cui larve si nutrono delle foglie di diverse specie di pini e che durante la loro vita si rifugiano entro bianchi nidi sericei che costruiscono sulle chiome degli alberi.
Queste larve chiamate con un certo dispregio gatasc, possono defogliare la chioma dell'albero, indebolendolo anche pesantemente. Alcuni in passato raccoglievano in inverno i nidi delle larve per poi bruciarli. Questa operazione era condotta con attenzione, poiché le larve dispongono di peli urticanti che possono provocare dermatiti e infiammazioni agli occhi ed alle mucose delle vie respiratorie.

Nella zona dei lagoni non si faceva la resinazione, ossia l'estrazione della resina dal tronco dei pini attraverso un'apposita ferita praticata alla base dei fusti, da cui fuoriusciva l'essudato. Da tale prodotto, particolarmente apprezzato nell'antichita', si ricavava la trementina, la pece molle e la pece dura, sostanze usate per preparare medicine, calafatare le navi e incatramare il legno. Anche oggi il legno di pino e'usato occasionalmente in carpenteria e come combustibile. Nella moderna fitoterapia si usa la trementina per la cura delle vie respiratorie e trovano impiego anche altri preparati, tratti dal pino, per curare i reumatismi e la sciatica.

Edoardo Villa

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