logo della Regione PiemonteEnte Parchi e Riserve naturali del Lago Maggiorelogo dell'Ente Parchi del Lago Maggiore

_ Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa


MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 27 (luglio - settembre 2001)


Attraverso il Mar Rosso, con un volo in una scatola

Una strana storia di rondini e lodolai, Ebrei ed Egiziani
un ricercatore recupera le rondini da inanellare. Foto F. D'Amato

Era la fine dell'estate scorsa.
La nostra mitica "passerella" giaceva ancora, in pezzi, nella lanca della "Ca' ruta", dove si trovava dalla primavera. Occorrevano due condizioni fondamentali per metterla al suo posto: che il lago fosse abbastanza basso da permetterci di tagliare una striscia di canne (neanche piccola: 300 metri per 4), che il lago fosse abbastanza alto da permetterci di spingere in quella striscia i 20 pontili galleggianti, di 15 metri ciascuno, e ancorarli al loro posto. Naturalmente le due condizioni dovevano verificarsi nell'ordine giusto.
Ad aprile la cosa stava per succedere, ma poi non era successa: il lago ci aveva tradito andandosene prima del tempo e piantandoci li', con i pontili assemblati, il canneto tagliato, lo sguardo desolato.
Insomma, la campagna d'inanellamento primaverile era saltata e Fabio e lvan, i nostri operai, hanno passato i mesi estivi a tagliare periodicamente quella striscia (tanto che dopo un po' cominciavano a spuntarci le carici ... ) e noi a tenere lontani tedeschi e turisti vari dai pontili nella lanca, che loro erano inclini a considerare come una sorta di "rotonda sul mare", sulla quale danzare, bere e fare fuochi.

In quella fine estate, dicevo, Marco ("papà" della passerella) si era accorto, alzando il gia' citato sguardo desolato al cielo, che quest'ultimo, sopra il canneto, era praticamente nero.
Di cosa? Ma di rondini, naturalmente! Centinaia, anzi, migliaia, anzi, centinaia di migliaia, anzi, forse piu' di un milione di rondini (boom!)! Era cominciata la migrazione, e loro si davano quotidiano appuntamento serale sul canneto, dentro il quale si infilavano poi tutte serenamente a dormire.
Non so se vi e' mai capitato di vedere una scena del genere: effettivamente neanche a noi, per quanto sembri strano, dopo nove anni qui. Bisogna andare proprio vicino al canneto (dal paese non si vedono) all'ora del crepuscolo, starsene li' col naso in su e aspettare.
Prima sono poche, poi aumentano e in poche decine di minuti il cielo, come dicevo, e' nero: gli uccelli si incrociano e si sfiorano in tutte le direzioni gridando e chiamando, muovendosi a volte come un'enorme sciame compatto, altre nella piu' pura confusione, scendendo sempre piu' bassi sulle vostre teste. Anche se non siete fortunati, vi capitera' molto probabilmente di vedere il falco lodolaio sfrecciare in quella nuvola, a procurarsi una comoda cena. Lui segue gli stormi durante la migrazione, come un lupo segue il gregge: bella scampagnata di 9.000 km, con pranzo al sacco.
Questa scena prosegue in un crescendo parossistisco fino a che la luce e' quella giusta, oppure, vai a capire, si sono finalmente messe d'accordo, e allora, di colpo, tutte insieme (o quasi) si tuffano nel canneto ed e' silenzio. A esser proprio fortunati si potrebbe probabilmente sentire il "ruttino" del lodolaio, appollaiato sul salice, a curare le sue bestie come un bravo cane pastore.

E fin qui, sarebbe gia' una bella storia. Ma e' allora che Marco decide: si va e si inanella! Anche senza passerella, nel canneto asciutto! Cosi' pochi giorni dopo lui e Daniele (l'altro nostro inanellatore "patentato") vanno e piazzano un po' di reti nella famosa striscia. Non molte: quattro o cinque, giusto per saggiare, proprio in fondo. Si piazza il richiamo e si aspetta.
C'e' il rischio che se ne prendano davvero, e tante, per cui hanno preparato degli scatoloni, dove riporle appena tolte dalle reti e dove metterle a dormire, visto che probabilmente l'operazione di inanellamento terminera' a notte inoltrata.
Quattro scatoloni basteranno: in ognuno ce ne stanno comode una trentina.

una rondine aspetta di essere tolta dalla rete ed inanellata. Foto F. D'Amato

Verso sera il miracolo si ripete: cielo nero, schiamazzi e voli, come nel film di Hitchcock. C'e' anche il lodolaio.
Poco prima del momento giusto (che noi umani non possiamo sapere qual'e', ma approssimiamo) si accende il richiamo e si sta a vedere. Ci sono anch'io, se serve aiuto. Abbiamo appena fatto in tempo a uscire dalla striscia, Daniele punta il binocolo verso le reti e esclama una parola che qui non posso riportare: le reti sono gia' nere anche loro, come il cielo! Bisogna spegnere subito il richiamo! Corriamo la'. Marco e Daniele cominciano a liberare gli uccelli: ci accorgiamo subito che gli scatoloni basteranno solo per la prima rete: ne vanno preparati subito altri.
Esco di corsa dal canneto e raggiungo il campeggio vicino, spiego concitatamente il problema e recuperiamo un po' di scatole dalla soffitta: vanno chiuse e forate. Le preparo e a due per volta le porto agli altri. Ormai e' buio e mi muovo con la pila a tracolla. Loro hanno le frontali. Vado in la' con due scatole vuote e torno con due scatole piene.

Ecco, e' questa cosa qui che volevo cercare di raccontare, se e' possibile: cosa significa attraversare il canneto, di notte, con due scatole piene di rondini in mano.
lnnanzitutto bisogna capire: una scatola piena di rondini pesa esattamente come una vuota, primo perché le rondini pesano pochi grammi l'una, poi perché mentre sono li dentro fanno la sola cosa che a loro sembra logica: volano, o almeno ci provano.
Poi bisogna immaginare: cosa sono due muri stretti, alti quattro metri e lunghi trecento, di canne che frusciano e ondeggiano su di te. A me e' venuta in mente un'immagine che vedevo da bambino, in una Bibbia illustrata per ragazzi: gli Ebrei che attraversano il Mar Rosso. Quei due muri d'acqua altissimi, con schiuma e tutto, che per un lungo attimo si separano e li fanno passare, e dietro gli Egiziani, che saranno travolti.
Ecco, mi sembrava quella cosa li': magari io non ero Mose', ma un Ebreo qualsiasi, che portava qualcosa, ma sono sicuro che, se mi fossi voltato, la' in fondo avrei scorto gli Egiziani.
Ci sono voluti dieci scatoloni, tant'erano le rondini: cinque viaggi di andata e cinque di ritorno, attraverso il Mar Rosso.

Poi, con l'emozione ancora nello stomaco, insieme a una pizza veloce, c'e' stato il lavoro metodico e scrupoloso degli inanellatori, al tavolo della nostra roulotte. A catena: io misuro, tu scrivi, tu pesi. Tre minuti a rondine. Le rondini era 356. Abbiamo finito alle cinque e mezza di mattina. Ogni ora pausa di cinque minuti, stiramento della schiena, sigaretta, magari pipi'.
Con la femmina dell'allocco sulla robinia sopra la roulotte che ci osservava con sguardo interrogativo: "ma ... che ne fate di quelle bestioline?... Vi servono proprio tutte?"
Esperienza meravigliosa, davvero.
A me, pero', di tutto questo, e' rimasta soprattutto una cosa: quella cosa li' del Mar Rosso. Quelle mura nere e fruscianti e quelle scatole leggere, piene di voli impazziti, che mi sembrava potessero portarmi via.
Attraversare il Mar Rosso, con gli Egiziani alle calcagna, e un volo prezioso chiuso in una scatola: a volte la nostra vita somiglia proprio a quella cosa li'.

Danilo Vassura

Il Centro Studi sulle Migrazioni Seguire le migrazioni degli uccelli - Tecniche di studio
Altri articoli sul centro di inanellamento
di Fondotoce (Verbania)



Quest'estate, a fine agosto-settembre, lo spettacolo potrebbe ripetersi. A tutti coloro che fossero interessati a goderne e, nei limiti del possibile, parteciparvi, chiediamo di contattare entro il mese di luglio il responsabile dei centro di inanellamento Marco Bandini, presso gli Uffici dell'Ente Parchi.

Prossimo articolo
Indice del numero 27
Indice per autori
Altri numeri del notiziario on line


Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa