logo della Regione PiemonteEnte Parchi e Riserve naturali del Lago Maggiorelogo dell'Ente Parchi del Lago Maggiore

_ Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa


MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 29 (gennaio - marzo 2002)


Se son baobab…fioriranno!

verso la cooperazione decentrata


Dal 17 al 24 novembre scorso, una delegazione dell’Ente Parchi del Lago Maggiore si e' recata in Senegal, in missione conoscitiva, quale primo passo verso un progetto di cooperazione decentrata con i parchi nazionali di quel Paese. Questa forma di cooperazione internazionale punta a mettere in rapporto realta' omologhe degli stati partecipanti (scuole con scuole, Comuni con Comuni, ecc.) al fine di attivare risorse in un processo che risulti utile per tutti i partecipanti.

pannello della mostra sul Sahel. Foto F. D'Amato

Da alcuni anni l’amministrazione dei parchi nazionali senegalesi si sta avvalendo di collaborazioni con l’Unione Europea per sostenere la propria azione di conservazione ambientale. Nel 1998 un operatore dei parchi senegalesi, Souleymane Massali, nell’ambito di una di queste collaborazioni, aveva trascorso alcuni giorni nelle aree protette della nostra provincia, (v. Martino n.18).
A seguito di quell’esperienza, abbiamo preparato un’ipotesi di collaborazione con i parchi del Senegal, mirata allo “scambio di esperienze e competenze nell’ambito della formazione rispetto all’uso delle risorse, al fine di favorire il rapporto tra i parchi e le popolazioni locali”. Nel ’99 il progetto ha ottenuto il contributo della Regione Piemonte.

Coerentemente con la filosofia della cooperazione decentrata la nostra proposta prevedeva una prima fase di conoscenza, attraverso il viaggio laggiu' di alcuni di noi e l’accoglienza qui dei nostri omologhi senegalesi. Questa parte del progetto e' stata preparata con l’aiuto dell’LVIA, un’organizzazione non governativa attiva da molti anni anche nei paesi dell’Africa sub-sahariana. L’LVIA, che ha le competenze e l’esperienza necessarie, ci accompagnera' in questa prima fase, che dovrebbe concludersi nella primavera 2002 e ha il solo scopo di far emergere bisogni, competenze e condizioni di fattibilita': soltanto dopo si potranno individuare e progettare, insieme ai nostri partner senegalesi, le azioni comuni e le attivita' da svolgere, sia qui che la'.

A questa prima missione si e' deciso di far partecipare i sottoscritti, in qualita' di Direttore dell’Ente e di referente per le attivita' didattiche, e il prof. Tiziano Pera, coordinatore di Ecorete (rete di scuole del V.C.O per l’educazione ambientale), che ha collaborato con l’Ente Parchi alla stesura del progetto. Prima di partire, abbiamo incontrato alcuni rappresentanti della comunita' senegalese di Verbania, da anni presente sul territorio.

In Senegal, e precisamente nella citta' di Thie's, siamo stati ospiti dell’LVIA, il cui responsabile locale, Marco Alban, insieme ai suoi collaboratori e collaboratrici italiani e senegalesi, ci ha fatto da vera e propria “chioccia”, in una settimana intensa e densa di incontri e riflessioni.
Va detto che l’impatto con la realta' locale e' stato subito molto forte: un po’ per lo sbalzo di stagione (la', finita la stagione piu' calda, ci sono comunque 36° all’ombra!), un po’ per la suggestione dei paesaggi e infine, soprattutto, per l’umanita' che ci circondava, in cui la bellezza e la dignita' di portamento della maggior parte delle persone strideva con l’arretratezza e la poverta' causate da uno squilibrato processo di occidentalizzazione.

delegazione senegalese in Italia. Foto F. D'Amato

Il primo giorno abbiamo avuto un incontro con la Direzione dei parchi nazionali, a Dakar, nel corso del quale ci e' stato dato un quadro dello stato attuale della conservazione della natura in quel Paese, dove la politica dello Stato e' passata dall’atteggiamento soprattutto vincolistico degli anni '70-'80 (quando i villaggi venivano letteralmente “spostati” dalle aree sottoposte a tutela) a un indirizzo piu' aperto alla collaborazione con le popolazioni locali, dagli anni ’90 in poi, rivolto in maniera sempre piu' decisa al loro coinvolgimento nella gestione delle aree protette, che possono cosi' diventare anche fattori di sviluppo per le popolazioni stesse.

Nei giorni successivi, accompagnati da Marco, dal suo collaboratore senegalese Ahmed e dal prezioso autista Ludovic, abbiamo visitato alcuni parchi, incontrando i rispettivi Conservatori e in alcuni casi rappresentanti delle popolazioni locali. Per motivi logistici si e' tralasciato il sud del Paese, e il grande Parco del Niokolo Koba e ci si e' dedicati alle aree protette del nord, situate lungo fiumi o presso la costa e quindi con caratteristiche naturalistiche di zona umida, piu' accostabili a quelle delle nostre aree, sebbene con le dovute proporzioni (anzi, “sproporzioni”) per estensione, ricchezza naturalistica, varieta' e consistenza delle specie, soprattutto dell’avifauna.
In particolare abbiamo visitato: il Parco degli Uccelli di Djoudj, all’interno di un’immensa ansa del fiume Senegal, classificata zona umida di importanza mondiale ai sensi della convenzione di Ramsar; il Parco della Langue de Barbarie, poco a sud della citta' di St. Louis, lingua sabbiosa di 2.000 ettari, tra l’oceano e il fiume; la vicina Riserva di Guembeul, piccola area (“solo” 700 ettari!) dedicata all’”acclimatamento” di animali selvatici da reintrodurre in natura; il Parco del Delta del Saloum, che in realta' e' un braccio di mare che si addentra per decine di chilometri nella terraferma (dove lavora oggi il nostro amico Soulymane, che per un disguido non abbiamo potuto incontrare) e infine la Riserva di Popenguine, sulla costa a sud di Dakar, gestita interamente da un’intraprendente cooperativa di sole donne.

L’ultimo giorno, tornati a Dakar, ci siamo ritrovati con la Direzione dei parchi, alla quale abbiamo fornito un rendiconto della nostra missione, evidenziando quegli aspetti e quei temi che ci sono parsi, al primo approccio, piu' degni di attenzione, perché ricchi di punti di forza e contemporaneamente di limiti e problemi e quindi passibili di collaborazioni future proficue per entrambi. Li elenchiamo brevemente:

  • la conservazione degli ambienti e l’implicazione in questa delle popolazioni;
  • la ricerca scientifica, soprattutto sulla biodiversita', e l’ottimizzazione delle strutture;
  • gli strumenti di pianificazione; la gestione delle problematiche legate alle dinamiche dei corsi d’acqua;
  • l’iniziativa locale e la sua competitivita' con l’imprenditoria straniera;
  • il ruolo delle “ecogardes” (equivalenti alle nostre “Guardie Ecologiche Volontarie”) e la loro formazione;
  • i servizi offerti dai parchi alle popolazioni locali, spesso in supplenza agli enti preposti;
  • l’educazione ambientale e il rapporto con le scuole.

Naturalmente, come gia' detto, queste sono solo le nostre prime indicazioni su possibili linee di sviluppo del progetto che, va ribadito, dovra' essere scritto insieme ai nostri omologhi senegalesi, secondo i criteri di una corretta cooperazione decentrata. Come si dice: se son baobab…fioriranno!

Danilo Vassura

Altri articoli sulla cooperazione Welcome to paradise - gennaio '01 - Fior di baobab ottobre '02 - Naturalmente vicini ottobre '04
I nostri progetti di cooperazione internazionale Ecoturismo nei Parchi del Senegal - Turismo sostenibile in Indonesia

Prossimo articolo
Indice del numero 29
Indice per autori
Altri numeri del notiziario on line


Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa