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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 29 (gennaio - marzo 2002)


Qualita' dell'aria e qualita' della vita:

i risultati di un’indagine nelle aree protette della Valle del Ticino e del Lago Maggiore


I parchi regionali del Ticino e del Lago Maggiore sono inseriti in un territorio ricco di insediamenti abitativi, di attivita' produttive, di vie di comunicazione a cui si e' recentemente aggiunto il traffico aereo e veicolare indotto dall'aeroporto di Malpensa. Un'indagine avviata lo scorso anno sulla qualita' dell'aria si propone di valutare il grado di inquinamento dell'aria allo stato attuale, per tenere seriamente sotto controllo l'evolversi della situazione, valutare se l'inquinamento rappresenta un pericolo per gli ecosistemi e sviluppare una maggiore consapevolezza sui problemi ambientali nel pubblico.
Per lo studio, finanziato dalla Regione Piemonte, ci siamo avvalsi dell'Istituto di Ricerche Ambiente Italia. I risultati, che qui esporremo sommariamente, mentre per alcuni inquinanti sono confortanti e si riscontrano i miglioramenti indotti dalle politiche di controllo attuate negli ultimi anni, per altri casi sono molto preoccupanti.

L'inquinamento puo' essere prodotto lontano dai luoghi dove poi se ne misurano gli effetti. Spesso durante il trasporto avvengono reazioni chimiche che trasformano gli inquinanti originali in nuovi composti, come accade per l'ozono.

Le concentrazioni di benzene osservate risultano complessivamente piuttosto modeste, non trascurabili tuttavia se si considera che sono state rilevate in aree protette. Questo inquinante e' prodotto principalmente dal traffico, non ne sono noti con sufficiente precisione gli effetti sulla vegetazione ma sono ben conosciuti i danni sulla salute umana.
Provvedimenti di contenimento nel settore dell'industria e la metanizzazione diffusa hanno drasticamente ridotto la presenza del biossido di zolfo negli ultimi anni. Questo inquinante e' emesso dall'utilizzo di combustibili fossili in centrali termoelettriche, riscaldamento a olio e veicoli diesel. E’ responsabile, con il biossido di azoto, delle piogge acide ed ha un'azione caustica sulle foglie danneggiandone la superficie e le strutture interne con formazione di tipiche necrosi scure.
Le concentrazioni rilevate nelle nostre aree protette sono assai modeste e non destano preoccupazioni per quanto riguarda la salvaguardia dell'ambiente naturale.

Anche gli ossidi di azoto contribuiscono all'acidificazione delle piogge, oltre che partecipare alla formazione dell'ozono. Nonostante negli ultimi anni siano stati presi provvedimenti per il contenimento delle emissioni nelle centrali termoelettriche, in molti tipi di industrie, con i veicoli a motore che utilizzano marmitte catalitiche e nel riscaldamento domestico, le concentrazioni di questi inquinanti risultano ancora decisamente elevate. Il loro aumento nei mesi freddi e' dovuto all'apporto del riscaldamento e al minor rimescolamento degli strati d'aria piu' bassi.
Il valore di livello critico (cioe' la soglia di concentrazione al di sopra della quale sono possibili danni agli ecosistemi) viene superato nella zona di Castelletto Ticino; negli altri siti indagati la media annua risulta comunque assai prossima a questo valore di riferimento.

Le analisi chimiche dei campioni di precipitazioni mostrano che sali di calcio, potassio e magnesio disciolti nell’acqua annullano l’acidita' della pioggia. Piu' preoccupante e' l'apporto di azoto con le precipitazioni, che risulta superiore ai valori di carico critico. Un forte apporto di azoto nei nostri suoli comporta il rischio di squilibri nutritivi (una sorta di eutrofizzazione) e conseguente maggior sensibilita' ai parassiti.

Una delle nostre maggiori fonti di preoccupazione e' l'ozono a livello del suolo. Il posto dell’ozono dovrebbe essere nella parte piu' alta dell’atmosfera, dove e' utile per schermare le radiazioni solari nocive, mentre a livello del suolo, dato che e' un fortissimo ossidante, altera la fotosintesi e i tessuti delle piante, ossida i metalli e irrita naso, gola e polmoni di chi lo respira.
L’ozono e' un inquinante di tipo secondario, perché si forma spontaneamente nell’aria, in presenza di luce, a partire da ossidi di azoto e composti organici volatili. L'importanza della luce nelle reazioni chimiche di formazione spiega perché il pericolo da ozono si accentui nelle ore centrali delle giornate estive.
Il livello critico per la protezione delle colture agrarie e degli ecosistemi forestali e' superato in modo rilevante in tutti i siti di misura. Nella Pianura Padana si stimano cali di resa annuali dei raccolti del 20%. Negli ecosistemi forestali si osserva un indebolimento generale degli alberi e una maggiore sensibilita' all'aridita' e ai parassiti.
Nel caso le centraline della Provincia rilevassero valori oltre la soglia di allarme consigliamo, specialmente a bambini, anziani e persone con difficolta' respiratorie, di non uscire di casa nelle ore centrali della giornata, mangiare cibi antiossidanti come frutta e verdura e moderare l'attivita' fisica all’aperto.

Per completare l’indagine e valutare le sinergie tra i vari inquinanti sono state esaminate le condizioni delle chiome degli alberi presso quattro aree nel Parco del Ticino e una ai Lagoni di Mercurago. I dati raccolti evidenziano condizioni di moderata sofferenza degli alberi, prevalentemente nella porzione sud del Parco del Ticino, indicata da ingiallimenti e defoliazioni, indici di stress.

I dati sono stati raccolti utilizzando dei campionatori passivi esposti in cinque siti di misura e in un sito di controllo: la Val Sessera.
All'interno dei campionatori passivi si trova un composto che reagisce in modo specifico con gli inquinanti. In laboratorio si determina la quantita' di composto che ha reagito e, quindi, la concentrazione dell'inquinante nel periodo in cui il campionatore era esposto all'aria.

Prime conclusioni

Per quanto riguarda l'ozono, il biossido di azoto e le deposizione azotate i valori di riferimento per la protezione della vegetazione sono diffusamente superati. Le numerose attivita' umane presenti influiscono in modo rilevante sulla qualita' dell'aria e determinano, sul lungo periodo, condizioni di potenziale pericolo per gli ecosistemi e per la stessa salute umana.

Le ricerche proseguiranno con lo scopo di determinare quanto piu' precisamente possibile le fonti di questi inquinanti. Un'attenta gestione naturalistica degli ecosistemi potra' fornire un importante contributo a rafforzare le difese naturali degli stessi, ma interventi di risanamento della qualita' dell'aria appaiono urgenti.

I dati completi sono a disposizione di chi volesse approfondire la questione negli uffici dell’Ente Parchi.

Altre info sono disponibili contattando l'Istituto di Ricerche Ambiente Italia .

Francesca D'Amato

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