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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 30 (aprile - giugno 2002)


Acque avvelenate a Fondotoce


La drammatica situazione della Riserva, istituita per “tutelare, conservare e valorizzare le zone umide e gli ecosistemi che le caratterizzano”.
Chissa' se un titolo in “puro stile giornalistico” puo' catturare l’attenzione di qualcuno, normalmente in tutt’altre faccende affaccendato, che sia disposto ad ascoltare quelli del parco e a comportarsi di conseguenza?

canale di Fondotoce. Foto F. D'Amato

Abbiamo prove “straripanti” che la gestione delle acque superficiali a Fondotoce e' semplicemente indegna di una comunita' civile, pur non considerando per un momento DDT e mercurio e… scusate se e' poco. E se ci fermassimo a riflettere, documentandoci magari anche un po’, sul caos planetario che un’irresponsabile gestione della risorsa idrica sta provocando, forse avremmo tutti un po’ piu' a cuore il destino delle “nostre” acque, superficiali e sotterranee. Altro che fare il verso al povero Francesco, per riempirci di suggestione quando pensiamo alle chiare, fresche, dolci… estinte.

I fatti piu' recenti.
In data 5 gennaio, a seguito del rinvenimento di masserelle di schiuma che imperlavano il corso del Toce, il guardiaparco scopriva nello Strona, affluente con foce a confine della Riserva, una strage di pesci, a valle di un depuratore consortile. Prelievi di rito, compresi quelli di esemplari di pesci morti ed esiti che, come spesso accade, non paiono utili per identificare la causa del danno ambientale.

In data 19 gennaio un secondo episodio di inquinamento del medesimo corso d’acqua conduceva i tecnici (guardiaparco e A.R.P.A) fino alle porte del canale “Orta-Strona” definito con efficace metafora uno Stige, per l’intrico di scarichi, colori ed odori infernali. In questo caso si e' potuta accertare la responsabilita' dell’evento, a carico di uno stabilimento industriale della bolgia di cui sopra. C’e' da scommettere comunque, sulla base dell’esperienza, che qualsiasi cosa accada in conseguenza di cio' lo Stige rimarra' tale ancora per troppo tempo.

In data 2 febbraio, un’altra moria di pesci, stavolta nel Canale di Fondotoce (altro che, se si merita l’appellativo di “Canalaccio”, a suo tempo prontamente censurato dai fondotocesi d.o.c!), ci ricordava che scarichi fognari continuano ad affluire nel corso d’acqua, a distanza di due anni dall’ultimazione dei lavori di riqualificazione portati a termine dal Comune (v. Martin Pescatore numeri 18 e 19) ed il cui scopo principale doveva essere proprio quello del risanamento. Quindi, a quanto pare, i lavori di riqualificazione del Canale, a mio avviso in parte superflui per quanto riguarda le opere piu' appariscenti di “maquillage”, risultano a tutt’oggi ben poco efficaci (e si tratta di parecchi miliardi).

In data 3 febbraio, lungo il torrente Stronetta, dannatissimo, a dispetto del proliferare di intenti, interventi, progetti e studi e di riqualificazione, centinaia di pesci morti inducevano il guardiaparco (sempre lo stesso, provate a mettervi nei suoi panni!) a svolgere le proprie indagini nuovamente nel campo della depurazione dei reflui, per scoprire che, purtroppo, i limiti degli impianti di pompaggio sono tali per cui puo' accadere che ingenti quantita' di liquame prodotto e rielaborato finiscano in un corso d’acqua, almeno fino a che… un guardiaparco non se ne accorge.

veduta aerea del fiume Toce e della sua foce. Foto F. D'Amato

Gia', sappiamo! Non siamo nuovi a queste esperienze. Anche nella riserva dei Canneti di Dormelletto, diversi il contesto ed i referenti, abbiamo assistito piu' d’una volta a simili oscenita': liquame che invade ed intride le rive del decantato e celebrato lago, anche qui finché guardiaparco non veda ed annusi.
Difficile rassegnarsi al fatto che, in un’era in cui persino i nostri pensieri e sentimenti piu' reconditi rischiano di essere telerilevati, pompe, galleggianti e chiusini fognari debbano continuare a farsi beffe della nostra potenza tecnologica.

Tornando a Fondotoce, evidentemente non si tratta piu' di “gocce che fanno traboccare il vaso”. Si tratta, casomai, di un fiume mefitico riversato sui nostri territori e talmente gonfio da rendere difficile l’individuazione degli stessi “vasi” da cui proviene.

Ora, alcune domande, cui sarebbe bello che qualcuno aiutasse noi dell’Ente Parchi a dare una risposta.
Visto che queste vicende hanno segnato la nostra esperienza sin dai primi vagiti della riserva (1992) e che al di la' di sporadiche, insignificanti e poco gratificanti condanne di alcuni responsabili, la situazione non e' certo migliorata, e' lecito attendersi che un tavolo di lavoro costituito almeno da Provincia, Comune, A.R.P.A. ed Ente Parchi si faccia carico del problema per affrontarlo con quel tanto di efficacia che l’ordinamento vigente esige dalla pubblica amministrazione? Certo, questo comporterebbe il ricorso a strumenti e determinazione necessari per imporre efficaci misure di controllo e di depurazione a chi di dovere, dato che in quasi tutti i casi decifrabili, le cause degli inquinamenti sono state ricondotte ad incuria, malfunzionamento di macchine o strumenti, mancato rispetto di normative in materia di depositi, scarichi, ecc.: niente di trascendentale, insomma.
E chissa' Il processo di attuazione di Agenda 21 locale, nel quale abbiamo deciso di impegnarci con rinnovato vigore, seppure inevitabilmente mescolato ad una certa dose di sconforto e scetticismo, ci aiutera' a superare gli ostacoli che ancora impediscono un’efficace prevenzione?

Infine, dato che quasi tutti hanno ormai intuito che la faccenda riguarda la salute, non soltanto la difesa della natura, fisima di “quelli del parco”, e' lecito aspettarsi l’impegno sincero e disinteressato di qualcuno tra tanti amici dell’acqua (pescatori, artisti, operatori turistici, ambientalisti)? Non siamo ancora rassegnati ad accontentarci delle informazioni pervenute “a babbo morto”, da chi magari si riserva di guardare da lontano, con prudente distacco, il nostro affannarsi intorno a questi problemi, salvo dire poi: “Che schifo! Pensare che qui una volta… E il Parco a cosa serve? A sperperare i soldi dei contribuenti. Fortuna che quest’anno c’e'… che organizza i fuochi artificiali.”

Massimo Grisoli

P.S.: prima dell’entrata in stampa sono pervenute alla redazione le notizie di altri due episodi di inquinamento del rio Stronetta.


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