![]() ![]() ![]() MARTIN PESCATORENotiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore C'erano una volta i RomaniL'archeologia contemporanea consente di ricostruire le vita di popolazioni antiche osservandone vari tipi di resti: dai materiali (oggetti e ossa), alla disposizione geografica dei villaggi, dai resti di polline nelle tombe alle testimonianze scritte; l'archeologia assomiglia sempre di piu' alle investigazioni polizesche. Vi presentiamo una ricostruzione panoramica della vita nelle nostre zone cosi' come la si puo' dedurre dagli indizi lasciati dai Romani, due millenni fa, analizzati dagli archeologi. Ad esempio: dall'addensarsi di determinati prodotti (in particolare i vetri, ma anche ceramiche) lungo le vie d’acqua si deduce che con l'avvento dei romani vennero potenziati gli scambi commerciali. Indicativa di questo fenomeno e' la ricchezza dei ritrovamenti di Gravellona Toce, che allora si affacciava sul Lago Maggiore, in quanto ancora non si erano deposte le alluvioni che hanno isolato il Lago di Mergozzo dal Verbano, formando la piana di Fondotoce.
Le sabbie del Ticino erano note nell’antichita' come materiale base per la fabbricazione del vetro. Vetrerie dovevano dunque trovarsi lungo il corso del fiume o lungo le sponde del lago Maggiore. Data la fragilita' del materiale i rinvenimenti piu' cospicui vengono dalle necropoli, mentre dagli abitati ci giungono in genere solo scarsi frammenti di contenitori per profumi e recipienti per servire cibi e bevande. Le abitazioni, stando anche alle prime interpretazioni dei recentissimi ritrovamenti di Comignago, erano modeste, con strutture murarie di estrema semplicita', realizzate in ciottoli e frammenti di laterizi, prive di rifiniture. Anche i pavimenti sono estremamente modesti, dei semplici battuti o acciottolati. Tutte queste caratteristiche rivelano la natura di queste domus rurali, che dovevano essere sorta di fattorie o botteghe, utilizzate sia per il lavoro quotidiano, agricolo o artigianale, che come dimore. Tra gli attrezzi di lavoro che ci possono illuminare sulle professioni svolte dagli antichi troviamo molte cesoie, che documentano la pastorizia e la lavorazione della lana, e strumenti per la falegnameria, anche se mancano ritrovamenti di oggetti in legno, che la natura dei nostri terreni porta al deperimento. I metalli sono infatti tra i materiali che meglio si conservano al passare del tempo e tra gli oggetti di uso comune troviamo la fibula: una spilla di sicurezza, in bronzo o ferro, che veniva utilizzata per fissare lembi o pieghe dei capi d’abbigliamento con valenza sia funzionale che decorativa. Il tipo di fibula piu' comune in eta' romana e' il tipo cosiddetto Aucissa, dal nome di uno dei fabbricanti. Un altro ornamento caratteristico e' l’anello digitale, in genere ornato da una pietra preziosa con inciso un motivo (divinita', animali, simboli). Nelle necropoli novaresi sono attestati vari esemplari modesti, realizzati in ferro, ma non mancano anelli davvero sontuosi in oro o argento (ad esempio in alcune ricche tombe delle necropoli di Gravellona e Ornavasso). Piu' rari sono i bracciali, generalmente in bronzo, mentre molto comuni sono gli elementi di collana. Le donne indossavano collane realizzate in perline di vetro oppure in ceramica invetriata (la cosiddetta faience, di colore verde-azzurro a cui venivano anche attribuiti poteri magici). Sono documentati anche monili in ambra. Questa resina fossile, che veniva importata dal mar Baltico, era considerata una sorta di amuleto in grado di proteggere donne e bambini e per questo si trova talvolta nelle piu' ricche tombe femminili e infantili. Tra gli oggetti d'uso comune rinvenuti nei villaggi ricordiamo l’olla: un recipiente alto, con corpo ovoidale o globulare e fondo piano, che serviva come pentola per la preparazione dei cibi, come si deduce dalle tracce di esposizione al fuoco presenti sul fondo e sulle pareti. e' probabile che gli esemplari realizzati con argille grossolane, piu' resistenti al fuoco, fossero usati per la cottura dei cibi, mentre quelli realizzati con argille piu' fini fossero invece destinati a contenere le provviste. Il gusto per la ceramica cambia col passare del tempo e a partire dall'eta' augustea la vernice nera, tanto in voga nel corso del I secolo a.C., scompare dalle tavole dei Romani, sostituita da un nuovo tipo di ceramica denominata terra sigillata, dal termine latino sigillum con cui si indicava la decorazione a rilievo che compariva sui piu' raffinati esemplari di questa produzione. La terra sigillata, caratterizzata da una vernice di colore rosso corallo, venne inizialmente prodotta e importata dai vasai di Arezzo, che poi aprirono filiali nel nord Italia.
Il panorama delle tombe e' generalmente modesto, semplici fosse, talvolta solamente scavate nella nuda terra, talvolta delimitate da ciottoli, lastre di pietra o laterizi. In alcuni casi si osservano coperture dette alla cappuccina, realizzate con tegole e mattoni, che formano una sorta di tetto a spioventi. Le tombe dovevano essere segnalate all’esterno in vario modo: da piccoli tumuli di pietre o terra, dalle pietre di delimitazione, da vasellame posto al di sopra della fossa; sono invece rare nella nostra zona le vere e proprie steli funerarie, delle quali tuttavia sopravvivono alcuni esemplari, ad esempio a Comignago e Mercurago. Il rito funebre piu' praticato nei primi secoli dell’Impero e' la cremazione. La modalita' piu' diffusa, gia' praticata dalle popolazioni pre-romane del novarese, e' quella detta della cremazione indiretta. Il defunto veniva bruciato in un’area apposita, detta ustrinum; i suoi resti venivano poi raccolti, riposti in un contenitore e sepolti. I contenitori utilizzati come cinerari sono i piu' diversi: borse o cassette in materiale deperibile, anfore, urne in pietra, fino alla piu' comune olla in ceramica grossolana. Un altro rito attestato per l’epoca romana e' quello della cremazione diretta, che Tacito ci dice essere il costume piu' propriamente romano (romanum mos). Il defunto veniva collocato sulla pira costruita direttamente sopra la fossa e qui veniva cremato. Le sepolture erano sempre accompagnate da un corredo, costituito da oggetti personali del defunto e vasellame, che probabilmente conteneva offerte in cibo. Tratto da una lezione di Elena Poletti Ecclesia
Prossimo articolo
| |||||||