Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore Numero 31 (luglio - settembre 2002)
Gli ambienti del Parco La brughiera
Carta d'identita'
La brughiera e' una vegetazione formata in prevalenza da erbe e cespugli, il cui nome e' legato alla pianta piu' diffusa e piu' caratteristica: il brugo (Calluna vulgaris), piccolo cespuglio sempreverde, di solito non piu' alto di 50 cm.
Questa pianta ha avuto sino ad oggi un destino curioso: e' conosciuta da molte persone con il nome sbagliato! Moltissimi infatti la chiamano erica. In realta' l'erica (Erica carnea) e' un altro arbusto, simile ma ben piu' raro nelle nostre zone.
Diversi caratteri permettono di distinguere le due specie. Tra i tanti basta ricordare la fioritura: l'erica fiorisce in primavera mentre il brugo fiorisce a partire dalla tarda estate sino all'autunno. Entrambe le specie appartengono alla famiglia delle Ericaceae e producono fiori di colore roseo che pero' hanno tonalita' ben differenti.
Nelle aree dove questi cespugli riescono a formare delle estese coperture, l'effetto delle loro fioriture e' spettacolare! Non a caso oggi vengono piantati a scopo ornamentale.
Distribuzione ed ecologia
Piccole porzioni di brughiera (nell'insieme circa 5 ettari) si possono ancora trovare nel Parco dei Lagoni, mentre sono assenti nelle riserve di Fondotoce e Dormelletto che tutelano territori inadatti a questo ambiente. Esse rientrano nell'insieme delle brughiere dell'alta pianura piemontese e lombarda che caratterizzano il paesaggio di alcuni territori quali le baragge e le vaude del Piemonte e le groane della Lombardia, oggi in gran parte tutelate all'interno di varie aree protette.
Va subito detto che queste peculiari forme di vegetazione si sono affermate anticamente in aree dove l'uomo aveva operato pesanti disboscamenti. La brughiera e' percio' un ambiente seminaturale, successivo alla distruzione di un preesistente bosco pianiziale a prevalenza di querce.
Nel corso dei secoli si e' mantenuta poiche' i suoli su cui prospera sono molto acidi, poveri di elementi nutritivi e piuttosto secchi durante il periodo vegetativo. Terreni con queste caratteristiche risultavano difficili da coltivare e pertanto non sono stati dissodati, se non con insuccesso, ma utilizzati come magri pascoli piu' o meno arborati e periodicamente soggetti a sfalci ed incendi, impedendo cosi il naturale riaffermarsi dei bosco.
I suoli su cui vegetano buona parte delle brughiere corrispondono ai cosiddetti 'ferretti', terreni argillosi di colore rosso giallastro, ricchi di ossido di ferro, che si sono formati su antichi depositi pianeggianti (i terrazzi dell'alta pianura) di origine fluvio-giaciale.
Le brughiere dei Lagoni vegetano su suoli differenti, di natura sabbiosa, originatisi da depositi morenici piu' recenti.
Le attuali brughiere sono ben poca cosa rispetto a quelle del passato. A partire dal secondo dopoguerra, le pratiche dello sfalcio e dei pascolo si sono ridotte sino a cessare quasi ovunque e di conseguenza parte delle brughiere sono evolute spontaneamente verso il bosco. Nel contempo un'altra parte purtroppo e' stata distrutta per far posto ad abitazioni ed insediamenti produttivi.
Flora e fauna
Nella brughiera dei Lagoni troviamo un discreto numero di specie arbustive ed erbacee. Tra le prime, oltre al brugo, e' frequente la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius) e la frangola (Frangula alnus), mentre sono meno diffuse la ginestrella (Genista tinctoria), la ginestra spinosa (Genista germanica) ed il citiso scuro (Lembotropis nigricons).
Tra le erbe la specie piu' tipica e diffusa e' la molinia (Molinia orundinacea) che forma delle compatte coperture (molinieti) alternate a quelle con il brugo. E' inoltre facile osservare la felce aquilina (Pteridium aquilinum). Le altre specie erbacee presenti, di solito, crescono in modo piu' frammentario. E' il caso della tormentilla (Potentilla erecta), dello sparviero ad ombrella (Hieracium umbellatum), dell'imperatoria (Peucedanum oreoselinum) e della spigarola bianca (Melampyrum pratense).
Autentiche rarita' sono il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) e la genziana mettimborsa (Gentiana pneumonanthe).
Tra gli animali piu' tipici della brughiera del parco troviamo il succiacapre (Caprimulgus europaeus), curioso uccello insettivoro notturno che giunge ogni anno dall'Africa e nidifica a terra. Di passo si trovano il canapino (Hippolois polyglotto) ed il canapino maggiore (Hippolois icterina), anch'essi uccelli migratori.
Abitatori ben piu' stanziali sono i rettili come il ramarro (Lacerta viridis) e la vipera comune (Vipera aspis).
Intendiamoci: si parla di pochi esemplari e non di orde striscianti liberate di nascosto da 'quelli del Parco"!
La brughiera e' inoltre frequentata da alcuni mammiferi quali la lepre (Lepus europaeus), il riccio (Erinaceus europaeus) ed il capriolo (Copreolus capreolus). Svariate specie di insetti popolano questo ambiente, tra le tante compare l'ape domestica (Apis mellifera) che visita i fiori dei brugo, ricchi di nettare, da cui deriva un miele apprezzato di colore scuro.
Usi passati ed attuali
Diverse brughiere in passato erano utilizzate come campi di esercitazione per manovre militari. Questo utilizzo e' ancora attuale all'interno di alcune brughiere dei Parco del Ticino e nelle riserve delle Baragge e della Vauda.
Nelle aree ricche di ferretti (come ad esempio le groane e la vaude) gia' nei primi decenni del '700 s'incomincio' ad estrarre da questi terreni il materiale argilloso per produrre mattoni pieni, prodotti all'interno di caratteristiche fornaci. Quest'attivita' nel corso dei '900 si e' drasticamente ridotta.
La brughiera dei Lagoni (brúghera) si e' mantenuta stabilmente sino agli anni '70 poiche' periodicamente (di solito ogni 3 anni) veniva sfalciata durante il periodo compreso tra l'autunno e l'inizio della primavera. Questa operazione era condotta con il ranzin, un'apposita falce, robusta e piu' piccola di quella usata per tagliare i prati (la ronza).
Dal taglio e dalla raccolta dei brugo (bruug) e delle piante ad esso compagne si ricavava lo strame (stro'm) che veniva utilizzato nelle stalle come lettiera per il bestiame. In questo modo lo strame costituiva la componente vegetale dei letame impiegato per fertilizzare i coltivi. A partire dagli anni '80, con il declino delle attivita' agricole tradizionali, le stramature della brughiera sono via via scemate sino a cessare del tutto, inoltre nell'area, diversamente dal passato, non si sono piu' verificati estesi incendi.
Le conseguenze non si sono fatte attendere: dagli inizi degli anni '90 l'evoluzione spontanea della vegetazione verso il bosco originario si e' sempre piu' resa evidente con la progressiva diffusione di varie specie arboree ed arbustive. Tra gli alberi sono comparsi soprattutto il pioppo tremolo (Populus tremula) e la betulla (Betula pendula), accompagnati in minor misura dal pino silvestre (Pinus sylvestris) e dalla farnia (Quercus robur). Si sono affermate anche specie esotiche quali la robinia (Robinia pseudoacacia), il pino strobo (Pinus strobus) ed il pino rigido (Pinus rigida).
Nella primavera dei 1999 l'Ente Parco, in attuazione di quanto previsto dal Piano naturalistico, ha avviato i primi sfalci delle residue brughiere. Questi interventi, ispirandosi alle passate "stramature", hanno lo scopo di mantenere la brughiera al fine di preservare la biodiversita' ed i valori paesaggistici ad essa legati.