![]() ![]() ![]() MARTIN PESCATORENotiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore LE PRIME VECCHIE MURAIl recupero di una parte di un abitato romano ai Lagoni di MercuragoGrazie ad un finanziamento del Ministero dell’Ambiente, una quinta stazione va ad arricchire il percorso archeologico "autoguidato" (lo si può interpretare, cioè, da sé, con l’aiuto dei sussidi e delle segnalazioni predisposti dall’Ente Parchi) al Parco naturale dei Lagoni di Mercurago. Riportiamo, di seguito, uno stralcio della relazione illustrativa dei lavori eseguiti. "Dai dati emersi nel corso dei lavori non è possibile stabilire se i contesti descritti siano da riferire ad un unico edificio con ampio sviluppo planimetrico, oppure a più fabbricati tra loro contigui ed in parte intercomunicanti. ![]()
La presenza di tegole rinvenute nello strato di crollo indica che gli ambienti erano coperti da tetti realizzati con tale materiale. L’assenza di piani pavimentali strutturati potrebbe essere spiegata ipotizzando il ricorso a tavolati di legno poggiati sul terreno. Il ritrovamento di alcuni piccoli dolii interrati indica che almeno in un vano si conservavano forse delle derrate alimentari. Le prime informazioni desumibili dai numerosi reperti ceramici rinvenuti sia nello strato di crollo che nel riporto basale, suggeriscono che le strutture furono innalzate ed utilizzate nel corso della media e tarda età imperiale (II-IV secolo d.C.), per poi essere abbandonate e forse in parte riutilizzate durante il basso medioevo (XIV-XV secolo d.C.). Interessanti anche le valutazioni sull’analisi dei resti vegetali, eseguita a cura del Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como. "L’esiguità e la tipologia dei materiali botanici fa supporre che si tratti di materiale entrato secondariamente nelle olle; non è possibile sapere quanto tempo successivamente alla deposizione primaria, ma non vi sono particolari motivi per escluderne l’antichità. ![]() Il miglio è pianta coltivata di origine antica. Comparso in Italia già nel Neolitico, spesso compare insieme al pani'co (Setaria italica). In età romana questi cereali vengono coltivati, ma sembra senza particolare entusiasmo: gli autori classici spesso li ritengono adatti soltanto alla plebe. Il miglio riacquista importanza in età altomedievale, accompagnato anche, dal sorgo (Sorghum bicolor); specie quest’ultima introdotta dall’Africa e conosciuta come curiosità già da Plinio Il castagno può essere stato introdotto a partire dall’età Romana, come registrano i diagrammi pollinici e antracologici di varie località piemontesi e lombarde. Non si può escludere una presenza del castagno in età più antica, ma tale presenza doveva essere puntiforme ed estremamente limitata. Il faggio, oggi presente solo a maggior quota, è costantemente segnalato nel morenico e addirittura in pianura nel primo millennio a.C. e ancora per l’età romana. La contrazione del suo areale è dovuta in parte al prelievo antropico, in parte ad una maggiore aridità della pianura, conseguente all’aumento delle aree coltivate, al prelievo d’acqua e alla ceduazione delle foreste. L’ontano, specie particolarmente adatta ad ambiente umidi con falda subaffiorante, è specie costantemente presente, senza abbondare, nei diagrammi antracologici, sebbene sia combustibile di scarso pregio. Il pino silvestre, albero diffusissimo in età glaciale, si è andato man mano rifugiando in stazioni caratterizzate da suoli poco sviluppati e clima continentale, tipicamente nelle vallate interne delle Alpi." Liberamente tratto dalle relazioni finali dei lavori eseguiti dalla Società Lombarda di Archeologia e diretti dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte
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