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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 32 (ottobre - dicembre 2002)


Gli ambienti del parco

Il bosco


Carta d’identità

E’ facile riconoscere un bosco: è un ambiente naturale caratterizzato dalla presenza degli alberi. Le cose però incominciano a complicarsi se si desidera conoscere le numerose forme di vita che in esso troviamo, a partire dalle piante. Alberi, arbusti ed erbe formano una nutrita schiera di differenti specie. In Italia, escludendo parte delle specie importate da altri paesi, se ne contano ben 5599! Una flora davvero ricca.

Osservando con un po’ di attenzione i nostri boschi, senza essere dei provetti botanici, si coglie in modo evidente una cosa: il bosco si presenta con diverse forme a seconda delle differenti condizioni ambientali in cui si trova. In Piemonte un recente studio ha distinto più di 90 tipologie di boschi.

lembi di bosco ripariale lungo il fiume Toce. Foto F. D'Amato

Nei territori gestiti dall’Ente Parchi troviamo 6 principali tipologie. Sui terreni più umidi crescono il saliceto ripario di salice bianco e l’alneto di ontano nero mentre sui suoli di solito fresci si trovano il querceto di farnia, il castagneto, il robinieto e la pineta artificiale di pino strobo. La vegetazione forestale si compone anche di forme di transizione tra queste tipologie, a cui infine vanno aggiunte anche le coltivazioni arboree realizzate per produrre legno quali il pioppeto e la piantagione di ciliegio.
Di seguito si parlerà del bosco in senso lato, con l’intento di far cogliere alcuni preziosi aspetti comuni alle sue differenti tipologie.

Foreste vergini e boschi coltivati

Parlando del bosco con le persone che a vario titolo lo frequentano è facile cogliere come venga percepito e vissuto in diversi modi anche molto differenti tra loro. Ad esempio troviamo persone che con il nostalgico "non ci sono più i boschi di una volta" esprimono il loro disappunto per lo stato attuale di molti nostri boschi, a loro dire "troppo sporchi" di foglie e piante del sottobosco. Troviamo però anche persone che al contrario vedono di buon occhio i boschi attuali ritornati un po’ più "selvaggi" di prima.

Nel ginepraio delle varie opinioni si constata sovente che viene ignorato un semplice dato, su cui occorre riflettere: i nostri boschi hanno alle spalle una storia lunghissima che andando a ritroso nel tempo vede i loro progenitori crescere senza essere sottoposti ad alcuna azione da parte dell'uomo, ossia erano, cioè, delle foreste vergini. In queste condizioni la foresta è un ecosistema che si mantiene stabilmente grazie ad un equilibrio naturale e non necessita di alcun intervento dell’uomo per la sua perpetuazione. Si tratta di una condizione di equilibrio dinamico, tradizionalmente chiamata "climax", che in quanto tale può mutare sotto l’influenza delle varie componenti naturali, come ad esempio il clima.
Oggi in Italia non esistono più foreste vergini, al massimo vi sono boschi poco sfruttati dall’uomo come quello della Riserva Naturale integrale di Sasso Fratino, inclusa nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. In Europa foreste vergini di una certa estensione si trovano ancora solo in alcuni paesi del nord e dell’est.

I nostri boschi derivano dallo sfruttamento da parte dell’uomo della vegetazione forestale al fine di soddisfare i propri bisogni, primo fra tutti quello di legname. La coltivazione del bosco ossia la selvicoltura ha origini antiche, la sua nascita è collocabile in tempi diversi a seconda delle varie civiltà. Il bosco coltivato, diversamente dalla foresta vergine, si regge su di un equilibrio colturale, frutto da una parte dei processi naturali e dall’altra degli interventi, più o meno rispettosi, operati dall’uomo.

Nel panorama delle diverse forme di coltivazione del bosco oggi troviamo la selvicoltura naturalistica o "prossima alla natura", nata in Europa verso la fine dell’800. Essa si prefigge di attuare le pratiche selvicolturali che consentano di ottenere dal bosco i beni di cui l’uomo necessita, cercando la massima sintonia possibile con i processi naturali. E’ la selvicoltura praticata nelle aree protette.

Le funzioni del bosco

bosco umido ai Lagoni. Foto F. D'Amato

Per quanto aridi possano risultare gli schemi e gli elenchi è innegabile che spesso ci aiutano ad avere le idee il più possibile chiare. Le preziose funzioni che oggi vengono riconosciute al bosco possiamo riassumerle cosi':

bioecologica
è un ecosistema ricco di molte specie di esseri viventi che interagisce con gli ambienti ad esso collegati, contribuendo alla biodiversità ed all’equilibrio naturale più generale dell’intera biosfera.

di protezione
protegge il suolo dall’erosione e dai vari dissesti a cui può essere soggetto (ruscellamenti, frane, valanghe, ecc.), protegge il clima con la fissazione dell’anidride carbonica, l’abbattimento delle polveri presenti nell’aria e la positiva influenza che esercita sul ciclo dell’acqua e sulle escursioni termiche, contribuisce alla purificazione delle acque nel suolo e protegge le riserve idriche.

di produzione
fornisce innanzitutto legno ed ossigeno, ma non vanno dimenticati i cosiddetti "prodotti secondari" come ad esempio i funghi ed i frutti del sottobosco

culturale
ha una importanza crescente per il benessere fisico e psichico dell’uomo, sin dall’antichità è fonte d’ispirazione per diverse forme d’arte (basti pensare ad esempio a pittura, musica e poesia), è legato ad usi e tradizioni locali o regionali ed infine è un importante ed apprezzata componente del paesaggio.

Passato e presente dei nostri boschi

Come più volte è stato indicato nelle schede sugli "alberi del parco" l’uso passato dei nostri boschi era sostanzialmente complementare all’economia agricola locale. Le varie pratiche colturali che venivano attuate in bosco erano volte ad ottenere il maggior numero possibile di beni e servizi cercando al contempo di mantenere questa preziosa risorsa. Il bosco era sostanzialmente "munto" al massimo nelle sue varie componenti.
Da esso si ricavavano prodotti necessari per l’agricoltura, quali ad esempio i pali da vigna dal ceduo di castagno e lo strame per le stalle dal sottobosco. I vari tipi di legname erano inoltre utilizzati, a seconda della loro qualità, come combustibile e come materiale da opera per falegnami, artigiani e carpentieri. Gli zoccoli ricavati dal legno di ontano nero, le travi e i serramenti ottenuti dai migliori fusti di farnia sono solo alcuni dei vari esempi possibili.
A causa del progressivo declino delle attività agricole tradizionali quasi tutti questi usi sono ormai solo un ricordo.

Il bosco non più utilizzato con le modalità ed i ritmi di un tempo, in questi ultimi decenni ha potuto beneficiare di un vero e proprio "periodo di riposo", non solo, ma si è ridiffuso in tutti i terreni non più coltivati, favorevoli al suo insediamento. L’utilizzo attuale dei nostri boschi per ottenere legname è senz’altro inferiore a quello passato, anche se in questi ultimi anni si assiste ad un crescente ritorno d’interesse verso la legna da ardere. Se in passato le nostre selve dovevano fronteggiare un forte utilizzo legnoso, il pascolamento o peggio la loro eliminazione per far posto soprattutto ai coltivi, oggi questi problemi, pur rimanendo, sono di solito meno gravi. Purtroppo invece gravi danni derivano dagli incendi e con preoccupazione si assiste al fenomeno del deperimento del bosco ossia ai cosiddetti "danni di nuovo tipo", legati a cause complesse fra le quali appare l’inquinamento atmosferico come fattore scatenante o contribuente.

Edoardo Villa

Copertina del volume di Edoardo Villa sugli alberi

Letture e passeggiate di approfondimento

Chi volesse approfondire l'argomento puo' leggersi:

  • il resoconto sullo stato di avanzamento del piano di assestamento forestale sul Martino numero 35,
  • la cronaca della tromba d'aria, il 21 luglio 2003 che ha devastato buona parte dei boschi del parco,
  • il numero di ottobre 2003 del Martin Pescatore in cui le guardie e gli operai raccontano la loro esperienza della tromba d'aria.
  • il numero di aprile 2004 del Martin Pescatore in cui il direttore parla dei boschi del parco.
E' anche possibile acquistare la dispensa del corso di riavvicinamento agli alberi in cui sono ampiamente illustrate le caratteristiche dei nostri boschi, delle piante che li popolano e la loro gestione.
Per chi invece volesse visitare di persona i boschi dei Lagoni consigliamo un percorso segnalato ed autoguidato, che attraversa le principali tipologie forestali del parco.

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