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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 33 (gennaio - marzo 2003)


Gli ambienti del parco

Il canneto


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Carta d’identità

canne e vegetazione acquatica. Foto F. D'Amato

Qual’è la forma di vegetazione palustre più comune e più conosciuta nelle nostre zone? La risposta è univoca: il canneto di cannuccia di palude (Phragmites australis), talvolta chiamato con l’astruso termine di fragmiteto, in omaggio al nome scientifico della cannuccia.
Questa pianta è un’erba perenne della famiglia delle Graminacee e presenta un aspetto inconfondibile: di solito è alta sino a 3-4 m, ha un fusto rigido, internamente cavo, su cui sono inserite foglie lanceolato-lineari e all’apice porta una caratteristica pannocchia. Cosi' è correttamente chiamata l’infiorescenza della cannuccia anche se molti potranno rimanere perplessi pensando subito alla diversità della ben più nota pannocchia del mais.
Il canneto ha delle inconsuete peculiarità: si presenta fitto e compatto al punto di essere impenetrabile, sovente cresce in aree sommerse e le varie forme di vita che ospita sono spesso celate.

Distribuzione ed ecologia

Il canneto si trova lungo le rive dei laghi, degli stagni (anche salmastri) e dei corsi d’acqua, su fondali sommersi in modo permanente o periodico e sui terreni umidi, dal mare sino a ben 2000 m di quota.

Forma esigui popolamenti in alcuni stagni del parco dei Lagoni mentre, nonostante le pesanti modificazioni del territorio operate dall’uomo, è abbastanza diffuso sui litorali delle riserve di Dormelletto e Fondotoce.
In quest’ultima in particolare troviamo il più grande canneto della sponda occidentale del Lago Maggiore (uno dei più grandi dell’intero lago), esteso circa 28 ettari. Questo canneto, per buona parte, ha una storia relativamente recente: si è diffuso nell’area paludosa originatasi nella primavera del 1899, quando il Toce compi' il cosiddetto salto della foce. Ossia quando, in occasione di una forte piena, il fiume mutò il suo punto di immissione nel lago, allora posto nei pressi dell’attuale canneto e si posizionò nell’area dove sfocia oggi.

Nella sua veste più tipica il canneto costituisce gran parte della bordura interna e cioé della fascia di vegetazione palustre presente nelle aree di contatto tra terra e specchi d’acqua, più o meno grandi, in fase di interramento. Con il procedere dell’interramento il canneto si sposta verso il centro dello specchio d’acqua mentre alle sue spalle cede il posto, in successione, a formazioni palustri via via meno legate all’acqua quali il cariceto, lo junceto ed il molinieto.
Con il tempo, a sua volta, queste forme di vegetazione verranno sostituite dal bosco a prevalenza di salici, pioppi e ontani ed anch’esso infine, potrà evolvere verso boschi più maturi a prevalenza di quercia farnia (Quercus robur).
Questi processi naturali avvengono nel corso di diversi decenni o secoli, a seconda delle dimensioni dello specchio d’acqua, del suo ritmo d’interramento e del decorso di piene ed alluvioni che possono anche drasticamente mutare l’assetto del territorio, com’è ad esempio avvenuto per la genesi del canneto di Fondotoce.

Flora e fauna

canneto di Phragmites australis. Foto F. D'Amato

Phragmitetum australis è il nome dell’associazione vegetale corrispondente al canneto, in cui la cannuccia di palude è la specie nettamente dominante, per effetto della sua fitta copertura e dello sviluppato intreccio delle sue radici che ostacolano la crescita di altre piante.

Tra le specie che più frequentemente crescono nel canneto (per lo più ai margini) troviamo l’iris giallo (Iris pseudacorus), la mazza d’oro (Lysimachia vulgaris), la mazzasorda maggiore (Typha latifolia) e diverse specie di carici (Carex spp.).
Negli specchi d’acqua antistanti le canne possono crescere varie specie acquatiche e palustri. Tra le prime a Fondotoce compare la famosa castagna d’acqua (Trapa natans var. verbanensis) tra le seconde a Dormelletto troviamo la non comune lisca lacustre (Schoenoplectus lacustris).

Il canneto riveste una notevole importanza per numerose specie animali. E’ un preziosissimo ambiente per la riproduzione di diverse specie ittiche quali ad esempio il luccio (Esox lucius), la scardola (Scardinius erythrophthalmus), la tinca (Tinca tinca) e la carpa (Cyprinus carpio), che depongono le loro uova sulle canne e su altre piante acquatiche. Inoltre offre rifugio e nutrimento agli stadi giovanili di molte specie di pesci. Risulta cosi' che delle circa 25 specie ittiche presenti nel Lago maggiore ben 15 sono legate in vario modo al canneto.

In quest’ambiente vivono anche svariate specie di insetti tra cui a Fondotoce compaiono coleotteri aliplidi, ditiscidi e carabidi che annoverano al loro interno specie poco diffuse in Piemonte (ad esempio Hydaticus seminiger) o addirittura mai segnalate altrove nella nostra regione (come Graphoderus bilineatus).

Assai più noto è il prezioso legame tra il canneto e le numerose specie di uccelli che lo frequentano. A Fondotoce sino ad oggi sono state censite ben 64 specie. Tra le tante troviamo di passo la rondine (Hirundo rustica), a nidificare la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), a svernare lo zigolo muciatto (Emberiza cia) e tutto l’anno il pettirosso (Erithacus rubecula).

Usi passati ed attuali

L’utilizzo del canneto da parte dell’uomo è notevolmente mutato dal passato ad oggi. Nella prima metà del ‘900 le canne (i canèt) venivano tagliate durante l’inverno e poi i loro fusti migliori erano utilizzati per la realizzazione dei soffitti (i plafun da canèt).Il taglio veniva eseguito manualmente usando una piccola falce (la meula). Una parte delle canne erano utilizzate anche per ottenere coperture di protezione per ortaggi e piante ornamentali.

A Fondotoce sino alla fine degli anni cinquanta, si praticava nella tarda estate anche il taglio delle parti sommitali delle canne, completamente fiorite (i piumit). Riunite a mazzetti servivano per fabbricare piumini e scope.
Nello stesso periodo venivano tagliate anche le carici (la lisca) destinandole a diversi usi. Le migliori dopo un’apposita essicatura venivano ritirate dal cadregat per impagliare sedie e sgabelli, le altre erano utilizzate come strame nelle stalle e più di rado come foraggio.

Diverse persone ricordano che sino alla fine degli anni cinquanta, sia a Fondotoce che a Dormelletto, i canneti erano abitualmente pascolati dal bestiame (di solito bovini) che poi si abbeverava nel lago.
Sempre a Fondotoce negli anni sessanta i fusti delle canne che si ottenevano dal taglio invernale venivano ritirati da una ditta di Saluggia che produceva coperture utilizzate dai floricoltori liguri. L’utilizzo delle canne per realizzare i soffitti era ormai cessato da tempo.

Il taglio invernale del canneto cessò definitivamente nei primi anni settanta. Oggi la cannuccia di palude è utilizzata in interventi di ingegneria naturalistica e per la realizzazione di impianti di fitodepurazione.

I canneti gestiti dall’Ente Parchi, tranne una piccola eccezione, da anni non subiscono sfalci e pascolamenti e sono pertanto lasciati alla libera evoluzione naturale. Non si escludono in futuro tagli finalizzati al mantenimento ottimale di questi preziosi ambienti che purtroppo, ogni anno, subiscono ricorrenti depositi di rifiuti portati dalle piene del lago a cui l’Ente Parchi cerca di porre rimedio con successive campagne di raccolta e smaltimento.

Edoardo Villa

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