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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 33 (gennaio - marzo 2003)


A qualcuno piace grande!

Il ponte della pista ciclabile, tra Feriolo e Fondotoce: tra gesto primordiale e zona industriale


Nel Martin Pescatore n.23, del luglio 2000, avevamo pubblicato il comunicato stampa con cui si contestava pubblicamente il fatto che i comuni di Verbania e Baveno, sotto l’egida della Provincia, avessero avviato la realizzazione di un tratto di pista ciclabile all’interno della riserva naturale di Fondotoce, tra quest’ultimo e Feriolo, senza aver consultato il nostro ente.

Nel comunicato si evidenziavano alcune pecche nel progetto (ad esempio nella scelta degli alberi da piantare lungo la pista) e soprattutto si contestava il fatto che si realizzasse un “doppione” del ponte stradale sulla Stronetta, in una zona naturalisticamente pregiata, sottolineando come tale scelta ignorasse il principio, tanto sbandierato e normalmente disatteso, dell’”unità ambientale e paesistica” (nella riserva esistevano già altre piste ciclabili, tutte con bei ponticelli in legno). La contestazione era rivolta anche al Settore Beni Ambientali della Regione Piemonte che, senza consultare l’Ente Parchi, aveva affermato che l’opera “non arrecava pregiudizio alle caratteristiche ambientali della località”.

canale di Fondotoce. Foto F. D'Amato

Riprendiamo oggi questa vicenda perché, da quando il ponte c’è, più di una volta ci siamo sentiti chiedere, da residenti o turisti di passaggio “ma come mai lo avete fatto cosi' grande?” oppure “certo che è proprio brutto da vedere!” o ancora “ma perché non siete passati a sbalzo sul ponte stradale, come si è fatto sul Toce?”. Naturalmente a tutti rispondevamo immediatamente che il ponte non era opera nostra, ma non era facile spiegare come era successo che fossimo stati “bellamente scavalcati“ in una scelta cosi' importante per la riserva.
Confortati comunque dall’idea che la maggior parte delle persone la pensasse come noi, rispetto a quel ponte, abbiamo provato a verificare questa sensazione con qualche “intervista”, ricavandone però qualche sorpresa. Ma riprendiamo prima il filo della vicenda dove lo avevamo lasciato.

In seguito alla denuncia uno dei comuni, Baveno, ci aveva manifestato solidarietà e poco tempo dopo il nostro ente era stato anche interpellato, essendosi presentata la necessità di posizionare il ponte un po’ spostato rispetto al previsto. La necessità era sorta per soddisfare le esigenze di un privato che possiede un terreno li' sotto, ma a quel punto per il nostro ente cambiava poco.
Perché non fosse possibile far passare la pista “a sbalzo” sul vecchio ponte, si era capito: secondo l’Anas, il vecchio ponte non era in grado di sopportare il peso di una nuova struttura e andava ricostruito; ma ricostruirlo nuovo sarebbe stato troppo costoso. Si era anche risollevata l’obiezione che tutti gli altri ponti nella riserva erano fatti in legno, e in forma di semplici “passerelle”, ma ci era stato risposto che l’uso dell’acciaio era obbligato dal fatto che il legno avrebbe richiesto travi di sezione enorme, vista la luce del ponte, e poi, in architettura, una passerella è considerata un manufatto troppo semplice, poco diverso dal “gesto primordiale” di poggiare un tronco per passare un fiume.

Sorvolando sul fatto che in una riserva naturale un “gesto primordiale” è spesso ben accetto, questa vicenda suggerisce tra le altre una considerazione: ancora una volta nel realizzare un’opera in sé meritevole (la pista ciclabile) si è tenuto conto di tutto e di tutti, meno che dell’aspetto ambientale, considerando che il parere del competente settore regionale è stato, come spesso accade, un vuoto passaggio formale. Persino l’istanza di un privato (per carità: sempre legittima!) ha trovato pronta risposta: sebbene lo spostamento del ponte ne comportasse l’allungamento con conseguente aggravio di costi, il ponte è stato spostato.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: la vecchia e suggestiva lanca, salvata a stento in passato, e solo parzialmente, dalle mire espansionistiche del vicino campeggio, è ora dominata dall’incongruente sagoma di un ponte in acciaio, con ampie spalle in cemento armato, ringhiera sempre in acciaio e grossi tubi con bulloni a vista che paiono condotti fognari. Si fatica a credere che le caratteristiche di stabilità e sicurezza non potessero essere ottenute con soluzioni migliori. Sicuramente in un centro storico un ponte cosi' non lo vorrebbe nessuno, ma per i “beni ambientali” va bene.

Ma veniamo alla nostra piccola indagine tra la gente. La sorpresa è stata che, a dispetto della nostra prima impressione, per la maggior parte delle persone l’importante è che la pista ciclabile ci sia e se hanno da lamentarsi di qualcosa è (giustamente) per l’erba e i rovi che invadono la pista, o per l’acqua che non scola bene. Rispetto al famigerato ponte, per tutti l’importante è che sia solido e sicuro, anche se poi quasi tutti osservano che “bastava anche più piccolo…” oppure che “porterebbe un carrarmato…”. C’è stato anche chi ha detto “mi ricorda una zona di Sesto S. Giovanni, ma li' era un’area industriale” e i più attenti e sensibili sono arrivati a dire “certo che immaginarlo più brutto è difficile”. Per parte nostra sposiamo senza dubbio quest’ultima posizione.

Danilo Vassura

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