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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 34 (aprile - giugno 2003)


L'Ipotetico Valore Aggiunto

Efficienza ed efficacia non sono un problema solo per le amministrazioni pubbliche


Gli Enti Parco non sono certamente tra le amministrazioni pubbliche che possono dormire sugli allori o vivere di rendita.
Troppo giovani per essersi conquistati un deferente rispetto, troppo poco popolari per l'ostinazione con cui pongono la causa dell'ambiente al di sopra del pur legittimi interessi di parte. Enti Locali, Regione, Stato, si prodigano nel sottoporre l'attività degli Enti Parco a minuziose verifiche dell'efficacia e dell'efficienza dell'azione amministrativa. E di fronte al moltiplicarsi delle attività svolte, sempre più gravate da adempimenti formali, vengono mantenuti costantemente in difetto di organico e con scarse possibilità di valorizzare il lavoro dei propri dipendenti. Questo forse per provare la loro capacità di "darsi da fare", inventare nuove soluzioni, adattarsi o... scomparire.

Bilanci controllabili in tempo reale da superiori uffici regionali, controlli, preventivi e non, su legittimità e merito di ogni atto prodotto (a differenza del resto della Pubblica Amministrazione italiana e ...alla salute della sburocratizzazione"!), sempre più articolate relazioni di fine anno, sulla base delle quali si viene classificati subdolamente in "famiglie" (sarebbe meglio dire "serie"): A, B, C, su base rigorosamente quantitativa (alla qualità si penserà un'altra volta).

Un tale contesto lavorativo diviene spesso osservatorio privilegiato per quel che avviene nel tanto decantato sistema privato. Quello che dovrebbe produrre quel "valore aggiunto", su cui paghiamo la piu famosa delle imposte. Ed allora si scopre che "non è tutto oro quel che si fa luccicare". Presso l'Ente Parchi Lago Maggiore, per esempio, è successo che più della metà degli appalti di lavori pubblici sono stati aggiudicati ad imprese indotte a rispettare patti e condizioni contrattuali solo dall'apertura di pesanti contenziosi, spesso con contorno di penali e risarcimento danni nei confronti dell'Ente. Richieste di preventivi per interventi minuziosamente descritti, da svolgersi in situazioni ben circostanziate, previo sopralluogo di verifica delle condizioni operative, hanno visto la presentazione di offerte per le quali, tra la più conveniente e la più onerosa c'è stato un rapporto anche di 1:10 (!).

Fra le imprese che si fanno beffe del cliente (ricordiamo che l'ente pubblico dà la certezza del pagamento, solitamente in tempi rigorosamente prefissati) una nota azienda telefonica e la ditta fornitrice degli apparecchi, con essa convenzionata, hanno mantenuto l'Ente Parchi in condizione di grave inefficienza per oltre due mesi, nell'impossibilità di individuare le persone fisiche costituenti la controparte, costringendolo a sollecitare quasi quotidianamente l'adempimento degli impegni assunti.

Le migliori organizzazioni, per adempiere tali impegni, fanno ricorso ad una pletora di "super specialisti", ognuno dei quali, perfettamente scoordinato rispetto a tutti gli altri, non manca di criticare, se non rifare, il lavoro eseguito dai predecessori. Passando ad una scala più locale, dove i rapporti contrattuali dovrebbero beneficiare di situazioni meno complicate e più "umane", capita di vedere disertato per cinque volte consecutive, senza preavviso, un appuntamento per urgente riparazione di un impianto. Per non parlare di alcuni artigiani (peraltro preziosissimi, perché quasi in via di estinzione) per i quali il tempo di consegna è una variabile indipendente, che si abbatte poi come una meteora sull'organizzazione del servizio pubblico.

I liberi professionisti (le cui parcelle crescono anche in forza di decreti ministeriali, seppure annullati dai T.A.R.) che spontaneamente adempiono tutti gli obblighi della vigente normativa in materia di lavori pubblici sono sicuramente una minoranza. Se tali situazioni rispecchiassero un generalizzato livellamento verso il basso della qualità dell'offerta, sarebbe arduo credere nelle "magnifiche sorti e progressive" del sistema produttivo. E sarebbe una magra consolazione per noi pubblici dipendenti, sempre alla ricerca della dignità perduta.

Massimo Grisoli

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