![]() ![]() ![]() MARTIN PESCATORENotiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore Gli ambienti del parcoLa torbieraCarta d’identità
Inoltrandoci nel mondo delle zone umide troviamo anche la torbiera, un ambiente ormai raro nel nostro paese, in cui accade un fenomeno particolare: si accumula in superficie della torba. Questo materiale, di aspetto spugnoso e colore bruno, è formato dai resti parzialmente decomposti di piante palustri e forestali la cui completa decomposizione è impedita o ritardata dalla permanente presenza dell'acqua. Da ciò deriva un ambiente "anaerobico", più o meno acido. Il paesaggio delle torbiere in senso stretto di solito è caratterizzato da modesti ristagni d'acqua, che durante la stagione estiva possono in parte anche asciugarsi, intorno ai quali cresce una vegetazione palustre con prevalenza di sfagni, i muschi della torba. Esistono differenti tipologie di torbiera, legate alle diverse caratteristiche del clima e delle acque di ristagno ed alle specie vegetali che vi possono crescere. Di conseguenza la torba che nel tempo si accumula può avere una composizione piuttosto variabile, al punto che si arriva a distinguere tra torbe acide ed alcaline. Gli accumuli di questo materiale possono raggiungere e superare i 6 m di spessore. Distribuzione ed ecologiaNelle nostre aree protette la torbiera è presente solo ai Lagoni. Qui troviamo ancora torbiere "intermoreniche", il cui nome indica la loro collocazione geografica e ci permette anche di intuire la loro antica origine. Le torbiere dei Lagoni si trovano infatti nelle aree pianeggianti comprese tra i due sistemi di colline (i motti) che caratterizzano il territorio del parco. Queste colline corrispondono a due depositi morenici di epoca wurmiana (risalenti a circa 10.000 anni fa) lasciati dal grande ghiacciaio che una volta occupava l'area del Lago Maggiore e costituiscono perciò una piccola porzione del grande anfiteatro morenico che si trova a sud del nostro lago. Anticamente tra le morene dei Lagoni si trovavano degli specchi d'acqua che nel tempo si sono progressivamente interrati, con l'accumulo dei materiali minerali provenienti dall'erosione dei vicini cordoni morenici e dei resti decomposti della vegetazione contornante le zone umide. In seguito a questi processi sono nate e si sono sviluppate delle torbiere cosiddette "alte", che rappresentano uno dei principali tipi di torbiera presenti nell'europa centro-settentrionale. In realtà la torbiera dei Lagoni rappresenta un aspetto di transizione della tipica torbiera "alta". La vegetazione delle aree torbose è formata da consistenti coperture di sfagni, dalla cui lenta alterazione deriva gran parte della torba acida presente. Gli sfagni tendono a creare una coltre compatta entro la quale riescono a vivere solo alcune specie palustri quali la carice spondicola (Carex elata) e il giunco contratto (Juncus conglomeratus). In condizioni indisturbate la torbiera, nel corso del tempo, muta lentamente il suo aspetto. A causa soprattutto dei processi di interramento può essere sostituita da un ambiente più asciutto in grado di ospitare una vegetazione di tipo forestale. Flora e faunaSino ad oggi non risulta che sia stato fatto uno studio dettagliato sugli sfagni che caratterizzano le torbiere dei Lagoni. Probabilmente si compongono di più specie ma con certezza è segnalata solo la presenza di Sphagnum fuscum. Ben più conosciute sono invece le diverse piante acquatiche e palustri che hanno trovato rifugio in questi ambienti. Si tratta di specie rare o rarissime nel nostro paese.
Tra gli animali che frequentano questi ambienti troviamo numerosi insetti, dalla mal vista zanzara comune (Culex pipiens) alla graziosa libellula Anax imperator. L'entomofauna si arricchisce anche della presenza di coleotteri acquatici aliplidi e ditiscidi, di cui sono state riconosciute ben 30 specie. Gli specchi d'acqua sono importanti luoghi di riproduzione per diverse specie di anfibi quali il tritone (Triturus vulgaris), il rospo comune (Bufo bufo) e la rana agile (Rana dalmatina). Sono inoltre frequentati da non poche specie di uccelli. Vi nidificano il germano reale (Anas platyrhynchos), il tuffetto (Tachybaptus ruficollis), la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus) e vi trova rifugio e nutrimento l'airone cenerino (Ardea cinerea). Usi passati ed attuali
Le torbiere dei Lagoni, nella seconda metà dell'800, sono state in buona parte sottoposte ad attività estrattiva per ricavarvi torba, utilizzata prevalentemente come combustibile nella fornaci continue da calce dello "Stabilimento Moro" di Arona. Dette fornaci producevano calce attraverso la cottura della roccia calcarea proveniente dalla vicina cava "Fogliotti". Dalle notizie raccolte è risultato che l'estrazione della torba era realizzata dalla Società delle Torbiere dell'alto novarese, diretta da G. Moro e L. Maffei. Moro era anche proprietario di una cava di torba vicina agli attuali ruderi della Cascina Torbiera, estesa 15 are e 44 centieri. Entrambi ebbero il merito di segnalare il ritrovamento di reperti archeologici presso la cava del Lagone a B. Gastaldi, professore di Geologia alla Scuola di Applicazione degli Ingegneri di Torino. Si scopri' cosi' una stazione palafitticola di epoca preistorica risalente all'età del Bronzo (XVIII-XIII sec. a.C.) e da cui sono stati ricavati preziosi reperti tra cui le famose ruote di Mercurago. L'estrazione della torba ai Lagoni e stata probabilmente praticata per circa trent'anni, dal 1850 al 1880. Negli anni che seguirono, le zone umide residue tornarono a vivere abbastanza indisturbate. Nei pressi delle aree di torbiera (tunbèra) venivano al più effettuate delle occasionai pratiche come il pascolamento, il taglio primaverile delle carici (lisca) utilizzate per impagliare le sedie, il taglio invernale dei cespugli di frangola (sanguigneu) con cui si fabbricavano cesti e gabbie ed ancora la raccolta degli sfagni (mufeta) usati da qualche fiorista locale come ammendante. Oggi le zone umide del parco godono di un attento regime di tutela che le distingue dal resto del territorio come riserve naturali speciali. L'Ente Parchi ha recentemente avviato una serie di studi volti a comprendere al meglio le tendenze evolutive in atto e prevedere eventuali interventi di mantenimento o ampliamento di questi rari ambienti. Edoardo Villa
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