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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 35 (luglio - settembre 2003)


Sognando la foresta

La gestione dei boschi ai Lagoni di Mercurago


Un po' di storia

Il 16 maggio 1980 vede la luce il parco dei Lagoni. La legge regionale con cui viene istituito indica tra le sue finalità quella di "regolamentare i tagli boschivi onde favorire la riqualificazione dei boschi esistenti, elevandone il grado di produttività" nel rispetto delle caratteristiche naturali, ambientali, archeologiche e paesistiche di questo territorio. Nell'ottobre del 1985 la Regione Piemonte approva e rende esecutivo il piano di assestamento forestale del parco, ossia lo strumento che regolamenta la gestione dei boschi seguendo le finalità indicate nella legge istitutiva. Piano tuttora in vigore. Questa in estrema sintesi è la cronaca delle principali vicende legislative che hanno portato i boschi dei Lagoni a godere di una gestione a prevalente destinazione naturalistica. Vediamo ora di capire quali sono state le conseguenze concrete derivate da queste scelte.

Il piano di assestamento forestale

un boschetto del parco. Foto F. D'Amato

La gestione dei boschi di gran parte del nostro territorio regionale viene svolta sulla base di normative, più o meno articolate, di carattere generale. Il parco dei Lagoni rappresenta uno dei pochi casi in cui la gestione è regolamentata da uno specifico piano di assestamento forestale. Il motivo è semplice: la realizzazione dei piani di assestamento comporta dei costi, quasi sempre interamente a carico della pubblica amministrazione che, com'è noto, ha parecchi limiti al riguardo. Il piano di assestamento del parco ha come obiettivo generale la costituzione di una fustaia mista di latifoglie riconducibile al querco-carpineto dell'alta pianura. Ovvero prevede di creare e mantenere, la dove già c'è, un bosco misto di latifoglie a prevalenza di quercia farnia (Quercus robur), con l'eventuale presenza del carpino bianco (Carpinus betulus). Questo bosco governato a fustaia, cioè in grado di rinnovarsi attraverso la nascita di nuove piantine nate dal seme degli alberi adulti, rappresenta la vegetazione forestale più vicina a quella naturale originaria che anticamente formava la grande foresta presente nella Pianura Padana.

I boschi oggetto del piano si estendono su 345 ettari, pari al 73% della superficie totale del parco. Questo territorio è stato ripartito in 20 aree, chiamate particelle forestali, al cui interno sono stati indicati gli interventi selvicolturali da attuarsi nell'arco di 15 anni, pari al periodo iniziale di validità del piano. Gli interventi previsti consistono in tagli colturali, corrispondenti a diradamenti selettivi, in genere moderati, con cui vengono tolti gli alberi deperienti, morti, in precarie condizioni di stabilità o la cui eliminazione avvantaggia la crescita degli alberi "d'avvenire".
Nel contempo con queste pratiche selvicolturali si opera la conversione del bosco da ceduo a fustaia. Il ceduo corrisponde ad una forma di governo del bosco in cui la sua rinnovazione avviene attraverso il periodico taglio invernale degli alberi che poi dalle loro ceppaie sono in grado di emettere nuovi fusti: i polloni. Come più volte già indicato, in passato ai Lagoni la ceduazione era di gran lunga più praticata del governo a fustaia.

Quando è stato istituito il parco le tradizionali pratiche selvicolturali locali erano ormai in gran parte cessate. A questa situazione aveva contribuito anche l'estrema polverizzazione della proprietà dei boschi, quasi interamente privata. I dati sono più che eloquenti: i terreni del parco sono ripartiti in ben 937 ditte catastali! Tre di queste sono proprietarie di 158 ettari. La restante parte del territorio è cosi' suddivisa in piccole proprietà con una superficie media inferiore a 0,5 ettari.

I primi risultati

rimboschimento con essenze autoctone. Foto F. D'Amato

L'applicazione del piano è svolta dall'Ente Parchi. Il personale di vigilanza esegue le operazioni di contrassegnatura (martellata e/o specchiatura degli alberi da abbattere) ed opera le verifiche dei successivi tagli.
In questi anni gli interventi sono stati realizzati da diversi soggetti: proprietari dei boschi, operai dell'Ente Parchi in parte coadiuvati da detenuti ammessi al lavoro all'esterno, operai dei servizi regionali di forestazione e imprese forestali incaricate dai proprietari o dall'ente parchi.

Nei primi 10 anni di applicazione del piano si era arrivati ad assestare circa il 25% della superficie boscata totale. Di fronte a questo modesto risultato, a partire dal 1997, l'Ente Parchi ha avviato un programma per l'incentivazione degli interventi. Ciò ha comportato l'erogazione di specifici contributi per i proprietari di boschi che attuassero questi interventi e in alternativa la realizzazione degli stessi da parte degli operai dell'ente (quest'anno sostituiti di un'impresa forestale esterna), con il consenso delle proprietà a lasciare all'ente 1/3 del legname di risulta. Questo programma ha avuto successo: ha coinvolto ben 202 proprietari ed ha portato ad assestare circa il 74% dei boschi. L'Ente Parchi ha ricavato dalla vendita del legname a sua disposizione 11.311,84 euro utilizzati per acquistare nuovi attrezzi forestali.
Là dove necessario dopo i tagli sono state operate delle piantagioni di specie arboree ed arbustive autoctone che, a partire dal 1993, hanno comportato la messa a dimora di circa 2.500 piantine.

Alcune riflessioni

Nel tentare un sommario bilancio dell'attività fin qui svolta si possono trarre alcune positive considerazioni che in vista della ormai prossima revisione del piano di assestamento ci auguriamo servano a ben proseguire. Gli interventi realizzati hanno prodotto, per quanto possibile, un miglioramento delle condizioni dei boschi, in particolare della loro struttura, produttività, stabilità e naturalità.
L'Ente Parchi, avvalendosi del proprio personale, ha maturato una preziosa esperienza di gestione forestale nell'ambito della selvicoltura naturalistica. Esperienza messa a frutto anche all'interno dell'associazione Pro Silva Italia che promuove questa forma di selvicoltura.

Il continuo confronto con i vari proprietari, pur non sempre facile, ha in buona parte dei casi rimosso resistenze e pregiudizi che inizialmente fiorivano nei confronti della gestione forestale promossa dal parco. Il programma di incentivazione ha riavvicinato ai loro boschi diversi proprietari, contribuendo cosi' a far rinascere il legame tra territorio e persone che lo abitano. Un legame non privo di contraddizioni e difficoltà, ma di indiscutibile valore.
Il legname ricavato dagli interventi (si tratta di diverse centinaia di quintali) è stato quasi completamente utilizzato come combustibile. Vale la pena ricordare che la legna da ardere, se ricavata dai boschi in modo oculato, rappresenta una delle fonti energetiche più ecologiche poiché, diversamente dai combustibili fossili, non produce nell'atmosfera un nefasto incremento dei gas serra.

Edoardo Villa e Fabio Baglioni

Copertina del volume

Letture e passeggiate di approfondimento

Chi volesse approfondire l'argomento puo' leggersi:

  • l'articolo, di Edoardo Villa, riguardante il bosco e la sua gestione comparso sul Martin pescatore numero 32,
  • la cronaca della tromba d'aria, il 21 luglio 2003 che ha devastato buona parte dei boschi del parco,
  • il numero di ottobre 2003 del Martin Pescatore in cui le guardie e gli operai raccontano la loro esperienza della tromba d'aria.
  • il numero di aprile 2004 del Martin Pescatore in cui il direttore parla dei boschi del parco.
E' anche possibile acquistare la dispensa del corso di riavvicinamento agli alberi in cui sono ampiamente illustrate le caratteristiche dei nostri boschi, delle piante che li popolano e la loro gestione.
Per chi invece volesse visitare di persona i boschi dei Lagoni consigliamo un percorso segnalato ed autoguidato, che attraversa le principali tipologie forestali del parco.

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