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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 37 (gennaio - marzo 2004)


I caprioli ai Lagoni

L'emozione di una scoperta, i problemi di una realtà


Erano i primi anni '90 quando cominciai a notare impronte di zoccoli nel fango e nella neve, ma pensavo a capre scappate da qualche recinto.
Più avanti trovai anche "fatte" e giacigli nel bosco. Ormai sospettavo fossero dei caprioli, e poterne avere la certezza diventò per me un chiodo fisso. Immaginate: il capriolo! Questo bellissimo ed elusivo rappresentante dei boschi più selvatici aveva ripreso a frequentare queste zone, a pochi passi da casa nostra, dopo decenni, anzi, forse qualche secolo, dalla sua scomparsa!

Qualche mese dopo vidi dei gruppi di daini e da allora le impronte delle due specie si confondevano. Il daino, è un poco più grande del capriolo ed è molto più sedentario: non si disperde sul territorio e può raggiungere densità elevate arrivando a provocare anche danni al bosco. Se i daini prendono il sopravvento, il capriolo deve abbandonare i territori e cercarne altri.

Finalmente, in modo inatteso e sorprendente, l'avvistamento!
Le sei di sera di un giorno di inizio autunno, ero in auto su "stra' da la buscarola"; di li' a poco avrei concluso il servizio. Ad un tratto, alla mia destra, sbucarono dalla pineta due caprioli! Non credevo ai miei occhi!
Senza scendere dalla "panda" li guardai meglio, cercando quei segni particolari che distinguono le diverse specie di ungulati, segni che avevo imparato a memoria guardandoli e riguardandoli sui libri. Notai subito la macchia bianca cuoriforme sul sedere e l'assenza della coda, due caratteristiche della specie.

Mi attraversarono la strada tranquillamente, come non esistessi. Capii che erano una femmina adulta, per l'assenza delle corna, con un giovane dell'anno, più piccolo e con i caratteristici tratti infantili. Poi sparirono nel bosco.

Il primo istinto fu di informare stampa e televisioni ma poi, con fatica, decisi di tenere per me e i miei colleghi la notizia: divulgarla poteva essere pericoloso per l'incolumità dei caprioli stessi, sempre appetiti dai bracconieri. Solo dopo qualche anno, quando anche alcuni fruitori del parco cominciarono a imbattersi in questi "cerbiatti", dovemmo ammetterne la presenza.

Ci furono poi, purtroppo, anche i primi investimenti sulla provinciale tra Oleggio e Comignago, con diverse vittime tra i caprioli e danni, per fortuna solo materiali, alle auto.
Da allora gli avvistamenti sono aumentati, ripetendosi ogni stagione. Riuscii anche a fotografarli al pascolo e recentemente un collega è riuscito a riprenderli con una telecamera.

Nel territorio dei Lagoni si sono stabilizzate da due a quattro copie, con uno o due piccoli. Questi, dopo uno svezzamento di circa un anno, se ne vanno in cerca di nuovi territori. Non sappiamo esattamente perché il capriolo abbia ripreso a frequentare le nostre zone, ma ci piace pensare che sia successo in modo naturale: giovani in cerca di nuovi territori possono essere scesi prima dall'Ossola e poi dal Cusio per arrivare fino dalle nostre parti.

Il territorio ideale dei caprioli è costituito da un'alternanza di boschi e prati o coltivi: ambiente ancora ben rappresentato sia all'interno che all'esterno del Parco. La notevole presenza di strade, anche con traffico intenso, è un pericolo costante per la sopravvivenza di questi graziosi animali. Chiudere le strade forse non è possibile, ma limitare il traffico su alcune, moderare la velocità, posizionare cartelli appositi sarebbe davvero doveroso. Ricordiamoci anche delle stragi che puntualmente, ogni anno, si verificano ai danni di ricci, scoiattoli, tassi, rospi, uccelli, ecc.

La vera soluzione sta comunque in un fondamentale rispetto della vita, anche quella animale: in questo periodo non è più un argomento facile da sostenere e aprirei un dibattito che va oltre le intenzioni di quest'articolo.
A voi le conclusioni.

Daniele Accantelli

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