![]() ![]() ![]() MARTIN PESCATORENotiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore Ma noi ci siamoAppendice alla bagarre di fine estate su pesci morti, puzze e ddt a FondotoceCorreva l'anno 1993 e la riserva naturale di Fondotoce era da poco una realtà operativa allorché l'Ente Parchi Lago Maggiore interveniva ufficialmente a tutela delle caratteristiche naturali ed ambientali del Canale di Fondotoce, in ossequio ai compiti precisamente riportati nella legge istitutiva dell'area protetta. Lo faceva riprendendo le vive premure espresse qualche anno prima dall'assessorato regionale alla Pianificazione territoriale e ai Parchi e dando il proprio contributo di critica costruttiva, affinché le operazioni di risanamento non sfociassero nella cementificazione del corso d'acqua.
Avendo documentato gli aspetti di pregio e quelli di degrado esistenti prima dell'inizio dei lavori ed avendo seguito con attenzione (non sempre gradita) lo svolgersi degli stessi, la Direzione dell'Ente segnalava con puntualità, sempre ufficialmente, i problemi e le incongruenze che si verificavano in corso d'opera, finché, con una lettera dell'ottobre '89, evidenziava la necessità di porre rimedio ad alcune disfunzioni, alla vigilia dell'ultimazione del primo lotto di interventi. Nel frattempo il Martin Pescatore, con articoli del gennaio, del luglio e del dicembre 1999 (nn. 18, 19 e 21), contribuiva a tener viva l'attenzione sull'efficacia delle operazioni di risanamento e riqualificazione. Nel 1995 il personale di vigilanza dell'Ente Parchi, non altri, si immergeva nelle acque del rio "Renetta", impestate da cianuri in concentrazione fino a 190 volte superiore a quella ammessa dalla Legge (vedasi il notiziario dell'Ente n. 5 del settembre '95), contribuendo ad una serie di indagini confluite poi nei procedimenti giudiziari che hanno portato alla chiusura dell'azienda forse più famosa dell'area industriale di Fondotoce. Sono dell'aprile 2002 e del gennaio scorso gli "articoli-denuncia" del notiziario dell'Ente Parchi, nei quali, riferendo fatti documentati e dati scientifici, si prospetta la gravità della situazione delle acque della riserva, vuoi per gli scarichi industriali e civili lungo i corsi d'acqua, vuoi per gli esiti del ben noto inquinamento da ddt. E' per iniziativa dell'Ente Parchi che nell'aprile del 2001 Prefettura, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato, Questura, A.R.P.A., Comune e Provincia di Verbania hanno accettato di riunirsi intorno ad un tavolo per discutere dell'efficacia delle azioni di prevenzione e pronto intervento in caso di inquinamento. L'attività di vigilanza nella riserva ha comportato, sino ad oggi, la segnalazione di numerosi casi di inquinamento delle acque, puntuale e conclamato: 12 del rio Stronetta, 2 del fiume Toce, 6 del rio Renetta, 2 del Canale di Fondotoce, 2 del fiume Strona. In rari casi gli enti preposti hanno risolto il problema alla radice, con la precisa identificazione dei responsabili dell'inquinamento e la rimozione delle cause dello stesso. In un solo caso, nell'estate dello scorso anno e per merito della Provincia, si è avviato un tavolo di lavoro tecnico, in più occasioni richiesto dall'Ente Parchi, per affrontare tali problemi. Pare incredibile, ma tutto ciò è stato perfettamente ignorato dai mass-media che a fine estate hanno deciso di interessarsi delle vicende di Fondotoce, cavalcando l'indignazione dei molti che, per forza o per opportunità, hanno voluto abbracciare la causa dell'ambiente. Per la quale, come tutti sappiamo, non ci si può limitare a fare emergere le "magagne", ma si deve lavorare attivamente, in "positivo". E nello specifico l'Ente Parchi Lago Maggiore lavora su almeno cinque fronti. I. I rifiuti, che per molti anni hanno fatto di Fondotoce un deposito permanente di immondizia. L'Ente Parchi ha rimosso tonnellate di rifiuti, regolarmente e con continuità, attivando anche finanziamenti regionali "ad hoc" e svolgendo - come ben ha ricordato recentemente il Presidente del Parco del Ticino - un'azione di supplenza nei confronti degli enti Locali preposti, dei quali è a carico l'onere della raccolta e dello smaltimento. II. La riqualificazione del territorio. Tramite la realizzazione di itinerari ciclo-pedonali, l'Ente Parchi ha anticipato la prospettiva confermata poi dal Piano di mobilità della Provincia e dei Comuni, rimettendo faticosamente un po' d'ordine negli usi dei terreni prospicienti il lago ed il fiume ed ha realizzato una quindicina di chilometri di percorso, che costituiranno una componente non certo secondaria della futura rete provinciale, interprovinciale e - si spera - internazionale. III. La pianificazione. Grazie ad un apposito finanziamento comunitario (Interreg II Italia-Svizzera) l'Ente Parchi ha potuto dotarsi di un autorevole studio di fattibilità di interventi di riqualificazione delle sponde, messo a punto da un pool di professionisti, con competenze di tipo idraulico, geologico, agronomico, forestale, architettonico e naturalistico. Tale studio ha permesso di sostenere con più autorevolezza la causa della difesa dell'ambiente fluviale, della naturalità delle rive, dell'importanza di habitat di pregio, come il greto del fiume, fatte salve ovviamente - e ove dimostrate - le ragioni della sicurezza. Lo stesso Magistrato del Po ha fatto proprie alcune delle indicazioni contenute in tale studio, che costituisce anche un primo fattivo contributo alla battaglia per la biodiversità ed il mantenimento della capacità autodepurativa dei corsi d'acqua, argomenti che, riproposti nelle tante dichiarazioni di adesione formale al processo di "Agenda 21", non hanno visto impegnati, a livello locale, altri che i Parchi e, da qualche anno, la Provincia, con un encomiabile progetto "Life - natura", anche questo finanziato con fondi comunitari. IV. La valorizzazione del pregio ambientale della riserva. Un Centro Studi sulle Migrazioni, allestito ed avviato sempre con fondi del programma "Interreg Italia-Svizzera", opera con pieno successo presso la riserva di Fondotoce. La ricca documentazione dei risultati conseguiti dal Centro evidenzia l'importanza internazionale dell'area protetta per quanto riguarda gli studi in campo naturalistico. V. L'Educazione Ambientale. Un quinta area di attività ha riguardato l'Educazione Ambientale. Basti ricordare che, in collaborazione con l'I.T.I.S. Cobianchi di Verbania, si sono realizzate esperienze di "alternanza scuola-lavoro" e di "area di progetto" che hanno fruttato cinque interessanti rapporti sulla qualità delle acque delle nostre aree protette. Per quanto riguarda poi i possibili fenomeni di inquinamento dei depositi alluvionali, sta di fatto che la direzione dell'Ente Parchi aveva richiesto, anche formalmente, agli enti preposti analisi specifiche nell'aprile 2001, ben prima che generiche affermazioni su presunti esiti dell'inquinamento venissero riportate dai mass-media. A tale richiesta ne sono succedute altre, con analogo obiettivo, tutte ugualmente inevase. Certo non mancheranno nuove iniziative da parte dell'Ente Parchi, a partire dalla richiesta, già inoltrata, di riapertura del tavolo di lavoro tecnico presso la Provincia già citato e sempre con la consapevolezza che tali questioni manifestano la loro importanza su un orizzonte che va ben al di là di quello di una stagione siccitosa o di una tornata elettorale. Massimo Grisoli
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