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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 38 (arpile - giugno 2004)


L'Ente Parchi Lago Maggiore ha condiviso e sostenuto ufficialmente una petizione di LEGAMBIENTE-VERBANO presentata al Parlamento Europeo, al fine di prevenire un nuovo disastro ambientale. Alla dottoressa Alberti, responsabile dell'associazione, chiamata a riferire direttamente a Bruxelles il 21 gennaio scorso, abbiamo chiesto di illustrare il problema per i lettori del Martin Pescatore.

Il mercurio incombe sul Lago Maggiore!

I perché della petizione di Legambiente a Bruxelles


E', il mercurio, un curioso metallo, che da sempre affascina gli uomini. Liquido a temperatura ambiente, lucido, grigio, pesantissimo, si divide in gocce mobilissime, che facilmente si riuniscono. La sua scattante mobilità gli ha fatto derivare il nome dal dio Mercurio, messaggero alato degli dèi.
Oggi si sa che il mercurio può accumularsi nell'organismo e dar luogo a malattie acute e anche mortali (il famoso morbo di Minamata, che in Giappone, negli anni '50, sterminò centinaia di persone che si cibavano di pesce contaminato) o a disturbi nervosi cronici (l'idrargirismo).

Enichem a Pieve Vergonte. Foto LegAmbiente

Oltre che per segnare la temperatura e per altri strumenti, il mercurio è utilizzato in chimica come catalizzatore di alcune importanti reazioni e come catodo (polo negativo) nelle "celle elettrolitiche soda-cloro ad amalgama". Proprio da quest'ultima attività, da novant'anni in uso senza troppe cautele a Pieve Vergonte (impianti ex Rumianca, ex Enichem), deriva la straordinaria presenza del mercurio, insolubile in acqua, nei fondali del Lago Maggiore e quindi nelle sabbie delle spiagge, soprattutto quelle più vicine alla foce del Toce. Le catene alimentari e i rivoltamenti causati dalle alluvioni possono riportare il mercurio dai fondali agli esseri viventi e all'uomo.

Il cloro gassoso che si ricava dalle celle elettrolitiche ha lo scopo di "clorurare" altre molecole: famosa la sintesi a Pieve Vergonte del DDT (Dicloro-Difenil-Tricloroetano, appunto), stoppata nel 1996 dall'intervento del ministro Ronchi, dopo le scoperte divulgate dal Laboratorio Cantonale Elvetico.

Oggi Tessenderlo, subentrata ad Enichem, opera a norma di legge, secondo Arpa e lo scarico di mercurio a lago è limitatissimo. Perché allora Legambiente è andata il 21 gennaio scorso a Bruxelles a perorare che Tessenderlo sia obbligata a cambiare la tecnologia delle sue celle ad amalgama di mercurio con altra, priva del pericoloso metallo?
Perché il pericolo incombe: le ottanta tonnellate di mercurio che quotidianamente circolano nelle celle per estrarre il cloro (40.000 tonn./anno) dalle soluzioni saline potrebbero essere mobilizzate e trascinate di colpo a valle da un qualsiasi grave incidente, non improbabile: un'alluvione (gli impianti sono sotto gli effetti congiunti del Marmazza e del Toce), un terremoto, un incendio, uno scoppio. Gli impianti sono ormai vecchi, il capannone con le celle anche.

Il Ministero ha già proposto un contributo del 30% per la sostituzione delle vecchie celle con altre di moderna concezione, ma Tessenderlo non ci sta. E cosi', non capendo che cosa aspetti la proprietà a convertire gli impianti e gli amministratori pubblici ad intervenire, tocca ai cittadini, singoli e associati, tenere alta la guardia e non permettere che il silenzio prenda il sopravvento.

Per questo Legambiente il 21 gennaio scorso è andata a Bruxelles, sperando che l'Unione Europea arrivi là dove i nostri governanti non arrivano.

Amelia Alberti
presidente Circolo Verbano di Legambiente


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