Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore Numero 40 (ottobre - dicembre 2004)
Il “pinino” è sistemato
Breve resoconto di un piccolo intervento di ingegneria naturalistica operato al parco dei Lagoni dal personale dell’Ente Parchi
Ben oltre due anni fa, nella primavera del 2002, sull’area del parco dei Lagoni si verificarono piogge intense che provocarono due piccole frane lungo il versante boscato sovrastante un tratto della stra’ dal Pinin, al limite meridionale del parco, nel comune di Comignago.
Questi smottamenti, oltre a destabilizzare i versanti su cui si erano verificati, avevano comportato l’accumulo del materiale franato (terra, sassi e piante legnose) sulla strada, limitandone la percorribilità ed impedendo il transito ai veicoli motorizzati.
L’Ente Parchi nel dicembre 2002 decise di provvedere alla sistemazione dei versanti e della strada ricorrendo a tecniche di ingegneria naturalistica ed affidò, per l’anno successivo, la progettazione e la realizzazione degli interventi ad una parte del personale dell’ente.
Nel luglio 2003, come molti ricorderanno, si è verificata la terribile tromba d’aria che ha costretto a rinviare i lavori alla primavera di quest’anno. La progettazione vera e propria è stata preceduta da appositi rilievi topografici dell’area, affidati ad uno studio esterno, che si è gentilmente prestato anche alla stesura degli elaborati grafici di progettazione successivi.
Parte degli interventi di sistemazione sono stati inoltre affidati ad una impresa esterna dotata dei macchinari necessari (escavatore, ecc.).
Ora ci troviamo a fare qualche riflessione sull’esperienza fatta.
E’ innanzitutto opportuno chiarire a cosa corrisponde l’ormai ricorrente termine di ingegneria naturalistica. Un noto cultore della materia (H.M. Schiechtl) l’ha definita come “una disciplina tecnico-scientifica che studia le modalità di utilizzo, come materiali da costruzione, di piante viventi, di parti di piante o addirittura di intere biocenosi vegetali, spesso in unione con materiali non viventi come pietrame, terra, legname, acciaio”.
Il ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica per la sistemazione dei dissesti è ormai una realtà assodata che sta sempre più affermandosi. I motivi principali di tale successo sono sostanzialmente l’efficacia degli interventi e la loro elevata compatibilità con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei territori in cui vengono operati.
Dal punto di vista economico questi lavori di solito si caratterizzano per i costi relativamente modesti dei materiali che vengono utilizzati; per contro comportano costi onerosi di manodopera specializzata e di utilizzo delle attrezzature necessarie.
Gli interventi operati nel nostro piccolo cantiere hanno comportato in sostanza:
la rimozione dei numerosi alberi e di parte delle loro ceppaie, caduti nell’area in seguito alla tromba d’aria ed alle precedenti frane;
la riapertura della strada e la sistemazione del suo fondo con la posa di soglie taglia-acqua in legno;
la sistemazione dei versanti attraverso il loro parziale rimodellamento, la posa di una scogliera in pietra al piede e la realizzazione lungo il pendio di gradonate con piantine.
E’ stata la nostra prima esperienza e, come spesso accade, si è rivelata più impegnativa del previsto. Per raccontare tutte le difficoltà e gli imprevisti incontrati, alcuni un pò grotteschi, sarebbe necessario un intero numero del Martin Pescatore che nessuna persona sana di mente leggerebbe.
L’esito dei lavori fin qui condotti è incoraggiante. Alcuni violenti temporali dei mesi scorsi hanno rappresentato una sorta di collaudo delle opere realizzate che è stato superato sostanzialmente in modo positivo. Sono ora necessari solo alcuni interventi di manutenzione in parte già preventivati (tagli di ripulitura delle piante infestanti, localizzate risistemazioni del fondo stradale, ecc.).
Sintesi degli interventi operati
1. Interventi preliminari
Hanno comportato la rimozione degli alberi e parte delle loro ceppaie presenti nell’area. Il legname è stato depezzato ed accatastato nei pressi, in accordo con i proprietari interessati. Le ceppaie sono state smaltite in discarica.
2. Sistemazione della strada
E’ stata realizzata innanzitutto rimuovendo il materiale di accumulo delle frane, in parte conferito in discarica ed in parte ricollocato sui versanti. Si è quindi rimodellato il fondo stradale, stabilizzando il più possibile la sua pendenza con la posa di 15 soglie taglia-acqua in legno scortecciato di robinia e castagno reperito in loco, lunghe in media 2,5 m e con diametro medio di 15 cm, fissate al suolo con appositi tondini in ferro lunghi 1 m e del diametro di 16 mm.
3. Sistemazione dei versanti
Si sono dapprima rimodellati parzialmente i due versanti operando alla loro base dei riporti del materiale franato e rimuovendo manualmente 6 m³ circa della sommità della nicchia di distacco di una delle due frane (operazione detta “scoronamento”) che presentava una notevole inclinazione (56°) e risultava perciò esposta al rischio di subire un nuovo dissesto. Al piede di ciascun versante è stata successivamente realizzata una scogliera in pietra (con massi del peso unitario di circa 6 q). Il fronte interno di una delle scogliere è stato debitamente drenato posando uno strato di ghiaietto ed al fondo di questo un apposito tubo di plastica di raccolta delle acque.
Si è quindi ultimato l’intervento di sistemazione con la tecnica della gradonata con piantine.
Questo tipo di intervento ha come obiettivo la stabilizzazione del versante franato ricreando su di esso un’adeguata copertura forestale, formata in prevalenza da arbusti e piccoli alberi di specie autoctone. Il rinsaldamento del terreno viene favorito dallo sviluppo degli apparati radicali delle piante messe a dimora che inoltre, con la loro chioma, proteggono la superficie del suolo dall’erosione prodotta dalle precipitazioni.
La sistemazione a gradonate realizzata ha comportato lo scavo manuale di una serie di banchine larghe 50-70 cm e distanti tra loro, lungo il pendio, da 2 a 3 m. Ogni banchina si sviluppa secondo una curva di livello del versante e presenta perciò un andamento orizzontale. All’interno dello scavo di ogni banchina sono state messe a dimora piantine radicate di 2-3 anni di età di tre specie forestali ritenute adatte alle caratteristiche del luogo: salicone (Salix caprea), sambuco comune (Sambucus nigra) e maggiociondolo comune (Laburnum anagyroides). Le piantine sono state collocate con un’elevata densità (5 piante/m) al fine di creare una fitta ed efficace copertura forestale. Nell’insieme sono state messe a dimora 422 piantine (217 saliconi, 100 maggiociondoli, 90 sambuchi, 5 noccioli e 10 biancospini). Le piantine di biancospino (Crataegus monogyna) e nocciolo (Corylus avellana), insieme a poche decine di esemplari delle specie impiegate nelle gradonate, sono state piantate singolarmente, in modo irregolare, su tratti dei versanti limitrofi ai dissesti che si presentavano privi di copertura forestale a seguito della tromba d’aria.