![]() ![]() ![]() MARTIN PESCATORENotiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore Informazione, didattica o Educazione Ambientale?La differenza non è da poco: il significato degli “indicatori”, tratto dal contributo di T. Pera, C. A. Vicari e L. Maurizi al progetto di cooperazione decentrata coi parchi senegalesi, asse di E.A.Il modello di riferimento per l’Educazione Ambien-tale (E.A.) è stato proposto dall’ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori) nel testo: AA.VV. “Educazione Ambientale: gli indicatori di qualità” - I.S.F.O.L (Istituto Formazione Lavoro) - F. Angeli Ed., Milano, 1991. Questo modello nasce da una ricerca condotta in collaborazione tra docenti e esperti di E.A., tenendo conto di esperienze anche a livello internazionale, a partire da alcune domande di fondo:
Nella E.A. l’unità di misura è il cambiamento ottenuto nei soggetti coinvolti. Gli strumenti per misurarlo sono griglie di osservazione che siano semplici da redigere e da utilizzare. Per valutare un processo è necessario disporre di almeno due misurazioni: una che precede l’intervento ed una a conclusione. La valutazione è l’operazione di comparazione tra queste due (o più) misurazioni, alla luce degli obiettivi. Tuttavia i metodi usuali di valutazione, spesso applicati ai soli aspetti cognitivi, non sono facilmente praticabili né trasferibili a processi educativi che implicano evoluzioni profonde e radicali cambiamenti di comportamento. È proprio per rendere praticabile la necessaria valutazione del processo i ricercatori che hanno lavorato presso l’ISFOL di Roma, e poi presso il Centro Europeo dell’Educazione di Frascati, hanno messo a punto i cosiddetti “indicatori di Educazione Ambientale”: questi costituiscono le “tracce” del processo educativo, cioè della trasformazione (co-evoluzione) che ci interessa. Evidenziamo qui solo quelli utilizzati nel progetto “Sénégal” tra i quali non è compreso, per la particolarità del progetto, l’indicatore “complessità”, che emergerà probabilmente in corso d’opera. Rapporti scuola-territorioUn progetto di E.A. non può essere ristretto alla sola scuola che lo attua, altrimenti rischia di essere solo un’esercitazione accademica. Serve un rapporto con le strutture del territorio (Comuni, Province, Parchi, ecc.) inteso però questo non solo come “campo d’indagine”, ma anche occasione di esperienze significative di collaborazione e di assunzione di responsabilità della scuola e dei partner verso la società. Lavoro sul campoIl lavoro sul campo richiede capacità di vedere e ascoltare l’ambiente, che è “altro” da noi, e permette di provare stupore e spiazzamento, condizioni indispensabili per avviare un processo di educazione e di cambiamento di atteggiamento. Queste condizioni devono essere comunque favorite anche dagli altri aspetti presenti nel progetto: paradossalmente, si può lavorare sul campo orientati ad un compito, come l’analisi delle acque o l’osservazione di un animale, senza rendersi conto del contesto intorno. Ecco perché il lavoro sul campo costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente per parlare di E.A. Ricerca-insiemeDietro ad ogni progetto di E.A. c’è un’équipe di lavoro, di cui fanno parte docenti, esperti esterni, amministratori pubblici, studenti, ciascuno con un proprio ruolo, diverso dagli altri, ma mai solo passivo. Perché un progetto di E.A. porti ad una vero cambiamento culturale ed etico gli studenti non possono essere semplici esecutori di quanto hanno stabilito altri. Più in generale, nessun membro dell’équipe può stare nelle proprie certezze ed evitare di mettersi in gioco. Se si fa vera ricerca, nessuno può sapere a priori come andranno a finire le cose: né l’insegnante, né l’esperto. Anche questo indicatore, dunque, sottolinea come fare E.A. significhi soprattutto cercare di uscire da noi stessi, dalle nostre sicurezze, per aprirsi verso ciò che è “altro” da noi. TrasversalitàL’E.A. è sicuramente trasversale alle discipline, quindi nel contempo pre-disciplinare e inter-disciplinare. Un progetto di E.A. dovrebbe quindi essere “trans-disciplinare”, cioè attuare relazioni tra molteplici discipline; “multi-temporale”, perchè ogni sotto-équipe ha ritmi e tempi differenti; “multi-soggettivo”, considerando la composizione delle équipe di lavoro. Valorizzazione delle differenze
Le differenze tra i diversi soggetti coinvolti nel progetto educativo non vanno viste come limiti bensi' come risorse che devono innanzitutto essere portate alla luce. FlessibilitàProgetti rigidi non si confanno all’E.A., che richiede proprio una mentalità pronta al cambiamento. Tutti noi dovremmo essere educati a “prevedere l’imprevedibile”. E’ necessario quindi che i progetti sappiano modificarsi in itinere, cogliendo le situazioni che si sviluppano: questo non significa che non debbano essere rigorosi dal punto di vista dell’organizzazione e degli obiettivi, ma la flessibilità deve essere connaturata ai progetti, proprio perché la realtà non può prescindere dalla modificazione continua dell’ambiente e della società. Relazione tra l’équipe e la scuolaLa presenza di un’équipe di E.A. non deve essere nascosta nella scuola, non può essere una sorta di “scuola nella scuola”. Affinché i progetti di E.A. possano concretamente incidere nella vita della comunità ci deve essere una forte e coerente relazione tra i progetti stessi e il progetto educativo globale della scuola. Un progetto di E.A. dovrebbe portare ad una rottura della griglia oraria tradizionale della scuola, in quanto sono necessarie compresenze di insegnanti di discipline diverse e di esperti, momenti di lavoro sul campo e di confronto collettivo. E’ necessario anche che la scuola riconosca il maggior carico di lavoro degli insegnanti impegnati in progetti di questo tipo. Qualità dinamiche: in un progetto di E.A. vengono valorizzate alcune qualità “statiche”, come la capacità di ascolto, di attenzione, di percezione, ma vengono privilegiate le “qualità dinamiche”, quali la capacità di assumere atteggiamenti autonomi e consapevoli, di esprimere volontà, di operare scelte, ecc. Il lavoro sul campo, la ricerca-insieme, la valorizzazione delle differenze portano gli studenti (e tutti i membri dell’équipe) verso l’assunzione di responsabilità e lo sviluppo di qualità dinamiche, essenziali in una società complessa. CambiamentoTra le finalità esplicite dell’E.A. c’è il cambiamento di comportamenti e atteggiamenti e non solo di conoscenze e abilità. Questo indicatore si sviluppa su due piani: quello interno al sistema “équipe” e quello esterno a questa e relativo all’ambiente entro cui ci si muove. Se il cambiamento “interno” è rilevabile in termini di conoscenze, abilità, comportamenti, atteggiamenti, anche quello “esterno” può essere indotto negli stessi termini. E’ importante comunque evidenziare qualsiasi modificazione culturale o strutturale che sia frutto diretto o indiretto dell’azione di E.A. Vicino/lontano nel tempo/spazioNon è un indicatore ma un indice, che per lo specifico del progetto Sénégal riteniamo di poter elevare al grado di indicatore. I fenomeni globali della biosfera o dell’economia mondiale ci inducono a riflettere su come processi localizzati nello spazio e nel tempo possano essere correlati ad altri, lontani nello spazio e nel tempo, imprevedibili nei dettagli. La teoria della complessità infatti porta alla crisi delle spiegazioni lineari e semplici dei fenomeni e induce a pensare in termini di retroazioni e imprevedibilità. Un progetto di E.A. non può prescindere da questa riflessioni: scelte apparentemente locali e puntuali nel tempo possono determinare conseguenze non facilmente prevedibili nel resto della biosfera e nel futuro. La strada dello sviluppo sostenibile, in fondo, ha proprio come riferimento questo rapporto tra il vicino e il lontano nello spazio e nel tempo.
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