Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 41 (aprile - giugno 2005)
Guinzaglio?
Sì, grazie!
Una certa intolleranza verso l’obbligo di condurre i cani al guinzaglio
è un problema sempre di attualità ai Lagoni di Mercurago. Attraverso
un’intervista a Paolo Debernardi, teriologo (cioé studioso dei
mammiferi) abbiamo pensato di chiarire i motivi per cui una persona che decide
di andare a fare una passeggiata con il suo cane nel parco, pensando magari
di farlo scorrazzare un po’ all’aria aperta, si trova invece a doverlo
tenere legato
Per quale motivo in un parco naturale i cani devono essere condotti al guinzaglio?
Il divieto scaturisce da più motivazioni. La ragione primaria per accettare
consapevolmente tale limitazione è il rispetto della natura. Infatti,
quando visitiamo una foresta (ma vale per qualsiasi ambiente naturale o paranaturale)
in realtà transitiamo in un palcoscenico che si animerà di creature
timide ed elusive solo dopo il nostro allontanamento o al calar della notte.
Se l’interferenza accade raramente o per ragioni naturali (il lupo o la
volpe hanno certo più diritti di cittadinanza in un bosco dei nostri
animali domestici) l’ecosistema non incorre in problemi; se centinaia
di cani fanno i loro bisogni in giro (e più ne fanno più ne farebbero,
per segnare il territorio) abbiamo creato un disturbo dannoso per le altre componenti
dell’ecosistema.
I problemi principali creati dagli animali, così liberati, sono di interferenze
con gli ungulati selvatici, i conigli e le lepri che purtroppo non fanno differenza
se l’odore è quello di un lupo o quello di uno Yorkshire nutrito
a KiteKat.
Non bisogna dimenticare che il cane, se sguinzagliato, può irrimediabilmente
perdersi (magari seguendo tracce di animali selvatici) e finire molto male.
Inoltre, il divieto tutela i cani da contatti con animali che possono trasmettere
loro malattie infettive e parassitarie. Viceversa il nostro vaccinato amico
può passare varie malattie ai selvatici.
Non da ultimo, il tenere sotto controllo i cani tenendoli al guinzaglio è
una norma che favorisce il controllo e la prevenzione verso coloro che approfitterebbero
della possibilità di lasciare girovagare i cani per abbandonarli dolosamente.
Che cosa dire alle persone sicure che il loro cane non si allontanerebbe, anche
senza guinzaglio, e certamente non farebbe nulla di male ai selvatici presenti
nel parco? Molti, dopo anni che possiedono un cane, ritengono di “conoscerlo
da una vita"...
Innanzi tutto occorre fare un chiarimento sui “danni ai selvatici”,
che sono di due tipi: il disturbo diretto e quello indiretto.
Il primo è il contatto (es. incontro casuale, inseguimento con messa
in fuga del selvatico, possibile predazione o ferimento).
Il secondo è l’effetto del passaggio e delle tracce solido-liquide
(da “predatore”) che il cane lascia in un contesto che dovrebbe
avere “di sfondo” altri tipi di tracce olfattive.
In generale, un selvatico cerca posti tranquilli, cioè privi di una concentrazione
anomala di odori prodotti da potenziali predatori o concorrenti, silenziosi
e poco frequentati dall’uomo e dai suoi animali domestici.
“Lo conosco da una vita” non vale. Accettiamo onestamente che i
nostri cani possano possedere ancora qualche comportamento naturale e secernere
odori che per il mondo degli animali selvatici significano qualcosa.
Anche ammettendo, per un istante, che il cane sia innocuo per i selvatici e
profumato alla violetta di Parma, esistono purtroppo anche cani aggressivi con
il loro simili.
Per quale motivo non ci dovrebbe essere un controllo dei cani da parte dei proprietari
in un posto frequentato dal pubblico? Come posso in pratica selezionare l’affidabilità
di un animale (e del suo padrone)?
Tra il divieto di ingresso per tutti gli animali e l’obbligo del guinzaglio
previsto ai Lagoni mi pare ci sia, da parte dell’Ente Parchi, una disponibilità
ad accordare fiducia ai proprietari.
All’inizio abbiamo parlato della prevenzione di eventuali abbandoni.
Non potrebbe essere una sorta di processo alle intenzioni?
No, non si tratta di questo. Se tutti lasciassero liberi i cani, per giorni,
non ci accorgeremmo di quelli abbandonati.
Certo il guinzaglio è una limitazione, ma se uno ama gli animali cerca
di non perderli, aiuta a prevenire gli abbandoni dolosi, evita zuffe pericolose
fra cani e rispetta correttamente la natura in aree che sono intensamente fruite.
A volte sembra una soluzione migliore tenere al guinzaglio i padroni...
Informare, ragionare, motivare, aiutano molto di più di un trattato
scientifico o di una legge inflessibile. Tuttavia bisogna ricordare che le leggi
si rispettano e nei Paesi stranieri (tanto citati dagli esterofili italiani)
se si sgarra si pagano multe più salate dei 24 euro previsti dalla legge
ai Lagoni.
Chi gestisce e amministra deve fare delle scelte che vanno proporzionate alla
possibilità di risolvere dei problemi reali. E i problemi sono tanto
più rilevanti quanto più investono fenomeni di massa.
Margherita Grisoli
L’articolo in queste pagine dovrebbe aiutare a capire la “sostanza”
che sta dietro la “forma” della normativa di fruizione del Parco
dei Lagoni, che obbliga a tenere i cani al guinzaglio.
Per i guardiaparco quello dei cani è un vero e proprio “tormentone”:
metà delle persone si lamenta di non avere un posto dove far correre
il proprio animale, l’altra metà si lamenta che ci sono spesso
in giro cani non al guinzaglio, dei quali hanno paura. E questo anche nelle
riserve di Fondotoce e Dormelletto.
Il problema è causato anche dal fatto che le nostre tre aree protette
sono molto vicine ai centri abitati e dunque svolgono, un po’ impropriamente,
la funzione di “giardini pubblici”, al pari di quelli in centro
città.
Di fatto non è così: le valenze naturali dei tre territori (che,
ricordiamo, sono anche “Siti d’Importanza Comunitaria” europei)
vanno al di là della pur apprezzata possibilità di passeggiare
nel verde, senza auto e più o meno nel silenzio. D’altronde, in
molti parchi regionali e nazionali, l’introduzione di cani è del
tutto vietata, mentre ai Lagoni è stato ritenuto sufficiente l’obbligo
del guinzaglio.
I guardiaparco sono abituati a riconoscere i casi in cui la “sostanza”
di una normativa è fatta salva anche mancando un pieno rispetto della
“forma” e quindi, al dovuto verbale, può sostituirsi un “non
dovuto” invito ad adeguare (comunque immediatamente) il proprio comportamento
alla norma. Questi però sono casi assolutamente limite (classico esempio:
cagnolino minuscolo sdraiato a fianco del padrone che prende il sole sul prato)
e una valutazione del genere non può essere pretesa.
Insomma, che i cani siano piccoli o grandi, il genere di danno che possono portare
all’ambiente è più o meno lo stesso (per uno scricciolo
o un pettirosso anche il barboncino nano è un gigante!). Che siano “buoni”
o “cattivi” è ininfluente, perché nè i selvatici
nè gli altri fruitori lo possono sapere prima e se i secondi possono
prendersi solo un bello spavento i primi possono anche morire per lo stress.
E comunque, al di ll di questa “sostanza”, rimane sempre un dovere
di “forma”, anche per rispetto verso tutti coloro (e sono la maggior
parte) che la legge la rispettano.