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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 41 (aprile - giugno 2005)


Bostrico, chi è costui?

La pullulazione di un insetto che minaccia la pineta del Parco dei Lagoni


C’è una logica che farebbe dire, anche in modo più prosaico, che “piove sempre sul bagnato”, se è vero che, dopo gli effetti della “tromba d’aria” e della siccità del 2003, altri 30 ettari di bosco - benché artificiale - del parco rischiano di andare “a ramengo” in tempi teoricamente abbastanza brevi.
C’è un’altra logica che aiuta a capire come l’evoluzione degli ambienti passi anche attraverso modificazioni sostanziali, a volte repentine, di origine in qualche modo naturale e rispetto alle quali potrebbe essere meglio osservare ed imparare, piuttosto che intervenire a tutti i costi, magari lamentandosi e recriminando.
Due possibili approcci ad un problema, rispetto al quale l’amministrazione di un ente parchi deve decidere il da farsi, anche a costo di tentare difficili mediazioni.
E lo deve fare tenendo conto di una pluralità di fattori che riguardano il rapporto tra gestione, proprietà ed utenza, le dimensioni dell’area protetta, il contesto territoriale nel quale questa si trova.
Si dovrebbero a questo punto riprendere alcune argomentazioni già svolte nel n. 36 del nostro notiziario, al quale, per praticità, rimando il lettore, entrando invece nel merito del problema di cui trattasi.

Lo scenario. Il Parco naturale dei Lagoni di Mercurago comprende circa trenta ettari di pineta artificiale a Pino strobo. Piantata a scopo produttivo a partire dagli anni ’50, tecnicamente riuscita in modo esemplare, si è rivelata di scarso valore dal punto di vista commerciale - oltre che naturalistico, ovviamente - rimanendo comunque un apprezzato elemento caratterizzante l’area protetta.

Il misfatto. Due specie di coleotteri scolitidi (Ips sexdentatus e Pityogenes chalcographus), sono stati identificati dal dr. Della Beffa dell’I.P.L.A. (Istituto Piante da Legno e Ambiente) come responsabili di una moria che potrebbe interessare tutta la pineta del parco, oltre che altre conifere, anche autoctone e quindi più importanti dal punto di vista naturalistico. Gli insetti, favoriti dall’ideale succedersi degli schianti da tromba d’aria e della forte siccità, sono pullulati, analogamente a quanto accaduto in tutta Europa e minacciano di dar fondo alle riserve di legno disponibili. Il loro ciclo vitale li porta ad attaccare massicciamente le piante ospiti, soprattutto quelle in difficoltà vegetativa, portandole a morte in breve periodo. L’attacco consiste nell’escavazione di veri e propri mirabili “labirinti”, a scopo riproduttivo, sotto la scorza di tronchi e rami. La loro presenza è rivelata dal rosume e dalle colate di resina espulsi attraverso i fori di ingresso nella corteccia e dal successivo distacco di grosse porzioni della scorza, sotto le quali si trovano, a seconda del momento, adulti o larve.

La strategia di difesa. L’unica lotta praticabile (e gli esperti sottolineano che si tratta solo di un ragionevole tentativo di contrastare i bostrichi) consiste nell’eliminare in tempo utile ogni parte delle piante colpite, abbinando a tale azione la cattura di alcuni adulti con trappole ormonali, anche a fini di monitoraggio delle popolazioni dei parassiti.

Il piano d’azione. L’Ente Parchi si è fatto promotore, presso la proprietà, dell’intervento di abbattimento, ricercando e trovando, con molta difficoltl, ditte specializzate in grado di effettuare correttamente le operazioni necessarie a garantire l’eliminazione di tutte le piante con segni di infestazione, la selettività e l’accuratezza dei tagli, la totale asportazione del materiale di risulta prima dello sfarfallamento dei nuovi individui, il rispetto dello stato dei luoghi. Le successive operazioni di “trappolaggio” degli adulti saranno condotte direttamente dal personale dell’ente, con attrezzature fornite dalla Regione. In base al Piano di Assestamento Forestale del parco si dovrà poi provvedere ad un idoneo rimboschimento delle aree di taglio. Al momento attuale, il tempo utile per l’intervento sui circa sei ettari di pineta compromessi è ridotto “all’osso”. Tuttavia si è accettato, di comune accordo tra le parti interessate, di tentare l’”avventura”.

E’ un motivo gestionale, quindi, quello che giustifica la situazione, sicuramente un po’ sconcertante, che si presenterl agli occhi dei fruitori del parco, quando mostruose macchine “mangia-legno” praticheranno grossi buchi nella pineta di Comignago. Non si può negare che tra il personale dell’Ente Parchi serpeggia la speranza che una qualche legge probabilistica ci permetta di stare per un po’ di tempo più tranquilli a contemplare l’avvicendarsi delle stagioni ai Lagoni di Mercurago.
Massimo Grisoli


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