Questo numero “estivo” del Martin Pescatore viene preparato poco
dopo la morte di papa Giovanni Paolo II, l’avvenimento forse più
coinvolgente tra quelli che recentemente hanno assunto importanza internazionale.
Nel nostro piccolo, e “a modo nostro”, anche da queste colonne vogliamo
rendere omaggio a papa Giovanni Paolo II, perché riteniamo che il suo
carisma si sia espresso in modo chiaro ed originale nei confronti di tutti coloro
cui sta a cuore l’applicazione dell’ecologia alla vita.
Tale preoccupazione fu considerata dallo stesso papa uno dei “segnali
positivi” in un “panorama prevalentemente negativo della reale situazione
dello sviluppo nel mondo contemporaneo” (“Sollicitudo rei socialis”
- 1987). E la positività da lui rilevata stava nella “maggiore
consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili e della necessità
di rispettare l’integrità e i ritmi della natura e di tenerne conto
nella programmazione dello sviluppo, invece di sacrificarlo a certe concezioni
demagogiche dello stesso”.
Parole forti, se ad esse si dl il dovuto peso sotto il profilo letterale (e
si sa quanto gli aspetti letterali siano di primaria importanza nella produzione
del magistero ecclesiale).
Consapevoli del fatto che sarebbe riduttivo e presuntuoso trattare compiutamente
l’argomento attraverso queste pagine, invitiamo tutti a leggere, o rileggere,
l’enciclica intitolata “Sollicitudo rei socialis” (si chiama
così perchè inizia con le parole “La sollecitudine sociale
della Chiesa...”) ed in particolare il paragrafo 34, di cui riportiamo
testualmente due brevi passaggi.
“Il carattere morale dello sviluppo non può prescindere neppure
dal rispetto per gli esseri che formano la natura visibile e che i Greci, alludendo
appunto all’ordine che la contraddistingue, chiamavano il "cosmo".
Anche tali realtà esigono rispetto, in virtù di una triplice considerazione,
su cui giova attentamente riflettere”.
"...nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo
biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire”.
Non mancheranno sorprese nell’esaminare attentamente quella “triplice
considerazione”.
Noi vi abbiamo colto i segni di una grande umanità, autenticamente ecumenica
ed interculturale.
Una base solida per chi fosse capace di dialogo, in un tempo in cui si avverte
sempre più urgente la necessità di nuove sintesi tra diverse espressioni
dello spirito umano.
Peccato che quelle parole del papa non siano state ancora prese sul serio.
(M.G.)