Considerazioni sulla nuova "crociata" anti-cormorano
Che siano tempi duri per i volatili è abbastanza evidente: l’influenza aviaria sta sconvolgendo il pianeta, anche se non se ne capisce bene il perché, visto che i dati disponibili non giustificherebbero tutto l’allarme e l’emotività che ci circondano, se non fosse per un modo becero di dare le notizie, che mira più al sensazionalismo che non alla corretta informazione.
A parte le vicissitudini di cigni ed anatre, è forse il caso di soffermarsi su un’altra specie, sempre legata all’ambiente acquatico: il cormorano.
Animale che ha ormai il merito di essersi conquistato un posto nella hit-parade dei “mostri”, al pari di lupo, vipera, orca, squalo…. basilisco, drago a due teste e quant’altro che, vero o immaginario, possa interferire con gli interessi della specie dominante, una volta definita homosapiens, ma a cui recenti ricerche attribuirebbero altre classificazioni, non ripetibili dato che siamo in fascia protetta.
A metà del mese di gennaio di quest’anno, la Provincia del Verbano-Cusio-Ossola ha dato il via ad un piano di controllo numerico del cormorano; tutto ciò in perfetta sintonia con l’attuale regolamentazione della “par condicio”, dato che la passata ammi- nistrazione provinciale, di diverso “colore”, aveva già espresso la medesima intenzione.
Due dati per chi non è esperto in materia: il cormorano è specie distribuita in tutta Europa, si nutre di pesce, nella zona del Verbano è presente da ottobre a marzo.
I dati dei censimenti danno la popolazione svernante nella provincia in un numero medio pari a 250 (numero massimo 359), corrispondente ad una densità (numero in relazione alla superficie di laghi e fiumi) irrisoria: meno di un decimo rispetto al Po o alla vicina Svizzera.
Comunque, per venire incontro alle “legittime” esigenze di gestori di laghetti di pesca e pescatori, il competente assessore alla caccia, con l’ineffabile beneplacito dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, ha deciso l’abbattimento del 10% della popolazione, stranamente ed erroneamente calcolato sul numero massimo e quindi pari a 35 esemplari.
A parte ogni considerazione etica o ecologica, volendo fare un rapido conto dei costi di tale provvedimento, si evince che per le operazioni di censimento, amministrative e di abbattimento (tutto ridotto ai minimi termini e senza conteggiare il tempo dell’assessore) si dovrebbe spendere la cifra di circa 14.000,00 euro (pari a più di 27 milioni delle vecchie lire).
I 35 cormorani abbattuti avrebbero forse mangiato 1.170 kg di pesce: con la somma spesa, la Provincia avrebbe potuto immettere 2.272 kg di trote, oppure dare un buono a tutti i pescatori per l’acquisto di un quantitativo di pesce maggiore in pescherie convenzionate. Ma non viviamo in un mondo in cui è il mercato a dettare le leggi?