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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 45 (aprile - giugno 2006)

Il lavatoio di Mercurago

 

Come spesso accade, si cerca di capire come conservare un bene e si scopre che un "progresso" necessario rema contro

 

Di quello che era il lavatoio di Mercurago, situato proprio   al   confine   con   il   parco   naturale   dei Lagoni, non  resta  che  una  struttura  pericolante, circondata  da  anni  da  una  rete  arancione  per sicurezza.
E’  evidente  per  chiunque  che  esteticamente  il lavatoio  e  tutta  la  zona  circostante, visibilmente trascurata,  non  rappresentano   un’accoglienza piacevole all’entrata di un’area protetta.
Tuttavia,  un’altra  questione  porta  l’estetica  del posto   in   secondo   piano:  bisogna   considerare che  il  corso d’acqua  che  alimenta  il  lavatoio ha  origine  nel  parco,  presso  una  piccola  zona umida    caratterizzata    dalla   presenza    di    flora tipica  (felce  regale, sfagni, favagello, ontani  neri, pioppi  tremuli)  ed  arriva, presumibilmente pulito, a   destinazione,   dopo   aver   percorso   uno   dei caratteristici “valloni” posto dietro il “Mött Carè”.
Si   tratterebbe   quindi   di   valorizzare   una   risorsa idrica,   che    come    tale    costituisce    motivo    di particolare  cura  ed  interesse  per  l’Ente  Parchi, considerandone   anche   il   tradizionale   utilizzo.
E   ciò,  ovviamente,  a   prescindere   dallo   scarso valore architettonico della struttura.

Nell’aprile 2005 l’Ente Parchi aveva proposto all’amministrazione comunale di  Arona una possibile collaborazione  per  il  recupero del lavatoio, benché il manufatto si trovi al di fuori dei confini dell’area protetta. A tale richiesta   è   stata data una risposta informale, che, in pratica, escludeva la possibilità di recuperare la struttura, poiché in quella zona  sarebbe dovuta passare la “circonvallazione” di Mercurago.

Dopo questo primo approccio, la questione è rimasta sospesa, e da  qui è nata  la decisione di “riportare alla         luce” l’argomento  con  un’intervista all’assessore all’urbanistica, Patrizia Marini:

“Rispetto al lavatoio di Mercurago vadetto questo:
è sicuramente importante ed opportuno che ci sia un recupero delle strutture che consentivano e dovrebberocontinuare a consentire l’utilizzo dell’acqua come bene pubblico, e rispetto aquesta intenzione, aquesto valoredi riferimento, mi sento di dire che l’amministrazione è consapevole e sufcientemente sensibile a riguardo.
Tuttavia, ogni intervento nisce per avere priorità più o meno consistente anche in considerazione delle aspettative di realizzazione di un’opera o di un recupero. Non conosco istanze particolari riguardo al recupero dellazona, al di là di quella del parco, della quale mi hai parlato.
E
comunque il recupero di quella struttura avrebbe un senso maggiore se afancato al riordino di quello che c’è intorno,per far si che non ci sia soltanto un lavatoio restaurato dove poi magari non va nessuno, ma, peresempio, un luogo di “accoglienzaper chi passeggia o cerca un’area di svago.
Queste intenzioni sono belle e dovrebbero essere a ttuate, ma vanno verificate alla luce del fatto che se noi lavoriamo ad un recupero di quella struttura dove essa si trova, dobbiamo considerare anche gli altri progetti che interessano la stessa zona…”

Per quella zona, infatti, si è ipotizzata una circonvallazione che sollevi l’abitato di Mercurago dal passaggio delle auto in centro paese.

“Ora, non essendoci ancora progetti esecutivi, è arduo verificare se la struttura possa essere mantenuta lì dov’è o magari posizionata, verificate le proprietà dei terreni, un po più a monte, in un luogo in cui sia possibile continuare a consentire l’utilizzo dell’acqua come bene pubblico, anche se in modo diverso dal lavare che vi si svolgeva un tempo.
Siamo ancora nella fase preliminare. Resta il fatto che ci interessa mantenere quel luogo di acqua pubblica:dobbiamo verificare che il p rogetto non sia contrapposto ad altre pianificazioni. Apprendo ora che c’è statauna proposta da parte dell’Ente Parchi e ti ringrazio anche della segnalazione…”

Entrambi   i   progetti   (recupero   del   manufatto e   circonvallazione)   restano   quindi   teorici?   La chiacchierata  potrebbe   rivelarsi   un’occasione per  mettere  nuovamente  in  luce  la  disponibilità dell’Ente Parchi?

Durante   l’intervista   con   l’assessore   è   emerso inoltre  che  nel  corso  di  una  riunione  con  una rappresentanza    degli    abitanti    di    Mercurago, questi non  si  sono  detti  interessati  al  lavatoio, considerato ormai  soltanto  un  luogo  adatto  a lavare l’automobile.
Impropriamente,  forse,  visto  che  fino  a  quando non è  stato  reso inagibile, alcune donne “tradizionaliste” ne facevano uso come ai vecchi tempi. E comunque senza considerare il valore di una memoria che riguarda, come raccontano gli anziani  del  paese, tutta  la  popolazione  che  era sfavorita,  logisticamente,  nell’accesso  al  Vevera
(anche  questo  oggi  ridotto  in  pietose  condizioni di conservazione).

Si  attesta  anche che in periodi di scarsità d’acqua, si ricorreva al lavatoio per l’irrigazione. Ma  ora  i  più  lo ritengono  superfluo, di  acqua ce  n’è  a  volontà  (?!)  e  si  considera  prioritaria la  deviazione delle auto dal   centro paese (spostando  il  traffico  a  confine  con  il  parco  - n.d.r.).
Chissà  se  almeno  R. e  R., che  a  cinque  anni  si sono  fidanzati  presso  il  lavatoio  di  Mercurago, voterebbero per la sua conservazione?

Margherita Grisoli

 

 

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