Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 45 (aprile - giugno 2006)
Per fare un uomo ci vuole un albero
Il Parco per poter essere se stessi
Quest’articolo si riferisce ad un progetto ancora in corso, frutto della collaborazione tra l’Ente Parchi Lago Maggiore e i servizi sociali (area handicap) del comune di Arona.
L’obbiettivo principale è quello di offrire ad una persona diversamente abile la possibilità di potersi sperimentare in un contesto di normalità, quale quello lavorativo con il personale del parco che si occupa delle aree boschive e della manutenzione dei sentieri.
Tale esperienza si sta svolgendo con una frequenza di una mattina la settimana, dove la persona in oggetto, affiancata da un educatore, svolge insieme al personale del parco lavori quali ammucchiare i rami durante il taglio degli alberi, pulire i canali che drenano l’acqua dai sentieri e tagliare l’erba ai lati degli stessi.
Citando le parole di Marco, “quando lavoro con i boscaioli mi sento come una persona grande, perché lavoro seriamente e devo fare attenzione agli alberi”.
Per far cogliere l’importanza e il senso di questa esperienza occorre però fare alcune considerazioni per rendere maggiormente nota quella dimensione sommersa che è la condizione di persona considerata diversamente abile o più comunemente “handicappato psichico.”
La persona diversamente abile, fin dalla nascita si struttura e si sviluppa in una dimensione legata al non saper essere o fare (non sai parlare, non sai mangiare da solo, non sai vestirti, non sai leggere, ecc.) diviene cosi una persona-non, nel senso che l’identità si struttura sui limiti o deficit anziché sulle risorse o talenti. L’ambiente sociale in cui noi tutti cresciamo ha un certo peso nell’attribuzione di senso compreso “il senso di se”.
Per fare un esempio: se un bambino disabile frequenta una struttura per disabili, anziché scoprirsi in un mondo variegato, sarà indotto ad identificarsi con la struttura per disabili.
Cosi purtroppo in maniera diffusa, ai limiti oggettivi della persona si aggiungono i limiti del contesto sociale/istituzionale che non è in grado di accogliere in un ottica di integrazione l’”altro”.
Purtroppo succede ancora che ai disabili si offrono, senza alternativa, percorsi scolastici e di vita che spingono verso l’emarginazione: mi riferisco a certi contesti scolastici che usano ancora l’aula di sostegno o laboratori per soli disabili o a centri diurni o comunità alloggio intesi come contenitori di disagio o sfortuna.
Ora venendo al nostro progetto, grazie alla collaborazione o messa in rete delle due istituzioni (ente parchi e comune) sul territorio aronese, è stato possibile permettere ad una persona di scoprire attraverso il lavoro nel parco, di “essere” perché sa fare, perché si può identificare con un ruolo lavorativo, per giunta utile alla collettività.
Mi preme porre l’accento sulla sensibilità e sull’apertura mentale del personale del parco coinvolto in questa esperienza.
Mi auguro possano rappresentare un esempio di civiltà e di come una comunità locale, se vuole, può comprendere al suo interno in maniera dignitosa le proprie componenti più fragili, paradossalmente, facendole divenire una risorsa.