logo della Regione PiemonteEnte Parchi e Riserve naturali del Lago Maggiorelogo dell'Ente Parchi del Lago Maggiore

_ Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa


MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 46 (luglio - settembre 2006)



Il Triangolo della Morte

Cronaca di un viaggio in un luogo ameno...che non fosse un altro!

Stamattina ho percorso in bicicletta la ciclabile tra Fondotoce e Gravellona per guidare un’escursione di cicloturisti. In poco tempo dal paese di Fondotoce arriviamo alla spiaggia vecchia. Paesaggio incantevole: canale, canneto,lago e sullo sfondo le Alpi innevate. Dalla spiaggia percorriamo la riva idrografica sinistra del Toce dentro la Riserva naturale del Fondo Toce e lungo il suo confine.
Questo tratto è molto piacevole. I salici bianchi del bosco ripariale fanno una bella ombra rendendo fresco il percorso. Nell’umidità della mattina di maggio si sentono i profumi dei fiori di sambuchi, robinie e caprifogli giapponesi e i canti degli usignoli.
L’unica nota spiacevole è la puzza di ammoniaca che si sente all’altezza della fonderia di alluminio e che qualche frequentatore della pista ha definito “da far star male” (il nostro ente ha segnalato più volte a chi di dovere questo problema, ma evidentemente… non è un problema!).
Arriviamo infine sotto al ponte della SS 34: qui lasciamo la pista ciclabile che prosegue verso Mergozzo per tentare di passare dall’altra parte del fiume e ritornare a Fondotoce, nella riserva naturale, lungo la riva destra.

Già sotto il ponte, prima di uscire da quello che dovrebbe essere uno degli ingressi alla “nostra” pista, incontriamo un bel mucchio di rifiuti insieme a cartelli stradali abbandonati e vecchi pezzi di guardrail. Lì vicino c’è la casa cantoniera dell’Anas: già una volta abbiamo fatto rimuovere rifiuti e cartelli, ma si vede che rinascono dal terreno! Naturalmente chi vuol percorrere la pista che stiamo per lasciare arrivando da Gravellona o da Mergozzo potrà trovarla solo per intuizione, visto che l’accesso è ben nascosto, ma qui la responsabilità è anche nostra e di una non lungimirante progettazione del percorso. Attraversiamo poi il fiume lungo il ponte della statale: per fortuna una striscia bianca la divide dalla corsia destinata ai pedoni e ai ciclisti. Passate infine, in maniera avventurosa e fortunosa, le due entrate e l’uscita dell’autostrada, arriviamo alla nuova rotonda di Gravellona,di fronte al nuovo, gigantesco, ipermercato

A questo punto, lasciamo la strada e ci dirigiamo verso l’accesso alla pista ciclabile sulla sponda destra, o meglio verso dove immaginiamo possa trovarsi: in effetti non c’è nessuna segnalazione e solo la mia conoscenza dei luoghi mi permette di guidare il gruppo attraverso il parcheggio di un altro supermercato, raggiungere la bella spianata d’asfalto senza un albero che circonda il nuovo centro commerciale, zigzagare tra un “Brikolarge”, un “Oviesse” e uno “Sportway kid”, costeggiare tristi caseggiati popolari (che tanto avrebbero bisogno di spazi verdi e parchi giochi), ripassare sotto l’autostrada e raggiungere finalmente una stradina sul fiume.A proposito di case popolari, apro una parentesi: nel Nord Europa abbiamo bellissimi esempi di quartieri popolari vivibili e a misura di bambino, ma qua da noi sembrano essere più importanti le auto e i beni di consumo,da acquistare in “non-luoghi” come i centri commerciali. Chiusa parentesi.
Dicevamo, raggiunta la stradina pedaliamo ancora al piede dell’autostrada e finalmente troviamo il cartello blu della pista ciclabile! Ma le nostre avventure non sono finite...
A questo punto infatti siamo entrati in una zona tra quadrifoglio autostradale, ponte della Statale e fiume Strona: io e il mio collega, nei primi tempi del nostro lavoro, l’avevamo soprannominata “Triangolo della Morte”, tanto per dire. Era infatti una zona mal frequentata e piena di rifiuti che ci metteva anche una qualche inquietudine.
Oggi, oltre ai rifiuti ancora presenti, ci attende la nuova avveniristica passerella della pista ciclabile.

  

Questa struttura, con i suoi grandi piloni in acciaio, si integra bene con lo sfondo paesaggistico. A mio modesto parere, come accesso ad una riserva naturale si poteva fare di meglio, ma evidentemente in architettura l’umiltà non è considerata virtù, quantomeno nella provincia del VCO e in tema di ponti (vedi Martin Pescatore n.33: “A qualcuno piace grande”). Comunque, se non altro adesso è possibile accedere alla pista ciclabile sulla riva destra delToce,senza utilizzare quello che fino a ieri era l’unico accesso da Gravellona: un sottopasso autostradale   fangoso e   perennemente allagato,  raggiungibile  dalle  amenissime Via Cirla  e da Via Rothpletz, nel cuore della zona industriale (sempre senza contare sulla benchè minima indicazione di pista ciclabile e facendo attenzione a non farsi spiattellare da un’autoarticolato) e anche questo ridotto a una mini-discarica che periodicamente e faticosamente il comune cerca di risanare. Insomma,  da  Gravellona   di   cartoline riguardanti l’ingresso alla riserva se ne possono spedire parecchie. Chissà se col tempo e con l’impegno di tutti,amministratori e cittadini,non si riesca a fare in modo che se ne possano spedire con paesaggi un po’diversi dagli attuali! Un intervento che non costerebbe quasi nulla e sarebbe di pronto effetto consisterebbe nell’impedire l’accesso carraio alla pista dall’ex-cantiere della passerella e il parcheggio selvaggio nei dintorni. L’esperienza insegna: finchè un luogo appartato è raggiungibile in auto tenderà sempre ad evolvere in discarica. Si potrebbe poi rendere più godibile la zona, utilizzata anche da famiglie e gruppi di giovani che vanno a prendere il sole sul torrente Strona, arredandola minimamente e piantando qualche albero.

  


Terminate queste riflessioni non ci resta che ripartire, passando tra mucchi di sassi e ghiaia (proprio sulla riva della Strona), lungo l’ennesimo argine artificiale (ennesimo ma forse non ultimo!), sotto la linea elettrica, sopra il metadonodotto, lungo l’autostrada (siamo nella zona di cui si parla nel Martino n.27:“Povera  Fondotoce!”)  e  finalmente  una “vera” passerella, di legno, affiancata da una bacheca informativa, ci introduce nella riserva vera e propria, che ci avvolge di verde nascondendoci tralicci e massicciate e dandoci l’impressione di trovarci in un luogo “quasi” naturale e… questa volta davvero ameno!

Erica Zuffi


 

Prossimo articolo
Indice del numero 46
Indice per autori
Altri numeri del notiziario on line


Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa