logo della Regione PiemonteEnte Parchi e Riserve naturali del Lago Maggiorelogo dell'Ente Parchi del Lago Maggiore

_ Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa


MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 46 (luglio - settembre 2006)



Impressionante e struggente

Cronaca del primo viaggio di turismo eco-solidale in Senegal

Nel mese di febbraio di quest'anno ho avuto il piacere e il dovere di sperimentare la proposta di viaggio eco-turistico solidale nei parchi naturali del Senegal, realizzata dalle Ong (organizzazioni non governative) Cisv e Cps, per conto del nostro ente, nell' ambito della cooperazione internazionale di cui si è a più riprese, parlato in questo notiziario.
Lo scopo era verificare quanto si fosse riusciti a coinvolgere i partner locali, cioè le popolazioni residenti nei villaggi attorno ai parchi nella attività di accoglienza e accompagnamento dei turisti. Allo stesso tempo capire se l'offerta locale garantisse un accettabile livello di qualità nei servizi e, nel caso, quali fossero le azioni da proporre per migliorarla. A margine, bisognava verificare anche le opportunità di impiegare proficuamente i (pochi) fondi rimasti del contributo della provincia del VCO, dedicato al mondo della scuola.
Su tutti questi fronti ho potuto raccogliere dati molto significativi e prendere contatti importanti e i risultati del "test" sono stati quasi del tutto positivi.


Il gruppo di viaggiatori era composto da 11 turisti, oltre a me, provenienti da sette diverse regioni italiane (in una felice mescolanza di idiomi, di età e cultura diversi) tutti motivati e disposti a svolgere il ruolo di "cavie" in questo "viaggio-test" contribuendo a restituire impressioni e valutazioni utili per perfezionare la proposta.
Con noi c’era un’accompagnatrice locale, anche lei alla prima esperienza, e un autista che invece di esperienza ne aveva da vendere. Inoltre eravamo “monitorati” telefonicamente, e in alcuni casi anche accompagnati fisicamente, dagli operatori delle due ong. Sintetizzo il programma. Arrivo a Dakar, poi tre giorni nel grande Parco degli Uccelli di Djoudj, nel nord, in un’ansa del fiume Senegal, a confine con la Mauritania: 16.000 ettari di terreni periodicamente allagati, bracci di fiume salmastri e laghi d’acqua bassa e dolce,“santuario” mondiale per l’avifauna e paradiso dei birdwatchers. Altri tre giorni nei dintorni dell’antica capitale coloniale Saint Louis,tra il Parco della Langue de Barbarie,(2.000 ettari alla vecchia foce del Senegal, comprendenti una lingua di sabbia lunga più di 10km, tra il fiume e l’oceano) e la riserva faunistica di Geumbeul. Poi a sud, passando per Thies (sede dell’altra nostra partner,l’ong Lvia diCuneo),con sosta di due giornia Popenguine, piccola riserva con spiaggia e scogliera sull'oceano, a sud di Dakar. Da lì, passando per la città di 'Mbour (sede della Cps) ancora più a sud fino al parco del Sine-Saloum , 76.000 ettari coperti in parte da mangrovie semi-sommerse, alla foce dei due fiumi (che in realtà sono salati: il Sine è in effetti un braccio di mare che si addentra nell'entroterra), più precisamente nella riserva "comunitaria" (cioè gestita dalla comunità rurale) di Palmarin: luogo da sogno, tra le mangrovie e le spiagge sabbiose e deserte sull'oceano, dove abbiamo trascorso quattro giorni. Infine rientro a Dakar, visita della città e della famosa isola di Gorée, nell'ultimo giorno prima del rientro.
In tutti questi luoghi siamo stati ospiti della popolazione dei villaggi, dove le "ecoguide" e le "ecoguardie", figure volontarie di supporto ai parchi, organizzate in cooperative, accompagnano i turisti nelle escursioni e gestiscono dei "campement", costituiti da piccole costruzioni, tipo bungalow, in muratura o paglia, con un locale più grande che funge da ristorante.

Il tempo è passato a volte volando, a volte rallentando fino a quasi fermarsi, tra passeggiate a piedi in immense distese rosse argillose o gialle sabbiose, desertiche o coperte di acacie e tamerici, escursioni in piroga tra le mangrovie, gite in carretti (senza sponde!) trainati da cavalli, e una volta anche in bicicletta, sbirciando ogni tanto facoceri vicini e scimmie lontane, varani sospettosi e coccodrilli inquietanti, con tutto intorno e sopra la testa migliaia di uccelli, soprattutto acquatici (pellicani, cormorani, anatidi, limicoli, aironi, martin pescatori, ecc.). E poi, sempre, in contatto genuino con gli abitanti, visitando i villaggi, le scuole, accudit idalle donne che ci preparavano i pasti e l’immancabile tè, circondati da bambini allegri e curiosi, incontrando le autorità locali, gli anziani, i responsabili dei parchi (militari). Tutti con un’innata dignità nel portamento e nello sguardo, nonostante l’evidente difficoltà di vivere in un paese povero, sebbene tra i meno poveri d’Africa, dove l’acqua dolce e pulita e l’energia elettrica sono per la maggior parte della gente beni di difficile accesso. Infine, le discussioni con tutti loro attorno al piatto comune di riso, carne, pesce e verdure; le inevitabili riflessioni sullo squilibrio e le ingiustizie di questo mondo, ognuno per sé, all’inizio della notte, quando il generatore è stato spento, e si sta lì, sotto un cielo di stelle infinite, come da noi non si possono più vedere, ascoltando in lontananza il rombo spaventoso dell’oceano che batte la spiaggia e intorno richiami di piccoli animali sconosciuti.

“Impressionante” è l’aggettivo che più sintetizza l’ambiente naturale, “struggente” è il ricordo delle persone incontrate. Certo, non sono mancati i problemi. Alcuni di tipo organizzativo, dovuti soprattutto al fatto che il programma era stato approntato già nel 2004 (ma il viaggio non era mai partito, per insufficienti adesioni), per cui molti dettagli sono sfuggiti alla verifica fatta poco prima di partire. Altri sono “fisiologici” rischi del turismo solidale: scarsità d’acqua e di energia elettrica, a volte carenti condizioni igieniche nelle strutture di accoglienza. E poi le inevitabili perplessità che sorgono quando ci si immerge in una cultura così diversa.

Di tutto questo, punti di forza e debolezza, ho cercato di fare tesoro in una dettagliata relazione che spero aiuterà ad orientare gli sforzi di tutti gli attori coinvolti: in primis gli abitant dei villaggi con le loro cooperative e le autorità locali, ma anche i responsabili dei parchi, le due ong con la loro agenzia di viaggi (“Viaggi Solidali”) e, perché no, il nostro Ente Parchi e mamma Regione, nel caso si voglia riaprire un percorso di cooperazione decentrata con quella realtà: oggi partiremmo da un significativo capitale di conoscenze e rapporti che consentirebbe di preparare azioni più mirate ed efficaci. Intanto, fin da subito, dovrebbe essere possibile dedicarsi, senza eccessivo impegno finanziario, alla promozione del viaggio sul mercato, attraverso i canali specifici delle aree protette e delle associazioni ambientaliste, o anche con iniziative ad hoc. La qualità della proposta è tale che se si riuscisse semplicemente a “mostrarla” otterrebbe certo successo. Insomma, “l’ultimo frutto” del baobab è stato molto saporito, e parrebbe anche…ricco di semi: facciamoli cadere in terra buona!

Per saperne di più: www.viaggisolidali.it
Da leggere: A. Jannello -C. Giorgi, La grande casa di monsieur Diallò. Diario di un viaggio di turismo responsabile in Senegal, ed. Terre di mezzo (www.terre.it ).

Danilo Vassura


 

Prossimo articolo
Indice del numero 46
Indice per autori
Altri numeri del notiziario on line


Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa