Chi l’avrebbe detto? La potenza del committente, l’arroganza dell’amministratore, l’urgenza della pubblica utilità si sono improvvisamente sciolte sotto il sole d’agosto e - cosa ancora più strana - non si può neanche darne la colpa all’Ente Parchi del Lago Maggiore. Un breve riassunto delle puntate precedenti.
Per decongestionare il traffico veicolare dell’area di Gravellona Toce, l’A.N.A.S., nel 2004, illustrò all'Ente Parchi un'idea di bretella di collegamento tra le S.S. 33 e 34 che prevedeva la costruzione di un nuovo ponte sul fiume Toce, pochi metri a valle di quello già esistente.
In quella sede l'Ente Parchi fece presente che, al di là di ogni valutazione di merito, la legge regionale istitutiva della Riserva del Fondotoce vietava espressamente la costruzione di nuove strade all'interno dell'area protetta.
Infischiandosene allegramente, l'A.N.A.S. presentò il progetto e la competente Conferenza dei Servizi, "accortasi" dell'impossibilità legale di approvare l'opera, decise di sospendere il procedimento.
Grande levata di scudi da parte di amministrazioni varie, giornali, televisioni, opinione pubblica, per la protervia dell'Ente Parchi che "impediva" la realizzazione di un intervento risolutivo per il benessere della popolazione locale e non.
Con un intervento che non ha precedenti nella vita pubblica italiana (nè della prima, nè della seconda repubblica, nè del regno e forse neanche dell'impero romano), in 3 (dicasi tre) giorni, la Regione Piemonte modificò la legge istitutiva della riserva, in modo da rendere possibile quanto essa stessa aveva ritenuto incompatibile con l'area protetta.
Ripresentato il progetto, si sono avute da parte di vari soggetti pubblici, parecchie perplessità
e richieste di integrazioni, così da doverne risospendere l’iter di approvazione.
Veniamo quindi ai giorni nostri: nuova ripresa della Conferenza dei Servizi, nuove e vecchie perplessità. Poi, come nei migliori film gialli, il colpo di scena: in quell’ ”ottava meraviglia del mondo”, due dei piloni a sostegno del ponte risultano praticamente conficcati nel metanodotto che trasporta il gas dalla Russia alla nostra povera penisola. Imbarazzo e sconcerto generale, tantativi di aggirare il problema e, alla fine, ritiro del progetto da parte di A.N.A.S.
Ciascuno può commentare come ritiene meglio. Comunque, si devono tranquillizzare amministratori ed opinione pubblica e smorzare i facili entusiasmi: il progetto verrà rappezzato e sarò ancora una volta ri-presentato, ri-criticato e, per restare fedeli al copione, il ruolo principale del "cattivo" verrà recitato dall'Ente Parchi. Cè solo da sperare che, come nel filone western. ad un certo punto ci si renda conto che gli indiani avevano ragione...
Speriamo succeda prima possibile e che la "riserva" in cui siamo confinati possa ancora farci vedere il volo del falco e qualche lembo di natura.