Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 47 (ottobre - dicembre 2006)
S.U.V. e pomodori casalinghi
Ovvero: dei rapporti tra evoluzione climatica, risparmio energetico e qualità della vita
Parte seconda: che fare?
Siamo gatti… Simpatica e saggia l’esortazione di Luca Mercalli in quel di Domodossola (16 maggio 2006), allorché decise di sintetizzare così un altrimenti improponibile “prontuario” per contrastare il probabile declino della qualità della nostra vita. Dal consumo critico al risparmio energetico, dal riuso dei materiali alla legittima pretesa di certificazione della qualità ecologica di un prodotto: mille ed una possono essere le iniziative utili. E mille ed una, probabilmente, le contraddizioni in cui ciascuno di noi può incorrere.
É che, nel giusto tentativo di perseguire un livello difendibile di coerenza, potremmo anche correre il rischio di esasperare un’inevitabile “guerra tra poveri”: sono più bravo io che faccio durare fino a trent’anni un capo di abbigliamento e me ne frego della moda o tu, che rifiuti di bere l’acqua minerale, oggetto di uno dei più iniqui commerci? O lei che non usa quasi più l’automobile? O l’altro che ha in casa solo lampade a basso consumo? O la vicina, magari non dichiaratamente “ecologista”, che però non compra quasi mai roba confezionata e non butta via niente?
Esiste un misuratore efficace del nostro livello di vita “ecologica”? (V. Martin Pescatore n. 35). Varrebbe la pena che, nel mentre che cerchiamo di dirimere la questione, non ci appiattiamo su comportamenti scontati, omologati e ci poniamo sempre più spesso la domanda: “viviamo come i gatti o imitiamo i S.U.V. ?”. Ovvero: cerchiamo in qualche modo di calpestare il meno possibile quest'unica Terra che abbiamo (con i diritti e la vita altrui), senza per questo rinunciare a vivere felici, indipendenti e persino vagabondi, o siamo protesi a lasciare tracce del nostro passaggio paragonabili a quelle delle gomme di un S.U.V. (Sport Utility Vehicle), prepotentemente ingombranti e pesanti, al di là di ogni dimostrabile necessità?
Ma, per non limitarci alla “guerra tra poveri” dovremo forse accettare anche una sfida che è in qualche modo alla portata di tutti, in quanto legata al nostro inevitabile agire politico: quella di esercitare e far valere un reale controllo di quei nostri rappresentanti che, investiti di responsabilità (e corrispondente flusso di denaro) di portata “planetaria”, continuano a mostrare sconcertante grettezza ed ignoranza in materia ecologica, rendendosi responsabili del mancato governo di fenomeni che comportano il progressivo impoverimento materiale e morale delle nostre società. E, giusto per riprendere alcuni temi di scottante attualità, porre particolare attenzione ad alcune tematiche riprese con forza negli incontri organizzati da LEGAMBIENTE.
Le grandi opere.
Altro “mostro sacro”, al pari della “ripresa dei consumi” (v. puntata precedente). Le grandi opere sono di per sé generalmente “pesanti” a livello ambientale e sociale. Non ci si può più permettere di dribblare rigorose analisi “costi/benefici”, basate su criteri non meramente finanziari (visto che pare abbastanza assodato che non di soli soldi vive l’uomo), favorendo, piuttosto, quegli interventi che rispondono alle necessità di maggiore efficienza dei servizi in ambito locale. Tanto per “girare il dito nella piaga”, Mercalli ha sostenuto la dannosità della T.A.V., così come dimostrata in un autorevole studio a livello universitario, in quanto il valore dell’energia complessivamente consumata per la sua realizzazione supererebbe di gran lunga quello dei vantaggi accumulabili nel periodo di esercizio utile previsto e a me piacerebbe proprio partecipare ad un confronto su tali temi, sulla base di valutazioni opportunamente tradotte in volgare.
L’isolamento termico ed il ricorso ad energie rinnovabili. Dopo anni di terrorismo psicologico volto a screditare la cosiddetta “bioedilizia” e più in generale le pratiche di risparmio energetico, dobbiamo realizzare che i consumi relativi alle abitazioni si attestano in Italia sui 250 Kwh/m2 , contro i 15 della Germania. Perché, dunque, non legiferare coerentemente in materia, così come pare abbia fatto l’Alto Adige, imponendo determinate caratteristiche di isolamento termico delle abitazioni? E perché – sollecita Mercalli – non riconvertire processi industriali che facilmente potrebbero produrre materiali per impianti ad energia rinnovabile, piuttosto che parti di automobili, di cui incentivare l’acquisto per scongiurare tendenziali cali di domanda?
L’autoproduzione.
Già… i pomodori casalinghi. Non possiamo negare quanto sia vergognosa la spasmodica ricerca di prodotti “fuori stagione”, “fuori nazione”, …”fuori di testa” e come invece sia preferibile la sana e salubre autoproduzione, certo parziale, di alcune derrate alimentari. Convertire il prato inglese in pomodori è una delle “ricette” proposte nei due incontri. Ed il suggerimento risulterebbe avvalorato dalle indagini che potremmo compiere sui giri perversi che fanno molti prodotti alimentari prima di arrivare, nella veste consumisticamente appetita, sulle nostre tavole. E poi dovremmo pretendere davvero una seria e controllabile certificazione di provenienza degli alimenti, nonché dei relativi processi produttivi (a questo proposito va segnalata la qualità dei prodotti del commercio “equo e solidale”).
Meglio il ciclismo. Di alcuni sport che per loro natura sono emblematici del massimo spreco e consumo energetico, primi fra tutti l’automobilismo, si potrebbe anche fare a meno: coraggiosissima affermazione in un contesto come quello italiano. Mi sprona a rincarare la dose e ad affermare che altri sport potrebbero essere considerati non più all’”altezza dei tempi”, per motivi diversi, ma non del tutto indipendenti: per esempio la boxe…
Vivere felici. Teorie di autorevoli studiosi della psiche indicano che, statisticamente, oltre un certo limite l’incremento della “felicità” umana è correlato a fattori immateriali. Ciò è stato autorevolmente teorizzato anche a livello economico, senza peraltro che se ne siano fino ad oggi tratte importanti conseguenze sul piano politico. Nel caso ne fossimo convinti anche noi, cominciamo a chiedere e perseguire “altro” rispetto alla potenza dei motori, all’elettrificazione di ogni cosa, alla velocità, all’asetticità, all’omologazione…