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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 49 (aprile - giugno 2007)


I Canneti di Dormelletto starebbero benissimo...

...se funzionassero i sistemi di smaltimento delle acque reflue e se fossero chiusi "al pubblico"

 

Partiamo dalla seconda proposta del sottotitolo, quella che sicuramente avrà già scandalizzato più di un lettore.

Innanzitutto per dire che basta verificare - all’interno della riserva come altrove, purtroppo - il grado di inciviltà che caratterizza il comportamento dell’”italiano medio” per propendere per soluzioni drastiche del problema.

Ente Parchi e Comune ogni anno impegnano ingenti risorse umane e finanziarie per risanare l’area dai rifiuti portati dal lago e per raccogliere regolarmente l’immondizia sparsa dai maleducati frequentatori dell’area del “Pirolino” e dintorni. Eppure è ben difficile che, visitando la riserva, si abbia la percezione della fatica impiegata nel controllare il fenomeno, specialmente allorquando agli “sporcaccioni” si aggiungono i “grafomani”ed i teppisti della sottospecie “destruens”.

Non che ci si possa arrendere, certo! Ma, purtroppo, pare che siamo ancora abbastanza lontani dall’aver trovato un efficace antidoto alla cafoneria imperante.

Inoltre, al pubblico “non gradito” aggiungerei polemicamente gli autori di certi articoli, come quello comparso il 19 gennaio scorso sul settimanale “Novara Oggi” e che vale - credo - una breve cronaca. Innanzitutto meritano attenzione il “titolone” “Come sta il canneto? Male” ed il relativo sottotitolo “Per i pescatori la zona è abbandonata a se stessa”. Contenuto dell’articolo: poche righe per raccontare che non meglio identificati pescatori - che “il lago lo vivono fino in fondo”, vi si dice - lamenterebbero il mancato taglio periodico (con ripulitura) del canneto e, a seguire, interviste al vice sindaco di Dormelletto e al presunto direttore dell’Ente Parchi (ma si è trattato di un errore di persona, dovuto alla manifesta frettolosità e superficialità della giornalista). Entrambe le interviste smentiscono quanto riportato nel titolo, ma che importa? Una volta raccattato il pettegolezzo anonimo e sbattutolo sulle locandine, che hanno campeggiato per una settimana fuori dalle edicole locali, il gioco è stato fatto: i “committenti” (gli ignoti e “profondi” conoscitori del lago) sono stati accontentati. E quale proccupazione  dovrebbe mai derivare dalla replica del direttore dell’Ente Parchi riportata tra le “letterine” due settimane dopo?

E veniamo al funzionamento del sistema di smaltimento dei reflui gestito da “Acque s.p.a.”: beh...si vorrebbe semplicemente che le spiagge antistanti le stazioni di sollevamento dei liquami  non venissero periodicamente intrise dagli stessi, fuoriusciti a causa di blocchi del sistema.

Nel 1996, nel 2000 e nel 2006 episodi di grave inquinamento sono stati puntualmente segnalati e denunciati alle autorità competenti: in tutti i casi gli accertamenti e i primi interventi sono stati assicurati dal personale di vigilanza dell’Ente Parchi, che recentemente ha chiesto, tramite il proprio direttore, l’attivazione di un tavolo di lavoro tecnico finalizzato ad  una più precisa definizione dei problemi di funzionamento del sistema stesso ed alla conseguente individuazione di credibili e coerenti soluzioni.

Già, perchè, come ben ha scritto il presidente dell’Ente Parchi nel luglio scorso, al verificarsi dell’ennesimo “inconveniente”, “benchè la società di gestione degli impianti abbia a suo tempo prospettato miglioramenti tecnici ed organizzativi si registra, di fatto, una situazione incompatibile con l’esistenza di un Sito di Importanza Comunitaria, ai sensi della direttiva “Habitat” - 92/43/CEE (e, da qualche tempo, anche della direttiva “Uccelli” - 79/409/CEE).

In occasione dell’ultimo confronto, tenutosi presso gli uffici della Provincia di Novara nel gennaio scorso, la Direzione dell’Ente Parchi ha chiesto espressamente:
a) l’attivazione di più efficaci meccanismi/procedure per assicurare il mai verificato “pronto intervento” della società di gestione, in caso di guasto degli impianti;
b) un più efficiente controllo dei livelli raggiunti dai reflui nelle stazioni di pompaggio;
c) l’eliminazione di uno scarico di “troppo pieno” non autorizzato ed improprio.

Come suol dirsi: chi vivrà, vedrà!

Ma... chissà se i “profondi” sperimentatori della vita di lago contattati da “Novara Oggi” si riferivano a questi fenomeni, alludendo ai mali del canneto?

Massimo Grisoli

 

 

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