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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 49 (aprile - giugno 2007)


La festa del C.S.M.

Nella prestigiosa cornice di Villa Giulia, a Pallanza, il 3 febbraio scorso si sono celebrati i primi cinque anni di attività del Centro Studi sulle Migrazioni di Fondotoce.

 

Il convegno organizzato dall’Ente Parchi a Villa Giulia, lo scorso febbraio è stato un prezioso momento di divulgazione sulle attività di inanellamento degli uccelli che migrano tra l’Africa e il Nord Europa.

Fernando Spina, dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (INFS), ha esordito confermando ai presenti che i cambiamenti climatici non sono una favola da “ecoterroristi”, ma un fatto, documentato anche dagli studiosi presenti al convegno. Gli uccelli, più di altri animali, da sempre suscitano interesse e meraviglia. Per questo motivo sugli uccelli esistono serie di studi che vanno molto indietro nel tempo e che sono utilizzabili per trarne indicazioni di carattere ecologico, nonchè climatico. In particolare, gli uccelli migratori risentono dei cambiamenti di clima e di politiche in più di uno Stato: possono quindi trasportare un segnale da un luogo ad un altro ed innescare reazioni a catena anche a notevole distanza dal luogo della perturbazione iniziale. I codirossi, per fare un esempio, sono in declino in tutta Europa per via dello sfavorevole clima africano, mentre i cormorani sono in aumento in Italia, dove vengono a svernare, perchè nei luoghi di cova (in Nord Europa) le colonie vengono protette. Spina è quindi passato ad esporre la situazione dell’inanellamento scientifico in Italia. Nei vari centri italiani operano circa 400 inanellatori e 300 aspiranti, capaci di dedicare alla scienza 25.000 giornate di lavoro all’anno, molte delle quali offerte volontariamente, ma con accuratezza professionale. Grazie al loro lavoro l’INFS dispone di un database di oltre 4 milioni di dati di catture, georeferenziati, che saranno esposti nell’atlante nazionale delle migrazioni, di prossima pubblicazione. La mole di dati raccolta ha permesso, ad esempio, di incrociare i dati dei focolai di aviaria nell’Europa dell’Est con le rotte dei migratori che avrebbero sorvolato il nostro Paese per individuare le zone in Italia che avrebbero potuto essere esposte al contagio.

Roberto Lardelli, ha presentato l’attività ornitologica  delle Bolle di Magadino, area protetta svizzera e partner dell’Ente Parchi Lago Maggiore nel progetto Interreg. Lardelli ha parlato dei diversi schemi di migrazione: in autunno alcune specie costeggiano il lato nord delle Alpi, da est a ovest, mentre i migratori a lungo raggio si portano in quota e attraversano le montagne in direzione nord-sud. I migratori a corto raggio si posano nelle valli, durante le giornate di cattivo tempo.
La peculiarità degli studi svolti alle Bolle di Magadino è che i dati dell’inanellamento sono integrati da dati ecologici, cosa che ha permesso di trovare correlazioni tra specie, momento dell’anno e uso di habitat differenti. Questi studi consentono, fra l’altro, di  programmare degli interventi che favoriscano le specie in difficoltà.

Di questo tema ha parlato anche Sergio Fasano, presentando un’esperienza legata alla gestione naturalistica della Palude di San Genuario (VC). La riserva era originariamente un allevamento ittico, poi abbandonato. Le vasche, non più rifornite di acqua, hanno iniziato a prosciugarsi e sono comparsi alberi ed arbusti secondo la naturale sequenza dell’interramento e chiusura dell’ambiente. Contemporaneamente sono diminuite le specie legate all’acqua e aumentate quelle tipiche dei boschi. Gli interventi di gestione, come la costruzione di canalette per consentire all’acqua di raggiungere naturalmente una parte delle vasche interrate e il taglio di alberi e arbusti, hanno favorito il ritorno delle specie d’acqua.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle dinamiche delle popolazioni naturali sono stati trattati anche da Alberto Boto della stazione ornitologica della Palude Brabbia. Durante gli inverni nevosi alcune specie venivano contenute naturalmente dai fattori climatici, tipicamente si osservava un calo numerico nelle popolazioni di specie che si nutrono a terra. In mancanza di neve, queste specie prosperano a danno di altre.
Boto ha poi trattato le successioni di specie che si avvicendano contemporaneamente al progressivo interrarsi del canneto: Cannareccione e Tarabusino, tipici del canneto aperto, lasciano spazio alla cannaiola (tipica del canneto chiuso) fino all’arrivo della cannaiola verdognola e del forapaglie, quando il bosco inizia ad invadere il canneto. I cambiamenti climatici, causando siccità, stanno affrettando la successione. Boto ha concluso il suo intervento sottolineando la gravità di alcuni problemi determinati dalle invasioni di specie esotiche, che minano la biodiversità. Un episodio localmente devastante avvenne nel ‘95, quando un commerciante ebbe la malaugurata idea di liberare in natura i suoi uccellini invenduti: oggi intorno alla Palude Brabbia si trovano colonie di paradoxornis (un passeriforme cinese) e altri uccelli esotici, naturalizzati, che non dovrebbero esserci.

A conclusione del convegno è intervenuto Marco Bandini, affettuosamente riconosciuto e acclamato come “il padre di tutte le passerelle”. Bandini, oltre a presentare i dati della pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto “Interreg”, ha ricordato che gli stessi sono proporzionali alle forze dei volontari che si sono avvicendati al Centro Studi, volontari che sono stati calorosamente ringraziati per il lavoro svolto.
Bandini si è poi soffermato sulle cannaiole, di cui Fondotoce ospita la maggior colonia nidificante piemontese. Se ne catturano dalle 1.000 alle 1.300 ogni anno, con una percentuale di ricatture del 10%. Con questi dati è ormai possibile iniziare degli studi di popolazione, che si spera potranno gettare luce sull’ondata migratoria “contromano” che in primavera fa catturare questi uccelli prima nelle stazioni a nord e poi in quelle a sud, contrariamente a quanto accade per le altre specie di migratori.
Il programma della giornata è stato arricchito dalla presentazione in anteprima di un video di notevole qualità, intitolato“Piccole ali, grandi viaggi”, realizzato da Gianni Valente, della cooperativa Arnica di Torino e riguardante le rondini, la specie su cui a tutt’oggi si concentra il maggior lavoro del Centro Studi di Fondotoce.

Francesca D’Amato

 

ATLANTE DEGLI UCCELLI NIDIFICANTI DEL VERBANO CUSIO OSSOLA

Il panorama di conoscenze ambientali, ed in particolare ornitologiche, del nostro territorio sembra improvvisamente animarsi e regalare a studiosi, amministratori, addetti ai lavori e “semplici” appassionati una serie di pubblicazioni dense di dati e dall’alto contenuto scientifico.
Nel mese di febbraio la Provincia del Verbano Cusio Ossola ha infatti pubblicato l’Atlante degli uccelli nidificanti del Verbano Cusio Ossola, che fa parte della bella ed interessantissima collana di Quaderni di Natura e Paesaggio a cura del Settore Ambiente della Provincia.
Il volume, bello da consultare anche dal punto di vista grafico, è un’opera fondamentale per le conoscenze ornitologiche di quest’area del Piemonte; viene presentata la distribuzione delle specie nidificanti nella nostra provincia grazie ai risultati di un’indagine durata dieci anni e che ha visto la collaborazione di un altissimo numero di rilevatori.
Radames Bionda e Lucio Bordignon sono gli Editors di questa pubblicazione ed a loro va riconosciuto senz’altro il merito e l’onere di aver da prima ideato, organizzato e gestito la fase di raccolta dei dati e poi la capacità, la tenacia ed il duro lavoro di gestione, organizzazione e pubblicazione dei dati raccolti.
Questo Atlante, così come la pubblicazione sull’attività di inanellamento nella Riserva del Fondo Toce, hanno in comune due aspetti peculiari: in primo luogo sono entrambi lavori che si avvalgono del contributo di numerosi appassionati, locali e non, che volontariamente hanno partecipato in modo determinante alla loro realizzazione; secondariamente, essendo gli Editors tutti dipendenti di enti parco, mettono in luce l’alta professionalità presente nelle aree protette del nostro territorio.

MB

 

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