Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 50 (luglio - settembre 2007)
Rotiferi ai lagoni
Fauna per occhi nuovi: al microscopio e nella mente...
Ad una prima superficiale osservazione degli specchi d’acqua presenti all’interno del Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago potrebbe sembrare che questi ambienti siano frequentati solamente da anatre, qualche airone cinerino, esseri gracidanti e velocissime libellule, ma se ponessimo maggiore attenzione noteremmo come le acque dolci sono generalmente ambienti ricchi di vita, soprattutto se si considerano i molti gruppi di invertebrati presenti in esse.
Dal punto di vista chimico-fisico si possono riconoscere due tipologie di acque dolci continentali: le acque correnti o lotiche e le acque ferme o lentiche. Nelle acque correnti sono presenti molti piccoli animali che vivono a contatto con il fondo, come moltissime larve di insetti, quali tricotteri, efemerotteri, plecotteri, e vari ditteri; nelle acque ferme, come lo sono le varie zone umide presenti all’interno dell’area protetta, invece diventano più abbondanti animali che nuotano nella colonna d’acqua, come crostacei copepodi e cladoceri. Oltre a questa fauna di animali visibili, esistono inoltre moltissimi animali assai meno noti, più piccoli di un millimetro, che non si riescono a riconoscere ad occhio nudo, ma che diventano un mondo a parte se osservati al microscopio. Una delle prime persone a poter vedere questo fantastico mondo invisibile, composto da rotiferi, gastrotrichi e tardigradi è stato Antony van Leewenhoek, padre di tutti i microscopisti.
Gli esseri viventi di questo mondo invisibile appartengono alla cosiddetta microfauna e hanno dimensioni veramente ridotte, tanto da essere in assoluto i detentori del record di animali più piccoli presenti sul nostro pianeta (fino a pochi millesimi di millimetro); essi sono addirittura più piccoli di molti organismi unicellulari come le amebe e i parameci ma nonostante questo, sono veri e propri animali, formati quindi da organi e tessuti, con migliaia di cellule e dotati praticamente di tutti gli apparati che conosciamo svolgere le funzioni vitali in ciò che consideriamo comunemente appartenente al regno animale. Tra i rappresentanti tipici di questa microfauna vi sono i tardigradi, buffi animaletti simili a piccoli orsetti acquatici con tante zampe, i gastrotrichi, spinosi piccoli vermi piatti che strisciano sulle ciglia ventrali, i nematodi, minuscoli vermi cilindrici che si agitano di continuo, ed infine i rotiferi, in assoluto il gruppo più diversificato nelle forme.
I rotiferi sono principalmente filtratori: si nutrono di batteri, alghe cellulari, o detrito organico in sospensione convogliati verso la cavità orale grazie alla corrente creata dalle ciglia disposte a corona intorno all’apertura boccale. Ma nelle oltre 2000 specie note vi sono anche degli efficientissimi predatori in grado di inseguire le prede rintracciandole grazie al loro fiuto o stando fermi in attesa che la malcapitata vittima passi nelle vicinanze per poter essere afferrata con un rapido scatto di un lungo imbuto posizionato sull’estremità orale dell’animale. Altri ancora sono specializzati nel forare cellule vegetali e succhiarne il contenuto; infine poche specie sono parassite di altri invertebrati e vivono all’interno della cavità digerente o nei liquidi circolanti di lombrichi acquatici e molluschi.
Nelle acque del Parco dei Lagoni i rotiferi sono molto comuni, soprattutto lungo le rive degli stagni in mezzo alla vegetazione e raccogliendo un piccolo campione di acqua è possibile osservare al microscopio decine di specie diverse. Non sono ancora mai state svolte indagini approfondite per un censimento esaustivo della diversità dei rotiferi ai Lagoni, ma le prime indagini (condotte dall’Università di Milano) hanno trovato molte specie interessanti, proprio grazie alla qualità e alla varietà di tipologie di stagni presenti nel parco.
La particolarità di alcuni rotiferi, appartenenti al gruppo degli Bdelloidei, è che si riproducono esclusivamente per partenogenesi e sono rappresentati solamente da individui femminili. Basandosi su calcoli a livello di DNA e accumulazione di mutazioni alcuni studiosi hanno potuto dichiarare che questo particolare gruppo di animali non attua scambi di geni mediante sessualità da almeno 100 milioni di anni, ma nonostante questa apparente limitazione si possono considerare animali di successo presenti sul nostro pianeta da epoche assai remote. Da un punto di vista evolutivo la possibilità di avere scambi genetici tramite la riproduzione sessuale assicura alla specie quella necessaria variabilità che garantisce la sopravvivenza a lungo termine davanti ai mutamenti ambientali; i rotiferi quindi rappresentano con la loro lunga presenza sulla Terra uno scandalo evolutivo, in parte ancora avvolto nel mistero. I rotiferi bdelloidei sono in grado inoltre di andare a secco e sopravvivere in qualsiasi stadio della loro vita, come uovo e come adulti. Gli animali disidratati, anidrobionti, dormienti, funzionano da propaguli per colonizzare nuovi territori: basta mettere un secchio con un po’ d’acqua in giardino, per essere sicuri che nel giro di poco tempo qualche bdelloideo “a secco” arriverà portato dal vento e, appena entrato a contatto con l’acqua, si sveglierà dal suo stadio di dormienza e inizierà a cercare inesorabilmente cibo da filtrare.
I rotiferi Monogononti, di cui si conoscono circa 1800 specie, hanno invece la capacità di generare un particolare embrione chiamato uovo duraturo, in grado di arrestare il suo sviluppo a 40-100 cellule e di sopravvivere a disidratazione e cambiamenti ambientali di natura chimica e fisica. Queste uova durature si accumulano sul fondo di laghi nei sedimenti e formano un “resting bank”, un magazzino di scorta pronto a ricolonizzare l’ambiente anche parecchi anni dopo non appena le condizioni ambientali diventino favorevoli. Queste stesse uova durature possono venire disperse dal vento o da uccelli acquatici, rimanendo attaccate alle loro zampe.
Altre particolarità dell’essere un rotifero riguardano invece il meccanismo con cui riescono a sopravvivere alla mancanza di acqua: generalmente quando l’acqua evapora, le cellule si rompono, perchè la membrana che le delimita non è più tenuta assieme dai legami che l’acqua sosteneva. I rotiferi (come alcuni nematodi e tardigradi) producono delle molecole “protettrici”, tipo trealosio o alcune proteine, in grado di mettersi al posto dell’acqua nei legami in modo da mantenere intatta la cellula. Quando l’acqua ritorna, questo liquido si rimette al suo posto e il gioco è fatto: l’animale può tornare a vivere come se niente fosse successo! Va infine sottolineato come le conoscenze relative alle peculiarità di questo gruppo di animali abbiano importanza anche nel campo medico applicativo in quanto si sta cercando di utilizzare le molecole sintetizzate da alcuni rotiferi per disidratarsi e non perdere le funzioni vitali, al fine di produrre sangue liofilizzato in grado di mantenersi a lungo nel tempo.