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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 51 (ottobre - dicembre 2007)

In questo numero troverete:



E se i Lagoni scomparissero?

Brusca accelerata nella tendenza evolutiva degli ambienti del Parco


Chi segue da tempo le vicende del parco naturale dei Lagoni di Mercurago e magari ha avuto anche la pazienza di leggere alcune delle pubblicazioni che lo riguardano, si stupirà forse meno di altri alla notizia che i Lagoni rischiano l’estinzione.
Da almeno tredici anni si va evidenziando, da parte nostra, come sia facilmente verificabile la teoria per cui le zone umide del parco sono, per propria natura, destinate al progressivo interrimento e quindi ad evolvere in praterie e poi in arbusteti e boschi.
Alla base del fenomeno sta la natura geomorfologica dei Lagoni, ben indagata in un recente studio, affidato dall’Ente Parchi ad un gruppo di esperti.
Le zone umide a noi tanto care, cioè, sono poco più che delle enormi pozzanghere, che a malapena possono beneficiare di apporti d’acqua da una falda molto superficiale e limitata; la loro sopravvivenza è legata a doppio filo alla quantità e alla distribuzione delle piogge, in rapporto, ovviamente, agli altri principali parametri di valutazione dell’andamento climatico (temperatura, pressione, umidità, irraggiamento, vento) e quest’ultimo, nel periodo considerato, mostra delle innegabili “anomalie”.
Detto questo, nessuno di noi era riuscito ad immaginare, fino ad oggi, un’involuzione talmente rapida delle zone umide del parco da determinare lo stato che viene documentato nelle pagine di questo “Martin Pescatore”.
Evidentemente con l’acqua sono scomparse quasi tutte le specie della flora acquatica e palustre di pregio e il fatto che esse siano comunque sopravvissute a più di diecimila anni di evoluzione ambientale è una consolazione molto parziale: nessun esperto, allo stato attuale, è in grado di prefigurare il destino degli stagni e delle paludi dei Lagoni, con il loro corteggio floristico e faunistico specifico.
E il bosco? Se Sparta piange, Atene non ride, dice il proverbio!
Rileggiamo il Martin Pescatore dal n.36 in poi e andiamo più spesso a spasso per il parco con il naso all’insù e ci accorgeremo di quanto il deperimento della componente forestale vada manifestandosi, con sempre maggiore evidenza: trombe d’aria, defogliatori, bostrichi, carenze idriche, ozono in questi ultimi anni la fanno da padroni, a quanto pare. E noi sappiamo bene che non basta “ripiantare”!
Pur non escludendola, non siamo per ora in condizioni di scegliere una strategia di tipo “interventista” per riportare l’acqua laddove non sembra più accumularsi: in Ecologia spesso l’interventismo non paga affatto, anzi …
Non è detto che l’ultimo dono dei Lagoni di Mercurago non possa essere proprio la conoscenza degli effetti del loro evolvere così rapido, nell’arco di un trentennio che li ha visti amati forse come non mai.
Noi riteniamo di dover continuare a “camminare e cercare”, perchè spesso, svoltato l’angolo del sentiero, si trova una sorpresa…

                                                                                                         

Massimo Grisoli



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