Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 51 (ottobre - dicembre 2007)
Una vicenda esemplare
Il "Golia" Autostrade S.p.a. incappa nel "Davide" della piccola riserva del Fondo Toce: ne scaturisce una piccola storia a lieto fine
Ogni tanto capita di riportare fatti che fanno venire in mente la famosa frase “un altro mondo è possibile”. Quelli che vi racconto in queste righe sono accaduti alla fine dello scorso inverno, nella riserva del Fondo Toce. Non so se è noto, ma in quella riserva, per uno dei tanti capolavori di programmazione territoriale cui siamo abituati, è compreso un tratto dell’autostrada Genova-Gravellona. Piccolo, per carità, un chilometrino o poco più: sufficiente però perché già un paio di volte, nei 17 anni di esistenza della riserva, ci siano state “incomprensioni” nella gestione del verde pertinente il tracciato autostradale. Questa volta le cose sono finite bene.
I fatti sono semplici: a fine inverno Autostrade S.p.A. decide di fare una bella “potatura di massa” agli alberi che costeggiano il tracciato, tra Baveno e Domodossola. Il modo più veloce e conveniente è utilizzare una macchina dotata di lame rotanti, che passando sull’autostrada taglia via tutto quello che si trova a una certa distanza.
Secondo un criterio “normale”, che è quello di valutare costi e benefici di ogni azione, va bene così. La macchina “rotante” va e taglia. Secondo il criterio che si usa in un territorio ben gestito (non è necessario che sia “protetto”), e che è quello di annoverare fra i costi anche quelli ambientali, c’è un problema grave: una potatura fatta a quel modo non permette di applicare accorgimenti tecnici che riducono al minimo il danno all’albero, come evitare di lasciare sbrecciature, monconi, ferite troppo ampie, ecc. Sono accorgimenti che prevengono il deterioramento dell’albero nel medio e lungo periodo e dunque, in definitiva, utili anche alla sicurezza. Da Baveno a Domodossola, invece, è tutto un fiorire di quelle magagne descritte prima: monconi lasciati lì, sbrecciature, capitozze, ecc..
E qui cominciano le “cose dell’altro mondo”: “quelli del parco” se ne accorgono, il guardiaparco contatta “quelli dell’autostrada”, questi arrivano con i tecnici della ditta incaricata dei tagli, si parlano, si capiscono, analizzano le prospettive: o le cose rimangono così e ad Autostrade vengono comminati circa 2.500 euro di sanzioni (24 a pianta, si fa presto!), oppure la ditta manda due operai con le motoseghe, issati col cestello, che rettificano tutti i tagli. La prima soluzione non interessa a nessuno, la seconda significa una settimana abbondante di lavoro, ma si può fare.
La settimana successiva arrivano gli operai col cestello e le motoseghe e inquadrano coi guardiaparco le modalità di intervento. Dopo la prima giornata di lavoro, di nuovo si verifica insieme la correttezza delle modalità adoperate: c’è da aggiustare un pochino il tiro, ma va abbastanza bene. Dopo una settimana, i responsabili della ditta comunicano che l’intervento è quasi terminato: prima di portar via mezzi e uomini vogliono sapere se va bene così. Tempo qualche giorno, i guardiaparco vanno e verificano: ottimo lavoro! La faccenda è chiusa.
A cosa si deve questa specie di miracolo? Secondo me a più cose: l’attenzione di “quelli del parco” e la loro abitudine a non “lasciare andare”, l’intelligenza e la disponibilità di Autostrade, il buon senso e la competenza di tutti gli intervenuti, l’esistenza di norme abbastanza precise che vengono rispettate e fatte rispettare. Certo, il risultato migliore sarebbe che d’ora in poi chiunque, e dovunque, usasse lo stesso criterio nel programmare “potature di messa in sicurezza”: ma questa sarebbe davvero una cosa dell’altro mondo…