Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 52 (gennaio - marzo 2008)
Biocarburanti, clima e interessi di parte
In quasi tutto il mondo si incentivano i carburanti fatti a partire da mais, colza, girasole, canna da zucchero, cellulosa, eccetera per mitigare i cambiamenti climatici. Si dice che bruciando biocarburanti si ributta in atmosfera la CO2 che le piante hanno usato per crescere.
Sarebbe vero se le piante saltassero da sole nel serbatoio e si trasformassero da sole in benzina. Invece le piante vanno coltivate (usando trattori, mieti-trebbia, vibrovagli, fertilizzanti e pesticidi), vanno lavorate (trasporto e fabbriche, con smaltimento scarti e reflui), vanno distribuite (trasporto e pompe di benzina) e quindi il conto sballa. C’è anche un problema morale: un veicolo mangia biocarburanti come 12 persone. Chi prima coltivava piante commestibili ora inizia a coltivare quelle combustibili e l’aumento della domanda ha già fatto salire i prezzi (300% per le tortille di mais in America Latina). Chi ha una macchina, ha i soldi per comprare mais in forma di etanolo e non ha il problema di sfamarsi. Jean Ziegler, della commissione diritti umani delle Nazioni Unite, ha chiesto di rimandare di 5 anni l’introduzione dei biocarburanti ottenuti da generi alimentari.
Il mercato dei biocarburanti, con il numero di auto circolante in costante aumento, è un mercato che promette guadagni sicuri. Coldiretti, che vuole coltivare biocarburanti, questo autunno ha negato il nesso di causa effetto tra aumento della produzione di biocarburanti e aumento dei prezzi di pane, pasta e prodotti di animali alimentati a cereali (latte, carne e formaggi). Per Guido Barilla (della omonima casa produttrice di pasta) sono stati il clima, che ha ridotto il volume e la qualità dei due ultimi raccolti, e la politica di sussidi di Bush a “costringerlo” ad aumentare del 15% i prezzi dei suoi prodotti nell’ultimo anno.
In Europa questa situazione ha causato un cambiamento della politica agricola comunitaria riportando ad uso produttivo i terreni che erano stati lasciati a riposo. Terreni di cui Madre Natura aveva beneficiato assai, specialmente quelli in ambienti difficili per i selvatici (pianure coltivate, industrializzate e abitate). Ai tropici questa situazione potrebbe portare al taglia e brucia per convertire foreste in campi.
Coldiretti preme per vincolare i finanziamenti per i biocarburanti all’origine nazionale delle coltivazioni. Questo, pur riducendo l’impatto dei trasporti transoceanici e i rischi per le foreste pluviali, va a spese della resa energetica perché le piante da cui si ha il massimo rendimento energetico, sfortunatamente, da noi non crescono. Altro problema, da noi i suoli sono in via di sterilizzazione e desertificazione da anni. In Pianura Padana le coltivazioni si reggono quasi solo grazie ai fitofarmaci perché i nutrienti naturali del terreno sono stati dilavati.
Non essendo coltivazioni destinate al consumo alimentare, non ci sono limiti alle quantità di pesticidi, diserbanti e fitofarmaci sul prodotto finale. Il presidente brasiliano Lula, per vendere anche agli ambientalmente sensibili europei il suo etanolo, ha annunciato che intende certificarne in senso ecologico la filiera. L’Italia con l’ENI vuole diventare il principale distributore in Europa di biocombustibili. L’accordo firmato tra ENI e la brasiliana Petrobras prevede coltivazioni in Angola, sintesi di bioetanolo e biodiesel nelle raffinerie Eni di Livorno ed esportazione dei biocarburanti in tutta Europa.
Abbiamo visto come climaticamente, ecologicamente ed energeticamente i biocarburanti non convengano. Ora immaginate un mezzo di trasporto futuristico che fa il pieno da solo, trasforma i vegetali locali in biocarburanti in modo biologico e, in città , va veloce quanto una macchina o una bicicletta. Esiste e si chiama cavallo.