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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 53 (aprile - giugno 2008)

 


E il pattinar m'è dolce, in questo lago

Applicando il regolamento di fruizione del parco, che consente la chiusura temporanea di parti del territorio per motivi di tutela, quest'inverno l'Amministrazione dell'Ente ha vietato l'accesso al Lagone gelato .

 

E così è successo. Non se l’era immaginato mai nessuno, nemmeno amministratori e dipendenti dell’Ente Parchi, e invece ci si è dovuti arrivare: l’accesso al Lagone ghiacciato è stato vietato. Va detto che in realtà l’accesso a tutta l’area del Lagone è già vietato dallo stesso regolamento, che prevede però una deroga automatica, per il pattinaggio, in caso il lago geli. E’ questa deroga che l’Ente Parchi ha sospeso, poco prima del Natale scorso e fino a nuovo ordine.

Come mai si è arrivati a tanto? E’ presto detto. Negli ultimi anni, l’acqua del Lagone è progressivamente scesa di livello, tanto che una fascia di alcuni metri, tutta attorno allo specchio d’acqua, è ormai costantemente emersa.

Fino a qualche anno fa, quando il Lagone gelava, le parti vitali della vegetazione spondale rimanevano protette sotto il ghiaccio, che arrivava a coprire le rive, cosicché si poteva passare direttamente dal ghiaccio ai terreni asciutti, dove la vegetazione è diversa e meno vulnerabile. Oggi non è più così: tra il ghiaccio e i terreni asciutti la vasta fascia occupata dalla vegetazione tipica delle zone umide rimane scoperta e vulnerabile. La frequentazione di tale area è quanto mai deleteria: scarpe e pattini danneggiano parti vitali superficiali, compattano il terreno, favoriscono la diffusione di semi provenienti dai terreni asciutti. Insomma, in poco tempo, la delicata vegetazione di riva rischierebbe di scomparire, soppiantata da specie più comuni, spesso invasive e non originarie delle nostre zone.

Non sono i pattini sul ghiaccio ovviamente a creare problemi, ma tutto l’“indotto” che, come si sa, accompagna gli indomiti pattinatori: persone a passeggio, bambini che giocano, cani, anche se al guinzaglio, ecc. ecc..

Così l’Amministrazione si è trovata di fronte al dilemma: sacrificare il fine istituzionale della “tutela dell’ambiente protetto” o quello, altrettanto istituzionale, della “fruizione del territorio, anche a fini ricreativi”? Messo così, purtroppo, il dilemma si risolve subito: il danno per la “ridotta fruizione” sarebbe parziale e soprattutto reversibile. Il danno ambientale, con la scomparsa di micro-ambienti caratteristici, sarebbe irreversibile.

E salvare capra e cavoli, dirà qualcuno? Limitare l’accesso ai soli pattinatori e solamente all’area ghiacciata? Ovviamente è quello che l’Amministrazione ha pensato inizialmente di fare, scontrandosi però subito con diversi problemi.

Innanzitutto, individuare un preciso punto di accesso al lago avrebbe costituito un’assunzione di responsabilità da parte dell’Ente circa la sicurezza e la praticabilità di tale accesso, con conseguente possibilità di gravi contenziosi nel malaugurato caso che il Pinco Pallino di turno cadesse e si rompesse il naso, a causa di una crepa nel ghiaccio o di un legno affiorante. In secondo luogo, come segnalare i limiti da non superare? Costellare tutto il lago con paletti, cartelli
e magari nastro bianco-rosso, come ha suggerito qualcuno? Forse, ma con una serie di controindicazioni. I segnali
avrebbero dovuto essere posti in punti che fossero rimasti accessibili anche una volta sciolto il ghiaccio e ammorbidito il terreno fangoso, per poter essere recuperati. I guardiaparco avrebbero dovuto rimanere quasi continuativamente nei pressi di quella zona, per evitare i prevedibili sconfinamenti. Non ultimo: sarebbe stato giusto che quei fruitori (che sono la maggioranza) cui non interessa tanto salire sul ghiaccio, quanto godersi la suggestione del paesaggio magico del Lagone d’inverno, avessero dovuto subire la vista di un tale “recinto”, tipo cantiere stradale?

Insomma, le diverse soluzioni richiedevano di essere ben soppesate. Nel frattempo, più urgente di tutto, si poteva solo evitare il danno con la sospensione dell’accesso. E così è stato fatto. Era appena prima di Natale. Il Lagone è rimasto gelato e pattinabile solo fino a poco dopo il capodanno. Dopodichè non valeva più la pena fare altro.

Qualcuno obietterà che però la siccità del Lagone era visibile già l’anno scorso, si sarebbe potuto pensare a qualcosa prima! Forse sì. Ma nella percezione un po’ di tutti il calo del lago era associato al rialzo delle temperature, oltre che alla siccità, per cui si ipotizzava: resterà basso e non gelerà più, o quasi, e se gelerà sarà perché il clima sarà “rinsavi-
to” e allora avrà anche piovuto! La natura, come spesso accade, ha smentito l’assioma apparentemente logico. Non ha piovuto tanto, ma in compenso ha fatto freddo. Il lago è rimasto basso, però è gelato. La riflessione dunque andrà ripresa prima del prossimo inverno!

Intanto però si possono fare alcune osservazioni sugli esiti del divieto. Innanzitutto la paventata “sommossa” popolare non c’è affatto stata, anzi: accanto alle voci di disappunto di alcuni c’è stata l’accettazione dei più e addirittura l’apprezzamento di non pochi. Alcuni hanno protestato, mossi da un comprensibile coinvolgimento emotivo per una pratica che affonda le radici nei ricordi d’infanzia di molti di noi, altri invece hanno formulato obiezioni più ragionate, inseribili nel quadro della valutazione di scelte possibili cui ho accennato.

Naturalmente molta della stampa locale ha cavalcato più o meno disinvoltamente la notizia, in alcuni casi sperando di sollevare polveroni. Novara Oggi, che ha avuto purtroppo il “vizio” di usare, in passato, titoli denigratori per articoli che nel contenuto non lo erano, ha presentato come polemica la lettera di un cittadino che era invece civile e ragionevole. Lo stesso giornale si è poi riscattato presentando i commenti di altri cittadini, che nella stragrande maggioranza hanno dimostrato di ben comprendere le ragioni del divieto. Lo stesso si evince dai rapporti quotidiani dei guardiaparco che hanno registrato i commenti dei fruitori. Fanno davvero sorridere le voci di “combine” con il nuovo palaghiaccio di Colazza, degne delle migliori tradizioni di leggende metropolitane!

Una persona sensibile ci ha scritto “dovremo rassegnarci a far pattinare i nostri figli nei palazzetti, raccontando come leggende i tempi in cui si poteva pattinare nei boschi all’aria aperta?”. La risposta ovviamente è: speriamo di no!
E invece sì, è probabile che sarà così. Come già oggi i nostri padri ci parlano di un mondo scomparso, con campagne, boschi, fiumi puliti e un cielo di stelle che non vediamo più, così faremo noi coi nostri figli, abituati a discariche, polveri sottili, rumori di aerei e strade, fiumi inquinati, montagne che franano, laghi che si ritirano. E se questo avverrà, la colpa sarà un po’ di tutti, di un malinteso significato di progresso e qualità della vita. E sarà anche colpa delle aree protette? Forse, ma non certo perchè troppo protette!


Danilo Vassura



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