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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 54 (luglio - settembre 2008)


La büsa noeva

“... E mi ho dì a tucc che gh’è una büsa noeva; una büsa noeva che ier la gh’era no...”

 

Una vecchia canzone di Gaber introduce il tema di questo articolo: le “buche” sulle piste ciclabili di Fondotoce. In realtà più che buche sono smottamenti delle sponde del fiume. Uno, a monte della ferrovia in sponda destra (spalle alla sorgente), si è formato alla fine di luglio 2007. L’altro, in sponda sinistra, è stato accertato ai primi di ottobre dello stesso anno. Buche o non buche, non si può dire che sian nuove!
E comunque “bisognaria quatàla” cantava Gaber a proposito della sua “büsa noeva”, “se no, porca sidéla, duman l’è lì anca mo…”. E infatti, al momento di stendere questo articolo (fine maggio 2008), le “buche” sono ancora lì.
Perché? Proviamo a capire.
Innanzitutto va detto che le piste ciclabili di cui parliamo sono state realizzate dall’Ente Parchi tra il 1998 e il 2000, grazie a un finanziamento europeo ottenuto su un progetto più vasto che interessava vari enti locali, con capofila il Comune di Verbania. Della loro manutenzione ordinaria si occupa l’Ente Parchi, anche se la pista in sponda sinistra del Toce è fuori dalla Riserva, il cui confine coincide con il livello ordinario delle acque del fiume. Per lo smottamento di luglio, relativamente piccolo, l’Ente Parchi aveva pensato di poter intervenire coi propri due operai, dopo l’estate, una volta ridotto l’impegno nelle manutenzioni ordinarie. Per il momento quel tratto di pista si poteva tenere chiuso, anche perché esiste un percorso alternativo di poco più lungo. Lo smottamento di ottobre invece è parso subito più pericoloso e complicato: era necessario realizzare una vera “difesa spondale”, con tutte le conseguenze del caso. Ci si è rivolti dunque agli altri soggetti interessati, per vedere di unire le forze. Il 29 ottobre il direttore dell’Ente Parchi scrive a: Comune di Verbania, Provincia del VCO, ARPA, Prefettura, segnalando la situazione di pericolo.
Il 22 novembre, non avendo avuto risposte, il direttore riscrive a tutti, mettendo però in testa il Prefetto e limitandosi a ribadire il pericolo per la pubblica incolumità. Il 24 il Prefetto scrive al Sindaco perché si occupi della cosa.
Il 7 dicembre tecnici del Comune e dell’Ente Parchi fanno un sopralluogo insieme.
L’11 febbraio l’ufficio tecnico comunale presenta un progetto definitivo (con planimetrie, sezioni, relazione tecnica, ecc.) e lo manda, per le necessarie autorizzazioni all’Agenzia regionale per il fiume Po e alla Regione Piemonte, settori Beni ambientali e Opere pubbliche.
Per fortuna tutti rispondono subito, o quasi.
A marzo si potrebbe già partire, ma …e i soldi??
Immediatamente disponibili non ce ne sono: bisogna aspettare l’approvazione del bilancio 2007 (che si fa ad aprile) per accertare i residui utilizzabili (considerando che il Comune potrebbe avere altre priorità: interventi urgenti su impianti pubblici, edifici scolastici, viabilità principale ecc.).
Il 22 maggio finalmente il dirigente del Comune, avuti i fondi, può dare l’incarico per i lavori.
Concludendo: a parte qualche “tentennamento” iniziale nessuno è parso negligente, piuttosto si deduce che:
1) anche lavori apparentemente semplici spesso non lo sono;
2) l’ente pubblico, come e più dei privati, non può “far che fare”: le opere devono essere sicure,
a norma e autorizzate dagli enti “tecnici”;
3) i soldi pubblici non si possono spendere “disinvoltamente” ma secondo procedure trasparenti.
Insomma, mentre scrivo le buche sono ancora lì, ma quando leggerete (giugno-luglio) probabilmente saran state “quata’ giò”!

Danilo Vassura



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