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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 54 (luglio - settembre 2008)


Fuoco...fuochino...

L’ecologia ai fornelli fa acqua.

 

In cucina ci sono molti modi diversi per risparmiare energia, ridurre la propria impronta ecologica ed evitare gli sprechi. Alcuni sono relitti di saggezza popolare, buone pratiche in via di estinzione nella società dell’abbondanza, tramandati ormai solo da appassionati del settore. Altri sono innovazioni tecnologiche e ripensamenti del modo di cucinare il cibo che richiedono elasticità mentale e un po’ di diplomazia.

Partiamo dagli spaghetti, il nostro piatto nazionale: c’è chi li bolle in padella, ben distesi, invece che nel pentolone. Così si usa meno acqua per scaldarli, la padella cattura meglio il calore della fiamma (che sfugge meno lungo i lati della pentola) e oltre al gas si risparmia anche il tempo di portare ad ebollizione una massa maggiore di acqua.

Spegnere il fuoco sotto una pentola prima che la cottura sia finita è banale quanto inusuale. La pentola mantiene il calore a lungo ed è possibile, ad esempio, buttare la pasta e spegnere il fuoco. La cottura dura qualche minuto in più in funzione del tipo di pasta, ma il risultato è tranquillizzante: niente colle o spaghetti deformi, solo pasta cotta dall’acqua calda senza uso di gas o di elettricità. Tra i perfezionisti di quest’arte c’è chi raccomanda di usare, oltre al coperchio, un panno spesso da avvolgere intorno alla pentola per non disperdere il calore.

Ho visto stigmatizzare come spilorcio e incompetente gastronomico chi dice di cucinare in questo modo. E’ interessante osservare come le stesse persone che accettano con tranquillità ingredienti diversi per una ricetta, si scaldano al punto di insultarsi quando si parla di gas. Credo che il sottinteso che scatena la reazione sia il giudizio (magari non espresso ma recepito) “tu sprechi gas, tu mandi a rotoli l’universo”. Questi giudizi percepiti mettono sulla difensiva chi ascolta anche se chi parla non li aveva né pensati né pronunciati. E’ un problema di comunicazione assai frequente per chi cerca di convincere qualcun altro ad adottare il suo stile di vita perché dare per scontata la buona fede altrui richiede un allenamento specifico da entrambe le parti.

Evitando divagazioni e tornando al concreto: le pubblicità delle pentole impilabili sono sparite dagli schermi. Ve le ricordate? Invece di scaldare un coperchio si scaldava un sugo o si teneva in caldo un contorno. In compenso ci mandano la pubblicità progresso per insegnarci a mettere i coperchi. Di questo passo tra qualche anno avremo gli spot per non farci lasciare il fornello acceso durante la notte, con la fiamma in stand-by.

Per non sprecare calore, qualche anno fa era stato presentato un forno che si apriva da sotto, con un piccolo ascensore che faceva scendere il piatto di vetroceramica dove si adagiavano i cibi da cuocere. Il senso di questa apertura non convenzionale è quello di mantenere l’aria calda, che essendo più leggera di quella fredda tende a salire, all’interno del forno.

Esistono anche forni che non consumano energia elettrica. Sono in forma di parabole o di serre ben isolate, con una raggiera di pannelli riflettenti per concentrare la luce e trasformarla in calore. I tempi di cottura sono più lunghi e i pannelli devono essere posizionati al sole per funzionare, ma ci si cuoce di tutto, anche il pane. Di solito questi forni vengono usati per la didattica nelle scuole o come gadget per lo sviluppo sostenibile da spedire nei Paesi poveri di combustibile per uso domestico. Da noi le ombre dei condomini sono troppo lunghe, il gas costa troppo poco e la fatica di aspettare è troppa perché si diffondano. Se volete assaggiare qualcosa di cotto in un forno solare, quest’autunno ne esporremo uno alla Festalparco dei Lagoni, che avrà per tema il risparmio energetico e l’energia solare.

 

Francesca D'Amato



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