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MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 54 (luglio - settembre 2008)


Un canneto in vacanza

 

Questa è la storia di un canneto misterioso e vagabondo che ai primi di aprile approdò sulle rive di una bella cittadina piemontese. Il canneto aveva sentito parlare molto bene dell’accoglienza turistica di questa località e infatti trovò subito un ottimo posto dove alloggiare: una zona tranquilla con prati, alberi, una passeggiata pedonale, una pista ciclabile e una meravigliosa vista lago.

Ma forse avrebbe dovuto avvisare del suo arrivo… infatti gli abitanti della zona hanno cominciato subito a guardarlo in modo strano; molti erano semplicemente stupiti e incuriositi dalla sua presenza, altri invece si erano un po’ arrabbiati perché la sua folta chioma bionda ostruiva la visuale alle case in riva al lago.

Parte così la segnalazione alle autorità di tutta la zona; non essendoci mai stato prima un caso simile, è difficile anche stabilire le competenze: a chi bisogna rivolgersi quando un canneto galleggiante di 150 mq va a piazzarsi dove gli pare e senza avvertire? Nel dubbio chiamiamo tutti.

Per stabilire se la posizione del canneto fosse regolare o potesse dar fastidio agli onesti cittadini della zona sono dunque stati interpellati: il sindaco, l’assessore all’ambiente e gli incaricati dell’ufficio tecnico del Comune, i Carabinieri, i Vigili del Fuoco e la Lega Navale, ma l’interrogato non ha lasciato dichiarazioni sulla sua identità, né sulla sua provenienza e neanche sulle sue intenzioni di permanenza.

Ad aggravare la situazione nessuno ha sporto denuncia per smarrimento di canneto e allora, per risolvere il caso sempre più misterioso, sono stati chiamati gli esperti: l'Ente Parchi del Lago Maggiore, il CNR di Pallanza, l'oasi delle Bolle di Magadino in Svizzera, e così si è arrivati a formulare diverse ipotesi.

Le piante che formano un canneto sono delle Graminacee caratterizzate dal possedere un grosso rizoma, ovvero un fusto sotterraneo che assomiglia a una radice, ma presenta anche foglie e gemme. I rizomi delle canne sono fittamente intrecciati tra loro ed è molto difficile separare un pezzo di canento dal resto. In tre piccole porzioni di margine, i rizomi del nostro canneto apparivano come tagliati, e questo ha portato a pensare che il canneto non si fosse staccato da solo dalla sua sponda d’origine, ma che invece qualcuno l’avesse in qualche modo “aiutato”.

Una prima ipotesi attribuiva il distacco a fenomeni naturali, legati all’aumento del livello del lago, ma è stata abbandonata perché i molti cambiamenti di livello avuti negli anni passati non hanno mai dato luogo alla presenza di canneti galleggianti.

Lo spostamento, invece, deve essere avvenuto in modo naturale, l’isolotto è stato trasportato dalle correnti, e probabilmente partendo dalla sponda lombarda, nei pressi di Angera, sembra abbia navigato per circa una giornata prima di arrivare ad Arona.

Mentre gli studiosi si riunivano, telefonavano e ipotizzavano, davanti al nuovo arrivato si fermavano i giornalisti della stampa locale, i passanti con cani e bambini, i pescatori, i cigni, le papere…insomma, un gran traffico per uno che cercava solo pace e relax in una vacanza sul lago.
Così, il canneto decise che era arrivata l’ora di ripartire, e presa la corrente giusta lasciò la sponda, ma, purtroppo per lui, anche il lago era un po’ affollato e infatti sulla sua strada verso la libertà il nostro ospite andò a cozzare contro un paio di barche ancorate poco più in là.

Qualcuno dice di aver visto l'isolotto allontanarsi trainato da una o due imbarcazioni, ma la notizia pare infondata; comunque gli ultimi avvistamenti lo indicano presso i canneti di Dormelletto, pertanto Arona può stare tranquilla e tornare ad occuparsi di turisti meno misteriosi e sicuramente meno ingombranti.

Valentina D'Amato



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