La nuova legge regionale sulla raccolta dei funghi (vedi pag. 5) è l’ennesimo segno del malessere che percorre la Pubblica Amministrazione, a livello centrale e locale, almeno per quanto riguarda la materia ambientale. Una sorta di schizofrenia che conduce alla produzione di disposizioni normative anche severissime su questioni tutto sommato secondarie, per poi “sorvolare” su ben più gravi abusi e speculazioni anche nei territori protetti. Oppure a emanare in pochi giorni una legge ad hoc per poter costruire una strada in un’area protetta dov’era vietato, quando il Piano di gestione di quella stessa area attende di essere approvato dal 1992.
Per altro è ormai una regola che la maggior parte delle norme specifiche delle aree protette, su argomenti diversi, siano superate da norme regionali o statali più severe, che però non sarebbero applicabili nelle aree protette stesse, almeno secondo un certo orientamento amministrativo, in ossequio al principio di “specialità”. Ne consegue che se volete per esempio abbandonare rifiuti sul suolo pubblico, o gironzolare in moto nei boschi, meglio farlo in un’area protetta, dove le sanzioni sono meno severe. Così come se navigate sul Lago Maggiore senza copia del regolamento a bordo vi beccate una multa da 102 euro, mentre se scorrazzate in lungo e in largo nella riserva di Dormelletto, ve ne tocca una da 24.
La tanto celebrata “rete natura”, faticosamente in costruzione perché imposta dalla normativa europea e sulla quale la nostra Regione è in effetti meno in ritardo di molte altre, consiste per ora solo in norme di indirizzo e procedure di valutazione degli interventi che però in nessun caso prevedono l’applicazione di sanzioni o meglio ancora l’obbligo di ripristino per chi non le rispetti.
Così succede che in aree delicate come le nostre riserve a lago, pressate da enormi interessi non sempre legittimi, qualche Comune possa continuare a escludere l’Ente Parchi dalle procedure di rilascio di autorizzazioni urbanistiche, fosse anche per un parere consultivo. E che qualche Provincia possa autorizzare prelievi su un corso d’acqua “minore” (cioè “molto vulnerabile”), anche dopo aver acquisito un parere dell’Ente Parchi che ne evidenziava motivatamente l’inopportunità.
Un consiglio dunque ai fungaioli frustrati: la legge consente la libera raccolta nelle pertinenze delle abitazioni private; costruite dunque una villetta abusiva nel vostro bosco preferito, meglio se in un’area protetta: vi verrà sicuramente condonata, dopodichè raccogliete quello che vi pare!