logo della Regione PiemonteEnte Parchi e Riserve naturali del Lago Maggiorelogo dell'Ente Parchi del Lago Maggiore

_ Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa


MARTIN PESCATORE

Notiziario trimestrale dell'Ente Parchi del Lago Maggiore
Numero 55 (ottobre - dicembre 2008)


Come stanno le querce del parco?

La quercia farnia (Quercus robur) è una specie di elevato interesse naturalistico tipica dell’alta e bassa pianura piemontese, ove costituisce potenzialmente la base della vegetazione forestale planiziale. La buona adattabilità ai luoghi soggetti al ristagno stagionale dell’acqua e a brevi inondazioni fa di questa quercia un albero ben diffuso nel Parco dei Lagoni, con alcuni esemplari che raggiungono quasi un secolo di vita.
Purtroppo, negli ultimi anni, in molti boschi d’Italia (inclusi quelli piemontesi) è stata osservata una generale condizione di sofferenza della farnia e sono stati segnalati casi di deperimento; tale fenomeno rappresenta un problema fitopatologico serio da affrontare nel prossimo futuro e che interessa non solo la farnia ma anche altre specie del genere Quercus.
Il deperimento della quercia, in senso lato, fu segnalato per la prima volta nel 1739 in Germania. Da allora il fenomeno si è progressivamente diffuso in Europa. Tra i vari paesi interessati si ricordano Francia e Belgio, dov’è comparso nel 1921, seguiti nel 1989 da Spagna e Gran Bretagna. La diffusione più intensa del fenomeno si è verificata nella seconda metà del Novecento quando i boschi di querce presenti nell’Europa orientale furono colpiti più volte da episodi locali di morte degli apici dei rami. Le prime numerose segnalazioni del deperimento giunsero dalla Russia nel 1967 e dalla Romania nel 1971. In pochi anni le zone affette dal fenomeno si estesero agli stati confinanti raggiungendo la parte centrale e occidentale dell’Europa durante la seconda metà degli anni ’70 e ’80. In Italia il deperimento è stato osservato per la prima volta nel 1986 su cerro (Q. cerris), roverella (Q. pubescens), farnia e farnetto (Q. frainetto) presenti nel Parco Nazionale del Circeo (Latina). Da quell’anno il deperimento si è esteso all’intero paese.
In Lombardia, dopo ripetute segnalazioni di morte di esemplari dominanti di farnia nel Parco Lombardo della Valle del Ticino, nel 2003 ha preso avvio un progetto di ricerca, denominato DEPFAR, a cura dell’Istituto di Patologia Vegetale dell’Università degli Studi di Milano, volto a chiarire gli aspetti principali del deperimento.
Data tale situazione l’Ente Parchi ha ritenuto di procedere ad una indagine fitosanitaria anche nel Parco dei Lagoni, secondo il metodo e le procedure del progetto lombardo. Nell’ambito del mio tirocinio universitario, coordinato dal professor M. Saracchi, docente di patologia forestale dell’Università di Milano, e dal dottor E. Villa quale referente responsabile dell’Ente Parchi, ho svolto nel 2007 due campagne di rilevamento (a giugno e ad ottobre) in 27 aree di saggio, ciascuna con superficie di 500 m², scelte come rappresentative delle formazioni a querceto del parco. Scopo di tali rilievi è stato quello di raccogliere una serie di dati utili a definire lo stato di salute delle querce.
Durante i sopralluoghi in bosco si è prestata particolare attenzione al riconoscimento di quelli che in letteratura sono definiti come i tipici sintomi del deperimento: il cosiddetto “dieback”, ovvero la morte dell’apice dei rametti e delle branche, e la presenza di rami epicormici, ossia emessi direttamente dal fusto principale. La diffusione progressiva di questi due sintomi comporta la morte della parte esterna della chioma, con riduzione della vegetazione attiva attorno alle branche principali e al fusto. Sempre a carico della chioma si è spesso osservata anche una colorazione verde-giallastra delle foglie lungo il loro margine o localizzata in aree circolari della lamina. Per quanto riguarda i sintomi riscontrabili direttamente sul fusto e alla base delle piante, si è rilevata in molti casi la fuoriuscita di essudati nerastri e in alcune occasioni (principalmente su piante gravemente colpite o morte) il distacco di porzioni di corteccia, la sottostante presenza di micelio fungino e la formazione di carpofori (soprattutto in autunno).
Sulla base dei risultati ottenuti durante il primo anno di monitoraggio, la situazione nel parco si è rivelata nel complesso non particolarmente preoccupante per la diffusione e la gravità del fenomeno. Il passo successivo al monitoraggio sarà quello di calcolare un indice di deperimento, sulla scorta dei dati raccolti, utile al fine di riassumere lo stato di salute delle querce e di confrontare fra loro le diverse stazioni.
Più arduo compito sarà invece quello di determinare le effettive cause del deperimento. Dalle ricerche condotte sino ad oggi è noto che i fattori coinvolti sono molteplici, sia di natura biotica che abiotica. L’andamento sfavorevole dei fattori climatici ambientali, quali temperatura, quantità e distribuzione delle precipitazioni, l’incidenza degli inquinanti atmosferici (in particolare dell’ozono e degli ossidi di azoto) avrebbero il ruolo di alterare la normale fisiologia delle piante, predisponendole più facilmente ad attacchi parassitari. Tra questi ultimi i parassiti fungini, a vari livelli, risultano sovente i diretti responsabili del deperimento. Per questa ragione, oltre ai rilievi di campo, sono stati anche raccolti campioni da sottoporre ad analisi fitopatologiche di laboratorio, al fine di delineare la popolazione fungina presente in relazione alle diverse espressioni sintomatologiche del fenomeno.
L’attività di monitoraggio delle farnie nel Parco dei Lagoni sta proseguendo anche quest’anno: dalle prime elaborazioni dei rilievi eseguiti nel giugno scorso, ancora non ultimate, si è riscontrata in generale una situazione assimilabile a quella dello scorso anno, nonostante un piccolo incremento della diffusione del dieback osservato su quasi la metà delle aree campione. Fortunatamente, dunque, per il momento nessun considerevole peggioramento in atto; tuttavia è indispensabile controllare l’evoluzione del problema, ripetendo annualmente i sopralluoghi in bosco, dal momento che la quercia farnia rappresenta la “spina dorsale” dei nostri boschi ed una sua progressiva scomparsa porterebbe inevitabilmente alla degenerazione di aree già fortemente pregiudicate dalla presenza di specie alloctone infestanti.

 

Testo e foto di Simone Bertolotti

 

Alcune aree di saggio rappresentative dell’andamento del fenomeno.

Alcune aree di saggio rappresentative dell’andamento del fenomeno.



Prossimo articolo
Indice del numero 55
Indice per autori
Altri numeri del notiziario on line


Home - Didattica - Manifestazioni - Visitatori - Piano d'area - Natura - Boschi - Archeologia - Fondotoce - Dormelletto - Mappa