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Piano d'Area

dei Lagoni di Mercurago

ovvero come gestire il territorio del Parco sotto il profilo urbanistico.

Che cos'e'

Il Piano "regolatore" del Parco dei Lagoni, e' formato da tre documenti principali: il Piano naturalistico (ovvero come gestire aria, acqua, suolo, animali e vegetali), il Piano di assestamento forestale (ovvero come riportare i boschi del Parco ad una condizione piu' vicina possibile a quella naturale originaria) ed il Piano d'Area che, ricomprendendo formalmente i primi due (e', di fatto, il "Piano del Parco", previsto dalla legge "quadro" nazionale) tratta piu' specificamente le questioni di carattere urbanistico.

visione aerea del parco. Foto archivio parco Nel caso dei Lagoni di Mercurago, che sono un'area protetta fortunatamente poco "urbanizzata", il Piano d'Area e' particolarmente semplice, ma consente di tradurre in pratica un preciso compito istituzionale, previsto dalla legge istitutiva: "ricostituire l'unita' ambientale e paesistica".

Si tratta, nella fattispecie, di opporre un'efficace azione di risanamento a fenomeni che, anche ai Lagoni di Mercurago, prima dell'istituzione del Parco, si sarebbero potuti affermare a scapito della qualita' dell'ambiente.

La speculazione edilizia fine a se stessa,
incurante dei valori naturalistici, ma anche estetici, che un'area ancora poco sfruttata come quella dei Lagoni custodisce, a beneficio della comunita'. Dal Piano di assestamento forestale del Parco (D.P.G.R. n. 8525 del 3 ottobre 1985), con riferimento alla particella foresatle n. 11, in territorio di Dormelletto: "Un gruppo di sei nuove ed orribili costruzioni lungo il bordo inferiore del versante"
Gli abusi edilizi
Anche ai Lagoni di Mercurago furono praticati in passato, benche' cio' abbia costituito una disdicevole eccezione alla regola.
Il deterioramento dell'ambiente
a causa di un uso del suolo improprio ed illegale (discariche abusive, abbandono di strutture ed infrastrutture, pratiche definite "sportive" come i "fuori-pista" con mezzi motorizzati)
Uno sviluppo disordinato dell'intorno del Parco,
in risposta ad interessi puntuali e particolari, ma con scarsa attenzione ad una programmazione e pianificazione tese a "progettare per il futuro"


Che cosa l'Ente parchi ha potuto opporre e quali azioni potrebbe sviluppare in futuro?


alberi al bordo del lagone. Foto F. D'Amato

Una regolamentazione "ad hoc" degli interventi in campo urbanistico
forte di un'azione di indirizzo e di una parallela efficace vigilanza, consente di armonizzare azioni di recupero, ristrutturazione, manutenzione ed ampliamento.
Dal momento in cui e' approvato il Piano d'area cio' avviene semplicemente tramite autorizzazioni/concessioni di competenza comunale, senza nessun aggravio amministrativo per gli abitanti.
Con l'approntamento di un "repertorio" delle tipologie di interventi e di manufatti ammissibili all'interno del Parco e di eventuali provvedimenti di incentivazione dei proprietari/possessori di immobili tale riqualificazione potrebbe essere ancor piu' rapida ed apprezzabile.
Il recupero e la manutenzione di strutture ed infrastrutture,
dalla trasformazione dell'"ex inceneritore di rifiuti in "casa del Parco", al ripristino ed alla valorizzazione di una rete di oltre trenta chilometri di sentieri in terra battuta, non percorsi da mezzi motorizzati, se non quelli dei residenti e di servizio. Il Piano d'area promuove inoltre il recupero, a cura dell'Ente Parchi, di vecchie piccole strutture dismesse, quali i depositi ad uso agricolo.
Il risanamento di aree degradate,
tramite la rimozione dei rifiuti e di altre eventuali cause di degrado e la promozione di usi del territorio a fini "ricreativi, didattici, scientifici e culturali". Per il futuro si prospettano interventi limitati, ma significativi di "ingegneria naturalistica"
La promozione di una "cultura del territorio",
attenta all'integrazione tra "naturale" e "costruito", tra "protetto" e "sfruttabile", tra il "dentro" ed il "fuori" del Parco.
Cio' e' avvenuto tramite i contributi offerti a tutte le Amministrazioni locali in materia di Pianificazione, soprattutto dell'intorno del Parco. Gli stimoli e le collaborazioni che ne sono derivate sono stati generalmente accettati ed in qualche caso addirittura promossi dai Comuni e dalla Provincia.
Il valore dell'"esperienza Parco" ha ottenuto, col tempo, riconoscimenti importanti, come le recenti proposte del Comune di Borgoticino e di diversi Comuni del Vergante di annettere all'Ente Parchi altri territori protetti.

Piano d'area Storia - Il sistema dei Parchi - Cooperazione - Zonizzazione

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Questa pagina e' stata aggiornata il 30 gennaio 2003
Per maggiori informazioni: info@parchilagomaggiore.it